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Risparmio tradito

Bond Astaldi e trattamento fiscale del concordato: urge un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate



Il capital gain sul concambio in azioni e strumenti finanziari partecipativi disorienta ancora più gli oramai ex bondholder

Bond Astaldi e trattamento fiscale del concordato: urge un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate

Un cantiere Astaldi (fonte, progettoitalianews.it)

Gli sventurati ormai ex obbligazionisti Astaldi continuano ad incontrare difficoltà. Giovedì 5 novembre è avvenuta l’assegnazione delle azioni e degli strumenti finanziari partecipativi prevista dal piano di concordato. Ci sono voluti quasi sempre diversi giorni per vederli arrivare in banca e a ieri sera alcuni istituti, tra cui Unicredit ed Intesa Sanpaolo, non avevano ancora immesso i nuovi titoli nei dossier.
 
L’aspetto assai complicato che sta emergendo in questa fase è quello fiscale. Pare quasi che ogni istituto abbia realizzato una propria contabilità. Alcune banche calcolano la minusvalenza, mentre altre non lo fanno e addirittura una di esse calcola una plusvalenza. Inoltre, i valori di carico dei nuovi titoli non tornano.
 
A nostro modo di vedere, il concambio è un evento rilevante dal punto di vista del capital gain. Nello specifico:
 
- Le azioni devono essere assegnate con prezzo di carico pari al primo prezzo ufficiale di borsa del giorno di assegnazione, quindi il 5 novembre.
Esiste un precedente, quello dell’offerta di scambio della Repubblica Argentina sui propri bond, a seguito del quale l'Agenzia delle Entrate precisò (Risoluzione 99/E del 25 luglio 2005) che occorreva assumere quale "valore normale" (prezzo di carico) delle nuove obbligazioni il loro primo prezzo di mercato. Ne conseguì che la minusvalenza sui vecchi titoli emerse come differenza tra prezzo di acquisto del vecchio bond e prezzo di mercato del nuovo, il quale a sua volta divenne prezzo di carico da assumere per le successive vendite.
Le azioni Astaldi non hanno valore nominale, quindi non è applicabile il precedente del concordato Parmalat, quando il prezzo di carico delle azioni assegnate agli ex obbligazionisti fu individuato nel valore nominale di 1,00 euro.
Nemmeno pare applicabile il prezzo medio dei trenta giorni precedenti, come invece fatto da una banca.
 
- Gli Strumenti Finanziari Partecipativi devono essere considerati con prezzo di carico pari a zero. Non hanno un prezzo di mercato, non essendo quotati, né un valore nominale o un valore predeterminato di rimborso. A riguardo, rammentiamo che le distribuzioni future, essendo proventi di titoli assimilati alle azioni, saranno considerate e tassate alla stregua di dividendi e come tali non compensabili con le minusvalenze da capital gain.
 
Si può essere d’accordo o meno con l’impostazione citata, che a noi comunque pare ineccepibile, ma i dati che stiamo verificando appaiono fuori da ogni logica sia riguardo il prezzo di carico dei nuovi titoli, sia riguardo i conteggi.
Alcune banche, infatti, stanno considerando l’operazione come fiscalmente neutra, limitandosi a ripartire il valore di carico del bond per le azioni ricevute. In tal modo la minusvalenza ci sarà solo al momento della vendita delle azioni.
Ma anche tra gli intermediari, e sono la maggioranza, che calcolano il capital gain i conti non tornano: per quasi tutti emerge una minusvalenza ma gli importi sono difformi tra loro, mentre addirittura per qualcuno i clienti devono pagare l’imposta sul capital gain! Il tutto dopo aver visto quasi azzerare il valore del proprio investimento nel bond.
Anche sui valori di carico si registrano discrepanze. Gli strumenti partecipativi sono contabilizzati a zero da parecchie banche, ma non mancano quelle che attribuiscono loro un valore chissà come stabilito. Parrebbe che una depositaria estera abbia comunicato un valore di 0,17 euro ciascuno, ma si tratta di un importo che non appare in alcun documento del concordato.
 
Come se non bastasse, vi è pure la questione del rateo cedola. Ci risulta che almeno una banca abbia addebitato l’imposta sugli interessi in corso del bond, quando il rateo rientra nell'importo ammesso al passivo. Ogni bond, infatti, è stato ammesso al passivo per 100.000 euro di nominale più gli interessi maturati dalla cedola fino al deposito della domanda di concordato.
 
Insomma, per risolvere il gran bailamme venutosi a creare occorre che Abi e le altre associazioni degli intermediari si attivino per chiedere all'Agenzia delle Entrate un chiarimento su come trattare il concambio del bond Astaldi. E che lo facciano in fretta, considerando il numero degli interessati e le cifre in ballo.
 
 

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