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Landolfi (Hsbc), “La bolla moratoria sugli Npl scoppierà nella seconda parte del 2021”

I crediti deteriorati peseranno sui bilanci delle banche già nei prossimi mesi con l’allentamento delle misure di sostegno alla crisi pandemica. E sarà necessario costituire bad bank nazionali che si scontreranno con le diseconomie di molti sistemi giudiziari

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L’ondata ci sarà e sarà eterogenea. Non è quella del virus: è l’onda lunga degli NPL (No performing loans), ovvero i crediti deteriorati che peseranno come macigni sui bilanci delle banche a partire dai prossimi mesi. Ma quanto peseranno esattamente? “Tutti fanno previsioni: si parla di 100 miliardi di euro per la Francia, di 40 miliardi per l’Italia e di 30 miliardi per la Grecia. In ogni caso sarà un volume molto alto che andrà aggiungersi allo stock già esistente”, spiega Enrica Landolfi, Head of ABS Origination for Continental Europe and Structured Finance for Italy di HSBC. Le stime dello stock di NPL – come spiega ancora Landolfi - si basano fondamentalmente su due elementi: la contrazione del Pil e il tasso di disoccupazione, ai quali vanno aggiunti correttivi quali le misure di stimolo dei governi o qualche evento che possa frenare la pandemia in modo risolutivo. “Oggi stiamo ancora vivendo dentro una bolla moratoria, alimentata dagli stimoli fiscali e monetari, ma che è pronta a scoppiare quando queste misure si allenteranno già nella seconda parte del 2021”, afferma Landolfi.

Una massa di crediti deteriorati o inesigibili piomberà dunque sui bilanci delle banche già il prossimo anno. Come si potrà gestire questa crisi? Tra le soluzioni più accreditate, gli strumenti strutturali di riforma, le bad bank e anche le Amco, che nelle intenzioni devono avere un ruolo di rilievo nella gestione dei crediti Utp (Unlikey-to-pay), ovvero i vecchi crediti incagliati che le banche stanno decidendo di cedere. “Si tratta di società che comprano e gestiscono gli asset in sofferenza proprio come le bad bank nazionali, ma che, diversamente da queste, non hanno la licenza bancaria e quindi depositi e risultano maggiormente limitate”, spiega Landolfi. In ogni caso, secondo la strategist, per gli Utp sarebbe opportuno mettere in opera piattaforme di coordinamento anche europee per lo scambio di dati e informazioni a cui possono accedere più soggetti creditori. Quali soluzioni prevarranno alla fine? “Ritengo che questa circostanza possa spingere verso la creazione di bad bank nazionali”, dice Landolfi. Che conclude: “Purtroppo queste ultime si scontreranno con i tribunali, le cui procedure in alcuni Paesi sono talmente lunghe che sarà inevitabile individuare soluzioni extragiudiziali”.

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