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I focus di Investire | Fondi indicizzati

Più forti della pandemia, la corsa degli Etf continua

I volumi degli Exchange traded fund proseguono nella loro crescita. In prima linea ci sono gli strumenti passivi socialmente responsabili

Etf a rischio greenwashing in attesa di una tassonomia europea

articolo pubblicato su Investire di ottobre 2020

Neanche la pandemia arresta la crescita dell’industria dei fondi indicizzati: ad agosto gli asset investiti a livello globale negli Etf (Exchange traded fund) e negli Etp (Exchange traded product) hanno superato la soglia dei 7 trilioni di dollari, con gli investitori che da inizio anno, secondo le stime della società di consulenza indipendente londinese Etfgi, hanno allocato quasi mezzo miliardo di dollari in strumenti passivi.

Fino a questo momento, la cifra esatta investita in questi prodotti nel 2020 è stata di 428 miliardi di dollari, il 57% in più rispetto allo stesso periodo del 2019: e il trend non si è invertito nemmeno nel periodo più difficile. "L’industria degli Etf ha registrato flussi netti positivi per tutti i 15 mesi appena trascorsi, anche in febbraio e marzo, quando i mercati azionari sono crollati per le preoccupazioni legate alla pandemia", ha spiegato Deborah Fuhr (la prima in foto), fondatrice di Etfgi.

Sul podio del 2020, al momento, al primo posto siede Vanguard, che ha visto da gennaio ad agosto afflussi netti per 115 miliardi di dollari, seguita da BlackRock con quasi 100 miliardi; tra i 20 principali provider di Etf, solo Ubs e WisdomTree hanno registrato deflussi quest’anno. Alla fine di agosto, rivelano i dati di Etfgi, l’industria globale degli Etf e degli Etp contava 8.287 prodotti, offerti da 474 fornitori quotati su 73 listini, in 59 Paesi del mondo.

Nel solo mese di agosto, i prodotti passivi hanno registrato afflussi netti per 55,19 miliardi di dollari: gli Etf ed Etp azionari hanno attratto un totale di 24,82 miliardi, portando il totale degli afflussi dell’anno a 137,74 miliardi, con un significativo aumento rispetto agli 87,63 miliardi dello stesso periodo del 2019.

I prodotti passivi obbligazionari hanno invece registrato flussi netti per 19,99 miliardi nel mese, portando il totale del 2020 a 160,61 miliardi di dollari, rispetto ai 147,99 dello stesso periodo del 2019. Buona parte della performance, secondo la società di consulenza britannica, può essere attribuita ai primi 20 Etf per nuovi asset netti, che in tutto hanno raccolto 25,56 miliardi alla fine di agosto, con l’iShares Core Msci Eafe Etf (Iefa Us) che da solo ha registrato afflussi per 2,18 miliardi di dollari. Quali sono le ragioni del crescente successo dei prodotti di investimento passivi? 

"A nostro avviso le motivazioni sono indipendenti dalla pandemia, ma seguono una tendenza di lungo periodo", spiega a Investire Luca Mainò (il secondo in foto), cofondatore di Consultique Scf, che ha portato in Italia a partire dal 2001 la consulenza indipendente remunerata solo a parcella sul modello statunitense. "Gli Etf offrono un’ottima trasparenza del loro paniere di investimento, aspetto che permette al consulente o all’investitore di comprendere in maniera approfondita e completa i rischi sottostanti al proprio investimento".

Inoltre, "su alcuni segmenti come l’obbligazionario societario, gli Etf rappresentano la modalità più efficiente di investimento per un investitore retail. Alternativamente infatti l’investitore non potrebbe esporsi in maniera diversificata su un paniere di obbligazioni a causa dei lotti minimi molto spesso elevati, mentre i fondi comuni in molti casi conservano la criticità degli elevati costi di gestione che in un ambiente a tassi molto bassi deprimono considerevolmente le performance del prodotto", sottolinea Mainò.

Molto gettonati in questo periodo sono i prodotti che rispettano i criteri di sostenibilità e responsabilità sociale. "Gli Etf con una componente di investimento socialmente responsabile stanno registrando una crescita considerevole", osserva il cofondatore di Consultique.

"Negli ultimi due anni gli Etf socialmente responsabili quotati su Borsa Italiana sono quintuplicati, passando da una ventina di strumenti a metà 2018 a quasi cento a metà 2020. L’altra faccia della medaglia è la riduzione di volumi scambiati su altri strumenti. La liquidità è giustamente un aspetto da tenere in considerazione nel momento in cui si decide di investire in Etf, quindi i prodotti con scarse masse e bassi volumi sono via via meno richiesti dagli investitori", aggiunge Luca Mainò.

Per l’esperto la crescita degli Etf non dovrebbe rappresentare un fenomeno transitorio, "con buone probabilità il trend di mercato costruito negli ultimi mesi continuerà anche nei prossimi. Sicuramente alcune tendenze già citate, come il tema degli investimenti sostenibili, continueranno a rafforzarsi", specifica Mainò. Nell’ambito di questo trend "si può inoltre notare una certa dinamica di mercato che spinge in generale alcuni player verso l’obiettivo di competere sul prezzo, offrendo prodotti core tipicamente a prezzi più bassi, contrapposta all’azione di altri player che invece puntano e punteranno su temi specifici e di nicchia, particolarmente attraenti per gli investitori".

Ma chi sono gli investitori che prediligono gli Etf? A scegliere l’investimento in prodotti passivi sono «investitori retail e istituzionali, che utilizzano gli Etf principalmente per ragioni legate alla componente di costo, evidentemente più bassa di altri prodotti; in questo senso l’Ufficio Studi e Ricerche Consultique ha sviluppato una metodologia di valutazione degli Etf che dal 2004 consente di individuare gli strumenti più efficienti esistenti sul mercato». Esistono tuttavia differenze legate alla provenienza geografica degli investitori. 

Secondo il cofondatore di Consultique «l’investitore medio italiano in Etf si differenzia da quelli di altri Paesi europei per la finalità con cui inserisce in portafoglio questi strumenti: come risulta da una ricerca di Vanguard del 2018 su oltre 400 utilizzatori di Etf europei, mentre in Germania, Svizzera e Regno Unito la maggioranza di chi utilizza Etf lo fa per costruire la componente core del portafoglio adottando strategie buy and hold, in Italia solo il 45% degli investitori segue questa strategia.

Conseguentemente il periodo di detenzione medio di questi strumenti in portafoglio risulta mediamente inferiore rispetto agli investitori degli altri Paesi europei». In generale, per chi vuole approcciarsi a un investimento in prodotti passivi il fai da te non è raccomandato.

"Il consiglio è di affidarsi sempre a un consulente indipendente o a una società di consulenza finanziaria, soprattutto nel caso in cui non si possedesse un’approfondita conoscenza della struttura del prodotto in generale e del singolo strumento, e in particolare del corrispondente benchmark replicato", avverte il cofondatore di Consultique.

"Inoltre massima attenzione deve essere posta all’utilizzo degli strumenti a leva o di replicanti di materie prime che espongono a caratteristiche tipiche dei prodotti - come per esempio l’effetto compounding o del rolling dei futures sulle materie prime - che potrebbero offrire un rendimento finale sensibilmente diverso dalle attese dell’investitore. Una strada che semplifica la scelta è utilizzare il rating Consultique per individuare gli Etf più efficienti e pianificare la strategia finanziaria per il raggiungimento degli obiettivi di vita propri e della propria famiglia", conclude Mainò.

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