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Tagliabue (Amundi): «Le opportunità sul mercato azionario ci sono»

Intervista con Cinzia Tagliabue, capo in Italia di Amundi, leader europeo nella gestione del risparmio. "Anche in fasi di ansia generale ci sono comunque buone opportunità da cogliere investendo, alla portata anche dei semplici risparmiatori. I tassi resteranno bassi ancora a lungo e l’inflazione non spaventa più"x

Tagliabue (Amundi): «Le opportunità sul mercato azionario ci sono»


“Il popolo italiano è sempre stato un popolo di risparmiatori, e questo è un dato molto positivo. Ma è importante che questo risparmio trovi poi il modo di essere bene investito, in un circolo virtuoso. E questo da circa dieci anni non accade: un po’ per paura, o semplicemente in attesa di tempi migliori, molti risparmiatori hanno lasciato i loro soldi accantonati sui conti correnti, sempre di più, fino ad arrivare alla crisi sanitaria della scorsa primavera, quando lo stock del risparmio sui conti bancari è ulteriormente e sensibilmente aumentato”: Cinzia Tagliabue, amministratore delegato e direttore generale di Amundi Sgr, nonché deputy head della divisione retail di Amundi mondo, non fa giri di parole: “Chi durante la pandemia ha conservato un reddito - osserva - ha comunque congelato i consumi e aumentato la propria liquidità, che quindi ha raggiunto il record dei 1500 miliardi, di cui oltre 1000 proprio appartenenti alle famiglie. Ebbene: che tanta liquidità venga lasciata lì inerte non è un bene. Sottrae risorse all’economia reale e non genera rendimento per il risparmiatore”.

Ma perché?

L’ultimo sondaggio condotto tra fine aprile e maggio dalla Banca d’Italia  dice che, durante il lockdown, la metà  degli intervistati ha risposto di attendersi un peggioramento della condizione reddituale della propria famiglia nei prossimi 12 mesi, e quindi ha scelto di mantenere i soldi liquidi pensando che ‘potrebbero servire’. Ma questo significa solo una cosa: che manca il concetto della pianificazione finanziaria. 

Come rimediare?

Chi può parlare direttamente con il risparmiatore – banche e  consulenti finanziari – può aiutarli a capire cos’è la pianificazione e ad allocare le giuste risorse per i suoi bisogni di lungo periodo. Per esempio, attraverso la pianificazione previdenziale, chi oggi ha 30 o 40 anni, potrà comprendere la necessità di sottoscrivere forme di previdenza complementare necessarie per colmare il futuro gap pensionistico. L’importante è superare la logica che induce a tenere da parte la liquidità come pura forma di protezione. Non funziona così!

E come dovrebbe funzionare?

Mentre molti italiani tengono i soldi da parte contro gli imprevisti, si dovrebbe diffondere la cultura della copertura sistematica dei rischi dei possibili incidenti. Sottoscrivendo delle polizze assicurative ci si può cautelare da eventi avversi e con la restante liquidità si può quindi pianificare l’investimento finanziario. Dando anche modo agli asset manager di fungere da ponte tra i capitali e l’economia reale, finanziando le aziende meritevoli, permettendo loro di sviluppare i piani di crescita a lungo termine, che per esempio incorporino i valori della sostenibilità, e remunerino bene il capitale ricevuto. 

Cosa dite ai vostri clienti?

Stiamo dicendo che anche in fasi di ansia generale ci sono comunque buone opportunità da cogliere investendo, anche per i semplici risparmiatori. I tassi resteranno bassi, il debito pubblico continuerà a rendere pochissimo ancora per molto tempo, la Federal Reserve ha dichiarato che se anche l’inflazione salisse non farebbe alcun intervento automatico per rialzare i tassi.

E allora?

Allora è possibile e necessario, andare a cercare il rendimento dagli investimenti anche sull’equity, anche in forme bilanciate. E’ vero, non tutti hanno la propensione per investire sull’equity, ma ci sono altre possibiltà offerte ad esempio dai piani di accumulo, ci sono i grandi trend tematici da seguire, la scelta dei settori già ripartiti o di quelli destinati ad essere rilanciati proprio dalle ripercussioni della pandemia, come il digitale. Ripeto: le opportunità sul mercato ci sono!

Per coglierle servirebbe una migliore educazione finanziaria...

C’è tanto da fare, sì, in materia. A partire dalle scuole e dalle università, e non solo per chi fa studi economici ma per tutti, perché il tema del risparmio e degli investimenti devono affrontarlo tutti nella vita. Noi ci impegniamo nelle università erogando ore ed ore di formazione su questi temi. Spieghiamo cosa vuol dire fare asset management, i criteri che si seguono, i piani, gli strumenti. E nello stesso tempo siamo formatori delle reti delle banche e dei consulenti che hanno bisogno di interfacciarsi col cliente, il nostro compito è tenerli aggiornati, sulle strategie dei nostri fondi, sui megatrend, sulla congiuntura. E devo dire che nei mesi della crisi in corso, il  ruolo dei consulenti è riuscito sempre, anche in situazione di lockdown, a spiegare ai clienti che sul mercato si vedeva l’effetto di una crisi esogena, la pandemia, destinata a passare e non di fattori endogeni, di una crisi economica autodeterminatasi. Questo ha permesso che i clienti, a differenza del 2008, non si facessero  prendere dal panico, e non avessero quindi la classica reazione emotiva del vendere tutto d’impulso. Poi il mercato è ripartito andando a nuovi massimi.

Ancora sul tema dell’educazione finanziaria: cosa fate per migliorarla?

Stiamo portando sul mercato, sempre nel quadro dell’attività di formazione per i banker e i consulenti, dei corsi nuovissimi di behavioural finance  (finanza comportamentale, ndr) per aiutare a capire le esigenze dei clienti in una chiave diversa, un approccio innovativo che abbiamo integrato nei nostri processi formativi. Del resto, uno studio commissionato da Assogestioni al Censis dimostra come i comportamenti dei risparmiatori siano diversi in funzione di un’ampia gamma di fattori: gender, residenza, titolo di studio, età, etc. Tutto influenza propensione al rischio e scelte. Tutto incide sull’educazione finanziaria.

Infine, dottoressa: giova lavorare per un colosso come Amundi, di questi tempi?

Be’, in una fase come questa essere in un colosso dell’asset management come Amundi, primo asset manager europeo, fra i primi 10 operatori a livello mondiale  con circa 1600 miliardi di euro di asset gestiti, fa la differenza. Perché sono necessari investimenti sempre più importanti: sulla ricerca, sulle professionalità. La globalizzazione impone di usare tutte le risorse della nostra ricerca, naturalmente anche con i big-data e l’intelligenza artificiale, con una dose importantissima di analisi, integrando le varie piattaforme. Per riuscire a gestire tanta complessità è prezioso avere alle spalle un’azienda che può permettersi di reinvestire risorse importanti con tutta la trasparenza e il controllo del rischio necessari. Veda, nel mondo dell’asset management ci sono tante differenze di qualità nell’offerta che non sempre il risparmiatore finale riesce a notare da solo,  se non gliele fa notare il suo consulente. 

E dunque, con simili premesse, come va Amundi in Italia?

Siamo stati in linea col mercato dove siamo il terzo player, abbiamo tenuto la nostra quota e dunque possiamo essere soddisfatti, visto il contesto difficile.

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