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Banche in prima linea per convogliare i risparmi verso l’economia reale

Giovanni Sabatini, neo vicepresidente di Cbi

Giovanni Sabatini, direttore generale Abi

L’emergenza sanitaria innescata dalla diffusione del Covid-19 ha provocato in tutto il mondo un pesante crollo dell’attività economica, che non ha precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. Se guardiamo in particolare all’Italia, la pandemia ha avuto un impatto molto severo sia sul tessuto sociale che su quello economico. Basti pensare che, nei primi due trimestri di quest’anno, il Pil ha fatto registrare una contrazione congiunturale pari, rispettiva- mente, a -5,5% e a -12,8%.

A partire dal terzo trimestre, tuttavia, si sono iniziati a vedere importanti segnali di ripresa che potrebbero consolidarsi nell’ultimo trimestre del 2020. Ciò non toglie che quest’anno si chiuderà con una significativa contrazione del prodotto interno lordo, stimata dal Governo in una riduzione del 9%, e che per tornare ai livelli pre-Covid ci vorranno anni: almeno fino al 2023. Se queste sono le conseguenze immediate della pandemia, è importante valutarne anche gli eventuali effetti negativi di medio e lungo periodo. La diffusione del Covid-19, per esempio, potrebbe indurre gli agenti economici a ritenere maggiormente probabile il ripetersi di nuovi shock, portandoli così a ridurre, anche nel prossimo futuro, la loro propensione a consumare ed investire, con conseguenti effetti depressivi sul Pil. A contrastare e mitigare questo possibile impatto negativo sui comportamenti delle famiglie e delle imprese, tuttavia, è intervenuta la veloce e decisa risposta delle Istituzioni, italiane ed europee. In questi mesi, infatti, abbiamo assistito al tempestivo intervento dapprima della politica monetaria e dopo delle misure fiscali nazionali a supporto del credito e della liquidità.

Ancora in questi giorni sono invece in discussione i programmi europei da cui si attende la destinazione di ingenti risorse per sostenere la ripresa economica dell’Italia.

Meno vincoli

Vale la pena ricordare anche gli interventi sulla regolamentazione prudenziale bancaria messi in campo dalle autorità di vigilanza, per allentare temporaneamente alcuni vincoli facilitando così la trasmissione del credito all’economia. Questo straordinario sforzo congiunto di tutte le Istituzioni è stato ed è tuttora fondamentale per mitigare gli effetti della pandemia e fa ben sperare che le conseguenze possano essere relativamente contenute rispetto all’entità dello shock, soprattutto se paragonate agli effetti di crisi precedenti come quella finanziaria del 2008. In questo complesso scenario, anche le banche hanno giocato un ruolo cruciale nella gestione dell’emergenza, promuovendo e realizzando, in raccordo con le Istituzioni e gli altri soggetti interessati, una serie di iniziative indispensabili per assicurare il necessario sostegno alla liquidità delle famiglie e delle imprese. Se consideriamo solo gli strumenti principali, ossia le moratorie per rinviare il rimborso dei crediti in essere e i nuovi crediti garantiti secondo gli schemi previsti dalle varie norme, al 22 ottobre le banche hanno trasmesso circa 1,2 milioni di richieste di crediti assistiti da garanzia del Fondo Pmi, per un ammontare di circa 95 miliardi di euro. Per quanto riguarda le grandi imprese, si contano 709 operazioni con garanzie Sace per 15,5 miliardi.

Quanto ai finanziamenti preesistenti, al 2 ottobre le banche avevano ricevuto oltre 2,7 milioni di domande di moratoria, corrispondenti a circa 302 miliardi di prestiti. Lo sforzo messo in campo dalle banche a sostegno dell’economia italiana è stato dunque assolutamente eccezionale e l’intero settore è tuttora fortemente impegnato per supportare con tutti gli strumenti disponibili la ripresa. Proprio guardando alla ripresa e ai possibili scenari post-covid, una voce che in questi mesi non ha subito contrazioni ma anzi ha fatto registrare una crescita  significativa è quella del risparmi degli italiani. L’incertezza nei confronti delle prospettive future che ha segnato i tempi del lockdown e della pandemia, infatti, si è tradotta in una maggiore propensione delle famiglie a risparmiare. Se consideriamo gli ultimi dati disponibili, a settembre 2020 i depositi sono aumentati di oltre 125 miliardi di euro rispetto ad un anno prima, con una crescita dell’8% su base annuale. Nello stesso periodo, anche la dinamica della raccolta complessiva, che comprende le obbligazioni oltre ai depositi delle famiglie, ha fatto registrare un incremento del 6,1%. Senza dubbio la crescita del risparmio a cui abbiamo assistito in questi mesi rappresenta un’interessante opportunità per canalizzare maggiori risorse verso forme di investimento produttive, convogliandole verso l’economia reale. In questo modo, infatti, non solo si contribuisce al sostegno del tessuto imprenditoriale in una fase cruciale per la ripresa dell’economia, ma più in generale si fa crescere la cultura del mercato dei capitali nelle imprese italiane, soprattutto in quelle piccole e medie. Questo tema, negli ultimi anni sta rivestendo sempre maggiore importanza, sia a livello nazionale che a livello europeo. In Italia sono stati sviluppati e incentivati prodotti ad hoc, come i mini bond e i Pir, i fondi specializzati negli investimenti alternativi, che dopo una battuta di arresto, stanno ora tornando alla ribalta. I prodotti di risparmio gestito sono lo strumento più adatto per i risparmiatori che vogliono investire in un contesto come quello dell’economia reale, che ha un livello di rischio fisiologicamente più elevato, ma che tramite la diversificazione tipica dei fondi può essere più facilmente tollerato.

Il ruolo dei fondi 

Se i fondi specializzati, comei Pir, nascono espressamente per convogliare risorse alle imprese nazionali, anche i fondi comuni di investimento tradizionali, così come i fondi pensione, possono giocare un ruolo importante, destinando una maggiore quota dei propri investimenti verso il settore produttivo del paese. In questa direzione, le banche e gli altri intermediari, che sono in prima fila nel rapporto con i risparmiatori, svolgono certamente un ruolo importante: in qualità di consulenti, guidano i propri clienti nello scegliere i prodotti di investimento più appropriati e coerenti con il proprio profilo di rischio. Nel ruolo di advisor, invece, supportano le imprese nell’accesso al mercato dei capitali con l’obiettivo di raccogliere le risorse messe a disposizione tramite tali strumenti.

* Direttore Generale ABI

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