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scenari | NOTZ STUCKI

Il potere predittivo della curva dei rendimenti dei tassi Usa

"Nella settimana delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, malgrado l'incertezza sul risultato elettorale, i principali indici azionari hanno accelerato". Il commento di Giacomo Calef

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"Considerando l’immensa quantità di liquidità che è stata iniettata nel sistema e l’abbondante debito che è stato generato per far fronte alla crisi, cosa succederà una volta che sarà finito tutto?". Il commento di Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki

Tra gli altri, un dato che compare molto di rado, ma che in passato ha sempre fornito delle previsioni azzeccate, è rappresentato dall’inversione della curva dei rendimenti dei Titoli di Stato Usa, con particolare riferimento alla pendenza 3 mesi-10 anni. E, in particolare, oggi la curva dei rendimenti degli Stati Uniti sta prevendendo qualcosa che noi non sappiamo? Negli Stati Uniti, a partire dal 1969, si sono verificate 8 recessioni, compresa quella attuale.

E queste 8 recessioni, erano state pre-annunciate con largo anticipo daun'inversione della media mobile a 50 giorni del differenziale di rendimento Usa 3 mesi-10 anni (cioè quando i tassi di interesse a 3 mesi risultavano superiori a quelli a 10 anni).

L’ultima inversione si è verificata nel 2019, ma in pochi hanno voluto prestarne attenzione, poiché è avvenuta in un momento fortemente favorevole per i mercati azionari e non sembravano esserci dei presupposti per una recessione nel 2020, ma alla fine, in un modo del tutto imprevedibile, è successo. Tuttavia, il potere predittivo della curva dei rendimenti potrebbe anche concederci un vento a favore: lo scorso dicembre la pendenza è tornata positiva ed ora il differenziale si trova ai massimi da quando è cominciata l’inversione (Luglio 2019).

Quindi, se dovessimo interrogarci su qualcosa di difficile previsione, come ad esempio l'economia (quasi nessuno è in grado di prevederla), probabilmente non risponderemmo. Ma la curva dei tassi Usa, ad oggi, è sempre stata in grado di farlo e al momento sta mostrando dei segni di speranza per il futuro.

Nella settimana delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, malgrado l'incertezza sul risultato elettorale, i principali indici azionari hanno accelerato, registrando performance al di sopra delle aspettative. Tuttavia, come possiamo osservare nella tabella sottostante, neanche quest’ultima successione di rialzi è stata sufficiente per il recupero di alcuni indici azionari.

Da diversi mesi Usa e Cina già hanno recuperato le forti perdite di marzo e sono riusciti a resistere anche alle correzioni di Settembre e di Ottobre: da un lato i listini americani sono stati trainati dalla forza dei player tecnologici, invece dall’altro il colosso asiatico ha potuto beneficiare dell’efficace gestione della situazione epidemiologica.

Ma l’area su cui vogliamo porre un focus è quella europea: nonostante le stime del Fondo Monetario Internazionale di ottobre siano state riviste al rialzo rispetto a quelle di giugno (nel caso dell’Eurozona dell’1,9%, con un calo del Pil atteso per il 2020 dell’8,3% anziché del 10,2%), gli indici devono fare ancora molta strada per tornare ai livelli di inizio anno. Infatti, la recrudescenza dell’epidemia ha dato un’ulteriore stangata ai settori più colpiti dalla pandemia ed ora i mercati si attendono un periodo ancora più lungo per poter recuperare le perdite di Pil.

Inoltre, un altro aspetto su cui si vuole porre l’attenzione riguarda la dispersione, che non è solo di natura settoriale (alcuni settori, come le compagnie aeree stanno soffrendo maggiormente, altri, come la sanità, sono stati meno impattati dalla crisi) ma anche geografica. Ad esempio, il Dax (indice rappresentativo della Germania), che a Marzo perdeva il 28% circa, ora perde “solo” circa 5 punti percentuali.

Al contrario, si veda l’Ivex 35 (indice rappresentativo della Spagna): alla data di valorizzazione più recente registra ancora la stessa perdita di Marzo: circa 28%. Questo perché le conseguenze del virus sono diverse per le economie dei singoli Paesi e infatti si noti come il Pil della Germania, secondo le stime del Fmi, quest’anno possa scendere del 6%, ma quello della Spagna anche più del doppio, ovvero 12,8% circa.

Ma tale dispersione, si osservi, quest’anno ha fornito delle interessanti opportunità in tema di strategie azionarie. Infatti alcune di esse non solo hanno saputo contenere il drawdown di marzo, ma sono state in grado di ritornare in attivo in tempi rapidi, riuscendo addirittura a registrare, ad oggi, performance positive a doppia cifra.

Ma cosa si intende, nella pratica, per dispersione? Significa che alcuni titoli stanno avendo dei risultati molto positivi, ma altri particolarmente negativi, ed i gestori che sono stati in grado di prendere posizioni lunghe su quelli vincenti e posizioni corte su quelli perdenti, hanno dimostrato che sul comparto azionario è possibile ricavare alpha anche investendo in Europa.

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