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Fontanesi (AcomeA), “Il dollaro non è più uno scudo come ai tempi della lira”

Il MeF ieri ha dato mandato alle banche per l’emissione di global bond in dollari destinati anche al pubblico retail. Secondo il gestore il migliore rendimento rispetto ai Btp a pari scadenza è di fatto annullato dal rischio cambio

Fontanesi (AcomeA), “L’Italia avrà meno ripercussioni in caso di seconda ondata pandemica”

E’ con una certa enfasi che il MeF ha annunciato nei giorni scorsi l’emissione di titoli di Stato denominati in dollari puntando quindi non solo agli investitori istituzionali, pubblico di elezione del prodotto, ma confidando anche nell’interesse del canale retail. E ieri il ministero dell'Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha affidato a Barclays Bank, BofA Securities Europe e Goldman Sachs Bank Europe il mandato - in qualità di lead manager - per una nuova emissione a tasso fisso con scadenza il 17 febbraio 2026. L'emissione sarà quindi effettuata a breve, in base alle condizioni di mercato e - come ha dichiarato il ministro in un comunicato - i proventi derivanti potranno essere impiegati per necessità generali, ivi incluse finalità di gestione del debito.

Già lo scorso anno il MeF era tornato a emettere obbligazioni in valuta americana dopo un’assenza durata circa dieci anni, che hanno ottenuto grande successo. Sarà così anche questa volta? “Questi bond, denominati Italy sul network Bloomberg, rientrano nel novero delle emissioni internazionali che mancavano da tempo, ma che erano molto frequenti e popolari quando c’era la lira perché offrivano uno scudo contro il suo deprezzamento - dice Vittorio Fontanesi, portfolio manager nel desk Fixed Income di AcomeA SGR – Ora le condizioni sono cambiate: il dollaro in questo momento non è più sinonimo di sicurezza e chi compra deve in sostanza scommettere su un rafforzamento del biglietto verde, quando l’intento evidente di Washington va in direzione opposta dovendo portare il rapporto di debito/Pil a livelli importanti in seguito alle misure di stimolo successive al Covid-19”. Detto questo è evidente che ora tra gli investitori c’è molta attesa. Ovviamente il grande tema è quale sarà il tasso di interesse. I rendimenti dei BTP in dollari emessi lo scorso anno sono mediamente molto superiori a quelli delle normali emissioni in euro. Ma, oltre al rendimento, in questo caso occorre considerare il rischio di cambio e considerare che un indebolimento del dollaro potrebbe intaccare del tutto o in parte i rendimenti reali. “Lo swap a cinque anni americano è allo 0,5% ed è quindi probabile che il tasso di interesse dell'obbligazione oscillerà tra 0,7% e 0,8% contro un Btp a pari scadenza che rende lo 0,15%. La differenza è data proprio dalle curve swap delle due valute: un delta interessante che però rappresenta proprio il rischio dollaro”, conclude Fontanesi.

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