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Giuseppe De Lucia Lumeno "Gli Italiani hanno ancora fiducia"

Giuseppe De Lucia Lumeno  "Gli Italiani hanno ancora fiducia"

Il risparmio è una cartina di tornasole della situazione economica e sociale del Paese. Ed in questi mesi di pandemia è cresciuto: ma è anche stato un salvagente… 

La pandemia ha determinato pesanti effetti sulle famiglie di natura sia reale che finanziaria. La caduta dell’occupazione e dei redditi sta producendo inevitabilmente un’erosione della ricchezza finanziaria e il risparmio è diventato un’àncora di salvataggio che ha contribuito ad arginare la situazione nei primi mesi. Gli italiani hanno dovuto, per forza di cosa, attingere alle risorse messe da parte negli anni. 

I titoli di Stato emessi prima dell’estate hanno avuto un discreto successo... 

E’ la conferma della generosità degli italiani e della loro fiducia nel futuro. Utilizzare il risparmio per finanziare e pianificare le politiche di rilancio della nostra economia, oltre ai positivi risvolti di bilancio,  manifesta il profondo legame del popolo italiano con il suo Paese. 

Gli italiani sono sempre stati considerati ‘formiche’. Basterà a ridurre gli effetti della crisi?

Nel 2016 la storica propensione al risparmio delle famiglie italiane, lentamente e con fatica, aveva ripreso a crescere interrompendo il calo degli anni precedenti. Nel 2019, quella media, era salita al 7,7% malgrado il reddito disponibile delle famiglie fosse cresciuto soltanto dell’1,1% e meno dell’anno precedente. Poi è arrivata la pandemia con il lockdown e tutto è saltato rendendo la situazione molto difficile soprattutto per le generazioni più giovani che, non avendo avuto neanche il tempo per mettere da parte qualche risparmio, subirà le ripercussioni più pesanti.

Servono politiche economiche di impatto...

Concentrarsi sulle prospettive dell’economia italiana è, oggi, la cosa più urgente. I rischi e le incertezze di questa fase richiedono chiarezza sull’orientamento delle politiche economiche. Le ingenti risorse che arriveranno dall’Europa hanno bisogno di progettualità e il sistema bancario sarà un protagonista essenziale per questa nuova “ricostruzione”. Le banche popolari, come hanno già dimostrato nel dare tempestiva attuazione ai provvedimenti sulle moratorie e  sulla liquidità, sono e saranno in prima fila mettendo a disposizione un impegno straordinario facilitato dalla conoscenza e dal legame delle realtà produttive dei singoli territori.

L’assetto del sistema bancario va rivisto?

Quale evoluzione prevede?

Ci potranno anche essere, in un prossimo futuro, processi di aggregazione tra alcune banche ma, per quanto riguarda le Popolari, la strada maestra è stata segnata ed è quella della creazione di consorzi che, del resto, sono nella storia e nel DNA dello stesso credito popolare. Consorzi e accordi tra intermediari che, aumentando l’efficienza, rendono possibile operare sul mercato con maggiore successo, come ha ripetutamente ricordato il Governatore Visco. Un esempio è rappresentato dalla “Luigi Luzzatti s.c.p.a.” che, proprio in ragione della sua forma consortile, sta ottenendo risultati più che lusinghieri.

La tipologia della governance o le dimensioni degli istituti bancari quanto contano rispetto a queste esigenze del sistema?

Una banca può funzionare o meno, grande o piccola che sia, a prescindere dal sistema che la gestisce e la governa. Per stare sul mercato in maniera efficace, una banca deve essere solida e capace di finanziare l’economia locale, con un management adeguato e con la giusta attenzione e sensibilità all’innovazione. Più volte è accaduto che quando è stato necessario salvare una piccola banca Spa, Bankitalia si è rivolta a una banca popolare. Questo dimostra che il problema non è nella tipologia di banca ma nel suo radicamento e nelle capacità di chi le amministra.

Biodiversità anche nel sistema bancario?

La pluralità dei modelli, in economia come in altri campi, è la chiave di lettura che nel mondo, già da qualche anno, si sta imponendo. E’ ormai del tutto evidente che non esiste un unico modello di business in grado di rendere le banche più profittevoli e robuste. Ogni tentativo di uniformare le banche a un modello prevalente ha dimostrato tutti i suoi limiti. Al contrario, la valorizzazione della biodiversità può favorire la resilienza del sistema e il suo rilancio.

Quale è oggi la situazione del credito popolare in Italia?

Le banche popolari sono riuscite ad assicurare rapidamente la liquidità necessaria dando ossigeno al sistema produttivo come richiesto dai diversi decreti del governo finalizzati alla gestione dell’emergenza di marzo e aprile. Hanno raccolto, fino ad ora, oltre il 70% delle domande di prestito al di sotto dei 25.000 euro, il 90% di quelle al di sopra di questa soglia e il 97% delle domande di moratoria. Malgrado  la situazione, gli ultimi dati disponibili ci dicono di impieghi vivi cresciuti del 2%, raccolta e depositi in aumento rispettivamente di oltre il4 e il 5. Il percorso di messa in sicurezza della categoria, continua a dare i suoi frutti.

“Il futuro è scritto nella nostra storia” è una frase che lei ama ripetere...

Si perché rende bene il senso di quello che penso. Nella nostra storia è possibile trovare le origini della vocazione del credito popolare: vicinanza e sostegno, attraverso il credito, alle famiglie e alle piccole e medie Imprese. La crisi si è innestata in un mondo che aveva dimenticato i bisogni delle persone, delle famiglie e delle aziende che devono lottare quotidianamente per la propria sopravvivenza. L’economia finanziaria si è separata da quella reale e quest’ultima è stata sacrificata. L’Italia, con la sua struttura basata sulle pmi, è uno dei Paesi più penalizzati. Senza rimettere al centro l’economia reale non andiamo da nessuna parte e soltanto guardando la nostra storia possiamo rendercene conto fino in fondo.

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