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Più derivati negli Etf, "state attenti, là fuori"

Più derivati negli ETF, "state attenti, là fuori"

La seconda ondata dell’epidemia fa volgere al peggio le previsioni già fosche per il 2021 e rende ancora più difficili le scelte di investimento.

Le banche centrali hanno già risposto che non esiteranno ad aumentare i loro già cospicui acquisti di titoli per coprire gli interventi pubblici che si renderanno necessari (il programma di Biden prevede uno stimolo straordinario di 2 trilioni di dollari).

In Europa si calcola che i programmi di acquisto annunciati dalla Bce sono già adesso superiori alle emissioni probabili, il che abbatterà fra l’altro il costo per le casse statali, visto che gli interessi percepiti dalle banche centrali nazionali vengono retrocessi al Tesoro.

A proposito: qualcuno avverta i Paesi “frugali” che la monetizzazione del debito pubblico è ormai nei fatti. Se ne facciano una ragione. Ma attenzione a cadere nella trappola che anche questa volta tutto andrà bene per i mercati finanziari solo perché le banche centrali continuano a iniettare liquidità a tutto spiano. È stato questo il motivo fondamentale per cui fin dalla primavera scorsa le borse hanno reagito positivamente, anche se – come si è osservato più volte – in modo selettivo e premiando soprattutto le grandi imprese tecnologiche. Ma non è detto, anzi è altamente improbabile, che lo scenario di primavera si ripeta tale e quale.

Il motivo fondamentale è semplice: prima ancora di questa terribile epidemia, l’economia globale era ancora faticosamente alla ricerca di un equilibrio stabile dopo la crisi del 2008 (e la sua coda europea successiva) e quindi le banche centrali erano costrette a mantenere bassi i tassi di interesse e ad annunciare che ciò sarebbe durato ancora a lungo. Sono quindi molti anni che i mercati si trovano costretti a fare i conti con il sentimento più pericoloso che ci sia: il search for yield, la ricerca affannosa di rendimenti decenti e soprattutto superiori alle commissioni di gestione. E ovviamente la regola elementare è che per far questo occorre accettare rischi crescenti: nei mercati finanziari nessuno regala niente a nessuno.

Il 2020 quindi ha ulteriormente esasperato una situazione potenzialmente pericolosa di corsa ai settori e ai segmenti considerati più capaci di resistere alla crisi indotta dalla pandemia. Ma il rischio latente, che era già elevato, ha raggiunto livelli molto pericolosi. Bastano due esempi. Primo. La recente pubblicazione del Fondo monetario internazionale sulla stabilità finanziaria dedica un intero capitolo ad analizzare il problema del debito delle imprese nei paesi del G-7 che da livelli storicamente elevati è ulteriormente cresciuto nel 2020, sia nella componente bancaria, sia in quella obbligazionaria. E non a caso negli Stati Uniti proprio nel segmento più rischioso, quello dei titoli eufemisticamente chiamati high-yield, le emissioni sono più che raddoppiate nella primavera del 2020 rispetto all’anno precedente. E si sa quanto sia sottile il crinale che separa questi titoli dall’abisso del default.

In prospettiva questo significa che prima di investire in obbligazioni o in fondi obbligazionari bisognerà essere ancora più attenti di prima e, soprattutto nel secondo caso, guardare bene alla composizione del portafoglio. La seconda notizia viene dagli Stati Uniti, dove la Sec ha consentito agli Etf di aumentare l’uso di derivati per amplificare i rendimenti e ovviamente anche i rischi. E per di più non ha sentito il dovere di impedire la diffusione di questi strumenti al retail. È un segno della mutazione genetica che è avvenuta in questi strumenti che, nati per essere la quintessenza della semplicità e della gestione passiva - quindi utili per essere usati come “mattoncini” low-cost di strategie di investimento più complesse - si sono via via sofisticati e hanno sottratto spazio ai fondi tradizionali. Secondo una recente stima, questi ultimi hanno registrato deflussi netti di fondi per oltre 300 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno a favore ovviamente degli Etf.

È ragionevole prevedere che la mossa della Sec (che molti giudicano pericolosa) darà nuovo impulso al settore, aumentando non solo il rischio implicito in ciascuno dei fondi, ma anche il rischio sistemico che questi strumenti tipicamente presentano, come hanno documentato molte ricerche fra cui una dello European Systemic Risk Board che analizza con grande rigore le varie imperfezioni che possono caratterizzare uno strumento solo apparentemente molto semplice. La conclusione principale è che la strategia passiva di per sé comporta un forte rischio di co-movimenti nei prezzi dei titoli, che amplifica le oscillazioni perché troppi operatori si trovano dalla stessa parte del mercato: nelle fasi negative è quindi elevata la probabilità che ci siano solo venditori in circolazione, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare. C’era una volta una serie televisiva ambientata in un distretto di polizia di New York in cui il sergente concludeva le sue istruzioni ai poliziotti con un burbero: «State attenti là fuori». Vale oggi per i mercati della pandemia.

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