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scenari | M&G

Usa 2020, cosa accadrà all'azionario?

"Trump intende ritirarsi dall'accordo di Parigi delle Nazioni Unite, mentre una vittoria democratica vedrà gli Stati Uniti rimanere firmatari". Il commento di Randeep Somel e Alex Araujo

L’economia Usa vola, ma gli investitori sono dubbiosi sui profitti delle aziende

"È difficile sconfiggere i presidenti in carica. Negli ultimi 44 anni, infatti, soltanto due presidenti (Jimmy Carter nel 1980 e George H.W. Bush nel 1992) non sono riusciti a farsi rieleggere". Il commento di Randeep Somel, equities fund manager di M&G I

È interessante notare che, in entrambi i casi, lo stato di paralisi dell'economia nel periodo delle elezioni è stato visto come il fattore più determinante delle loro sconfitte. L’economia statunitense non è esattamente in salute oggi, ma si è osservato un certo miglioramento.

Secondo i sondaggi degli ultimi mesi, gli americani sembrano fidarsi più dell'approccio di Trump alla gestione dell'economia rispetto a quello di Biden, e questo è significativo – seppure un sondaggio più recente suggerisca che gli elettori statunitensi stiano iniziando a opporsi alle politiche economiche di Trump.

Sebbene i sondaggi abbiano costantemente mostrato Biden in vantaggio su Trump, vale la pena ricordare che Hillary Clinton aveva vinto il voto nazionale alle ultime elezioni, ma aveva poi incassato una netta sconfitta con il voto basato sui collegi elettorali.

Il risultato dipenderà probabilmente da sei stati chiave: Florida, Arizona, Pennsylvania, Michigan, Wisconsin e Minnesota. Trump dovrà mantenere il controllo di Florida e Arizona per essere rieletto. Se riuscirà a mantenerli dalla sua, allora dovrà soltanto vincere in uno degli altri per rimanere alla Casa Bianca.

Le elezioni sono vicinissime ma l'epilogo non è scontato. È vero che Biden gode di una certa popolarità, ma non abbastanza alta in questa fase da farci capire chiaramente se potrebbe vincere o meno. Allo stesso modo, la differenza in questi "swing state" non è tanto significativa da permetterci di supporre al momento che Biden avrà sicuramente successo.

La più grande preoccupazione è quella di svegliarci il 4 novembre e scoprire che non c'è un vincitore ufficiale, il che significa che il processo si potrebbe protrarre per molto tempo e finire alla Corte Suprema. È quello che è accaduto nel 2000, quando il duello Bush-Gore ha portato a un riconteggio in Florida, seguito da settimane di incertezza successive al giorno delle elezioni.

Nel mese di novembre, mentre la nazione attendeva in un limbo, l'indice S&P 500 è sceso dell'8% e si è ripreso solo dopo che la Corte Suprema ha votato a favore di George W. Bush, con Al Gore che è poi uscito di scena a metà dicembre di quell'anno. Dato l'aumento dei voti via posta che richiedono più tempo per essere conteggiati, di quest'anno è possibile una "replica" di quanto visto nel 2000.

Del resto, il prossimo presidente deciderà quale direzione dovrà prendere la più grande economia del mondo, e l'esito potrebbe anche avere un grande impatto sull'approccio del Paese al tema del cambiamento climatico. Trump intende ritirarsi dall'accordo di Parigi delle Nazioni Unite, mentre una vittoria democratica vedrà quasi certamente gli Stati Uniti rimanere firmatari, con l'obiettivo di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050.

Biden ha annunciato un piano climatico che prevede la spesa di 2.000 miliardi di dollari in quattro anni per aumentare in modo sostanziale l'uso di energia pulita nei settori dei trasporti, dell'elettricità e dell'edilizia. La proposta è volta a stimolare la crescita economica e a rafforzare le infrastrutture, affrontando al contempo il problema del cambiamento climatico.

Il futuro delle infrastrutture statunitensi

"La necessità di modernizzare e implementare le infrastrutture statunitensi è uno dei pochi elementi su cui i repubblicani e i democratici sono d'accordo. L'aumento della spesa per le infrastrutture ha avuto un ruolo importante nei pacchetti di stimolo fiscale in tutto il mondo, eppure negli Stati Uniti questo elemento è stato decisamente carente". Il commento di Alex Araujo, infrastructure equity fund manager di M&G.

Le infrastrutture sono una delle principali fonti di occupazione in America, con 17,2 milioni di persone impiegate nel settore. Che si tratti di autostrade e aeroporti o di infrastrutture per l'elettricità e idriche, non c'è dubbio sul fatto che sia necessario un notevole miglioramento in tutta la nazione. Le decisioni di spesa relative alle infrastrutture sono nel complesso regolate dai diversi stati. È dunque compito dei singoli stati amministrare i piani infrastrutturali, sebbene abbiano bisogno di un supporto federale.

Trump ha cercato di stimolare le infrastrutture facilitando il processo di autorizzazione in relazione ai requisiti ambientali. Tuttavia, questo ha avuto un effetto contrario perché la posizione dei governi a livello statale è stata a favore di standard ambientali più rigorosi.

A seconda del risultato delle elezioni, qualsiasi iniziativa infrastrutturale che avrà luogo sarà probabilmente ispirata dalla politica federale. Il settore privato avrà probabilmente un ruolo più rilevante, con l'impiego di capitali privati e di concessioni da parte di vari Stati per la realizzazione di maggiori e migliori infrastrutture – in particolare dove la popolazione è in rapida crescita, come il Texas.

Per quanto riguarda le opportunità e le lacune delle infrastrutture americane nel sostenere la transizione energetica climatica, i servizi pubblici regionali e le imprese private stanno già investendo in opportunità green – anche sotto la presidenza di Trump. Tuttavia, è probabile che una vittoria di Biden porti ad un'ulteriore diffusione delle energie rinnovabili, dato il piano del candidato di costruire "un futuro equo e sostenibile".

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