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Le oil company provano a rimbalzare. E indicano la strada per una lenta ripresa dei titoli value

Secondo gli analisti Eni e soprattuto Saipem sono interessanti per cominciare una graduale rotazione dei portafogli

Gli effetti e le incognite delle mosse dell’Opec sul petrolio

L’apertura di ottava sembrerebbe indicare che i titoli energetici stanno risalendo la china, con Eni e Saipem che provano a reagire dopo il disastro del primo lockdown. Eni, per esempio, ha segnato in giornata un incremento poco inferiore al 7% mentre annunciava il suo ingresso, in qualità di lead partner, in Ocean Energy Europe (OEE), la più grande organizzazione europea per lo sviluppo delle energie dall’oceano. Ma possiamo dire che le oil company stsnno rialzando la testa? “Le performance di Eni e Saipem sono strettamente legate all’andamento del prezzo del petrolio e il rimbalzo osservato negli ultimi giorni ha chiaramente portato giovamento ai due titoli”, spiega Rocco Probo, analista di Consultique Scf.

Tale legame si può dedurre confrontando l’andamento dei due titoli con l’indice generico Stoxx Europe 600 Oil & Gas. Soprattutto per quanto riguarda Eni, dalla metà della scorsa settimana è evidente come l’andamento del titolo segua molto da vicino l’andamento dell’indice generico, pertanto le sue variazioni sono quasi interamente legate all’evoluzione generale del contesto di mercato. Nel caso di Saipem, invece, si evidenzia una sovraperformance da mercoledì scorso di circa il +10% rispetto all’indice di categoria. “Oltre al contesto generale, in questo caso hanno pesato anche i risultati della trimestrale pubblicati lo scorso mercoledì che, pur evidenziando perdite importanti nei primi nove mesi dell’anno dovuti all’impatto del Covid-19 (perdita netta di 1,02 miliardi di euro e ricavi in contrazione del -20,3%), sono stati apprezzati dal mercato”, afferma Probo. In particolare, la trimestrale di Saipem segnala un incremento della liquidità a disposizione e un portafoglio ordini più robusto e diversificato. La dichiarazione resa ieri da Stefano Cao, Ceo di Saipem, alla conferenza Expotech Esrel 2020, va in questa direzione: "Saipem ha sviluppato una sorta di capacità di adattamento all'incertezza e agli scenari in rapida evoluzione in un mondo globalizzato, grazie a un nuovo modello di business e alla diversificazione delle proprie attività, delle aree geografiche in cui opera e del portafoglio clienti", ha detto Cao.

In ogni caso, i conti trimestrali non mutano le prospettive per le due società e in generale per il settore energetico: i titoli sono sicuramente scambiati a multipli attraenti e bassi se confrontati con la media storica o se paragonati ad altri settori, tuttavia la capacità di generare utili per tali imprese resterà ridotta per tutto il 2021. “In un’ottica di medio-lungo periodo si dovrà valutare l’impatto su tale settore e sulle specifiche imprese che lo compongono del tema della transizione energetica, che probabilmente condizionerà strutturalmente la domanda”, aggiunge Probo. Secondo Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA Sgr, la ragione del piccolo rimbalzo di Saipem ed Eni sarebbe un po’ più tecnica, legata cioè al fatto che i gestori sono già molto “corti” su questi titoli. “La maggior parte di loro include già una seconda ondata della pandemia, e guarda al futuro e a un'inevitabile ripresa dell’economia, peraltro già cominciata, per esempio, in Cina“, spiega Amendola. Che aggiunge: “ Il settore oil è la proxy migliore del comparto value, e tra i gestori si fa strada l'idea di una lenta rotazione verso il comparto”.

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