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Saint-Georges (Carmignac): “Questa volta l’Europa non deve sacrificare i piani di stimolo economico in nome dell’austerità di bilancio”

Secondo l'esponente del Comitato Strategico di Investimento di Carmignac, dopo la grande crisi finanziaria del 2008 il Vecchio Continente ha accumulato un considerevole ritardo della crescita rispetto agli Stati Uniti a causa di misure di rilancio troppo timide

Didier Saint-Georges (Carmignac), “Ripresa fragile e disomogenea”

Didier Saint-Georges, Managing Director e Membro del Comitato di Investimento Strategico di Carmignac

La storia è maestra di vita. Secondo Didier Saint-Georges, membro del Comitato Strategico di Investimento di Carmignac, è a Cicerone che deve ispirarsi l’Europa per uscire dalla crisi economica da Covid-19 e non ripetere gli errori del passato. E così, per prevenire un'ingente crisi del debito, sarà necessario un massiccio intervento dei governi dell'eurozona a supporto della crescita economica. “Probabilmente gli Stati Uniti stanno andando in questa direzione e l’Europa questa volta deve vincere le sue resistenze interne”, dice Saint-Georges. L’aumento del deficit di bilancio, e quindi del debito pubblico, deciso in quasi tutti i Paesi sviluppati per contrastare il crollo dell’attività economica nella primavera scorsa, preoccupa giustamente molti osservatori. “Ma il pericolo imminente è rappresentato dalla riduzione della portata dei piani di rilancio, in nome dell’austerità di bilancio in Europa, o a causa dello stallo politico negli Stati Uniti – dice lo strategist - Per questo motivo, le due regioni difficilmente riusciranno a evitare il destino che è toccato al Giappone o a scongiurare una crisi di fiducia, se sottovalutano questa minaccia”. Secondo lo strategist, quindi, se il Giappone non si è mai completamente ripreso dalla crisi immobiliare del 1990 e se dopo la grande crisi finanziaria del 2008 l’Europa ha accumulato un considerevole ritardo della crescita rispetto agli Stati Uniti, la causa è da attribuire in definitiva alle misure di rilancio troppo modeste. "Il risultato è che il Giappone e l’Europa si sono dovuti accontentare di una crescita debole, senza compiere reali progressi nella riduzione del loro indebitamento", spiega Saint-Georges.

In altre parole, anziché scommettere su un’imminente soluzione miracolosa, i governi europei dovrebbero sostenere attivamente l’economia spendendo il denaro che il settore privato non può o non vuole spendere. Come ricorda lo strategist, negli Stati Uniti un nuovo piano di rilancio è frenato dal calendario elettorale, che impedisce il formarsi di un consensus interno al Congresso su misure politiche di interesse nazionale. "Quanto all’eurozona - dice lo strategist - sarebbe davvero un peccato se non riuscisse a venire rapidamente a capo delle resistenze dei Paesi “frugali”, rassegnandosi ad alleggerire un Recovery Fund da 750 miliardi di euro, già troppo modesto, soprattutto adesso che la seconda ondata pandemica ostacola la tanto sperata riapertura delle economie". “Il sovraindebitamento è sicuramente un problema serio che non può essere risolto sacrificando il denominatore del rapporto debito/Pil. La Cina l’ha capito. Gli Stati Uniti forse lo capiranno a breve. È giunto il momento che l’Europa impari la lezione dal passato”, conclude Saint-Georges.

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