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INVESTIRE TODAY | SPECIALE RISPARMIO INTELLIGENTE

«Le reti possono e devono educare»

L’invito di Paolo Molesini, presidente di Assoreti, l’associazione delle Reti di consulenti finanziari

«LE RETI POSSONO E DEVONO EDUCARE»

È possibile conciliare le esigenze del business proprie dell’attività di financial advice con la possibilità di fare una corretta educazione finanziaria nell’interesse dei clienti? Non solo è possibile ma fa parte degli obiettivi delle Reti di consulenti finanziari dichiarati in un codice di comportamento. Ne parliamo con Paolo Molesini, presidente di Assoreti.

Presidente Molesini, vede progressi nel livello di conoscenza finanziaria dei risparmiatori italiani? Quanta strada c’è ancora da fare?

Secondo l’ultimo rapporto Consob sugli investimenti delle famiglie italiane, più del 20% del campione non conosce nessuna delle nozioni di base - inflazione, interesse composto - e ben oltre il 50% non è in grado di eseguire un semplice calcolo percentuale. Stesso scenario emerge dalla ricerca Ocse-Università di Pisa pubblicata quest’anno: gli studenti italiani conseguono un punteggio medio inferiore a quello della media Ocse e circa uno studente su cinque non possiede le competenze minime necessarie per prendere decisioni finanziarie responsabili e ben informate. A livello generale sono state storicamente avviate molte iniziative autonome, singolarmente anche molto valide, senza però una visione sistemica. Negli ultimi anni c’è stata una grande accelerazione, anche di risultati, e grande merito va al Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, ma proprio i dati richiamati ci dicono che c’è ancora molto da fare.

A suo giudizio quanto hanno contributo le reti di consulenti finanziari al processo di conoscenza e consapevolezza dei risparmiatori italiani in materia di investimenti finanziari fino a oggi? Quali sono state le iniziative di maggior rilievo che avete approntato come sistema?

Il lavoro quotidiano delle Reti consiste nell’attività di consulenza finanziaria finalizzata a dare disciplina alla gestione degli investimenti del cliente sulla base dei suoi obiettivi e del suo profilo di rischio. A tal fine i consulenti finanziari sono con costanza al fianco del cliente e svolgono una importante attività di informazione e di gestione dell’emotività che nel tempo assume valore di vera e propria educazione finanziaria. Sono, queste, attività definite anche a livello di sistema e sorrette da un rilevante apparato sanzionatorio per la loro inosservanza da parte delle nostre associate; mi riferisco al Codice di comportamento di Assoreti, ove è previsto all’articolo 10 che nel rapporto con i clienti le associate si impegnano affinché i loro consulenti finanziari, tra gli altri adempimenti, “in relazione all’esperienza e alla cultura finanziaria del cliente, adottano tutti i possibili accorgimenti per fornire con la massima chiarezza tutti i necessari elementi di valutazione, favorendo l’educazione finanziaria del cliente e stimolandone la partecipazione attiva alla determinazione delle scelte di investimento che lo riguardano”.

Avete iniziative in cantiere sull’educazione finanziaria?

Assoreti lavora costantemente allo studio della normativa in materia di consulenza finanziaria, per favorire la maggiore conoscenza e diffusione della stessa tra le associate e i loro consulenti. In tale contesto, la formazione dei consulenti, che devono adoperarsi al meglio per consentire al cliente di comprendere pienamente natura e rischi di un’operazione, anche per capirne obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance, porta con sé la continua prestazione sul campo di attività di educazione finanziaria. E vogliamo che accada scientificamente; è dell’anno scorso, per esempio, il corso “Formare per educare, l’importanza della formazione nel processo di educazione finanziaria dei clienti”, offerto dall’Assoreti Formazione; ve ne sono altri simili allo studio.

Il tema dell’eccesso di liquidità detenuta dagli italiani non è in definitiva anche un problema di (mancata) educazione finanziaria?

Sì, è un tema analizzato a fondo dalla finanza comportamentale, ben conosciuto dalle Reti associate. Al riguardo, nella fase molto complessa vissuta dalla clientela nel primo semestre di quest’anno, l’azione dei nostri intermediari ha comportato il contenimento dell’incremento della percentuale di liquidità a meno del 3% rispetto al semestre 2019. Il valore delle Reti è proprio quello di garantire non solo consigli per un investimento adeguato, quanto un disciplinato supporto fondamentale per difendere le risorse finanziarie del cliente e per raggiungere i suoi obiettivi di vita.

Il tema dell’educazione finanziaria sta diventando fondamentale sia per i clienti che per i consulenti finanziari. Con un cliente più consapevole si dialoga e alla fine si lavora meglio e con più profitto o no?

Mi piace ricordare che già anni orsono organizzammo un convegno che richiamava insieme innovazione, educazione e valore nella prestazione del servizio di consulenza; tre termini inscindibili, perché nell’offrire consulenza l’intermediario deve proporre e creare valore per l’investitore, utilizzando l’innovazione che la tecnologia pone al servizio di tutti, tenendo a mente che solo un cliente, un cittadino finanziariamente educato, può avvalersi consapevolmente e pienamente dei nuovi servizi offerti. Questi principi le nostre associate li traducono nell’attività di ogni giorno; ed è questo che ci ha concesso di chiudere, a tutto beneficio dei nostri clienti, il primo semestre 2020 con un patrimonio complessivo in linea con i livelli di dicembre 2019, pressoché annullando quanto accaduto nel frattempo.

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