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Vaccini anti-Covid, la polemica scema sulle vendite delle azioni dei Ceo

I no-vax – Crisanti compreso – pensano che se i due capi di Pfizer e Moderna hanno venduto le loro azioni nelle rispettive società dopo i rialzi di Borsa verificatisi all’indomani dell’annuncio dell’efficacia dei vaccini è perché… non credono alla qualità dei loro prodotti. Al contrario: sanno che sono validi, ma sanno che lo saranno anche gli altri vaccini in arrivo e hanno venduto prima che la valanga di farmaci uguali faccia crollare il valore di tutti.

La svolta sul vaccino rafforza le posizioni procicliche

Dagli al truffatore! Ma come, lanciano il vaccino anti-Covid sul mercato e vendono le loro azioni nella società che dirigono per approfittare del rialzo borsistico che hanno avuto e intascare il guadagno prima che il rialzo finisca? Vergogna!
E’ stato questo, purtroppo prevedibilmente, il commento di tanti analisti e osservatori anche molto autorevoli sulla scelta degli amministratori delegati prima di Pfizer, Albert Borla e poi di Moderna Stéphane Bancel, di vendere parte delle azioni che possedevano nelle loro società.
E fin qui ci può stare: si sa che il cosiddetto “internal dealing”, cioè appunto le compravendite che i top-manager fanno delle loro azioni rispetto alle notizie riservate che sanno delle loro aziende e alla correttezza verso i mercati finanziari, è regolato da norme rigide, che non riescono certo a eliminare abusi e furbate (ci mancherebbe: a che servono se no i paradisi fiscali consentiti da quegli stessi regolatori che scrivono le norme severe? Fa parte di una generale messinscena…) ma comunque “fanno galateo”.
E va bè’: di fronte a un flagello mondiale coma la pandemia, di fronte alla possibilità finalmente concreta che i vaccini la debellino, vogliamo rompere le scatole a questi qua per ragioni di galateo? Ma siamo impazziti o cosa?
Ma c’è di peggio, molto di peggio. Si sa già che una metà della popolazione mondiale oggi totalmente terrorizzata dal Covid, anche oltre il dovuto, sarà la prima a terrorizzarsi dei vaccini, ipotizzando che siano più nocivi che utili: è la tesi esecrabile e demenziale del movimento no-vax. Ebbene: questa gente stupidamente ha tratto dalla vendita di azioni fatta dai due top-manager la conclusione che se proprio loro vendono è perché sanno, intimamente, che i loro vaccini non valgono niente. Una tesi del cavolo.
E’ vero l’esatto contrario.
Oggettivamente questi manager sanno infatti una cosa che gli sprovveduti – noi compresi – o non sanno o non considerano. Che cioè con otto vaccini anci-Covid in fase pre-operativa e un’altra trentina in arrivo, tra un anno produrre un vaccino anti-Covid sarà più o meno come produrre un’aspirina. Chiaro? Niente di speciale. Tutti buoni, nessuno più degli altri, nessuno che giustifichi i folli rialzi borsistici registrati dai titoli di queste case farmaceutiche per essere stati i primi a produrre il farmaco miracoloso.
I loro manager, che queste cose le sanno perfettamente – e ci mancherebbe – hanno pensato di vendere in parte le loro azioni prima che il mercato si rendesse conto che non era il caso di mantenerle su prezzi così alti. E che c’è di male?
Questi personaggi, anche grazie al turbocapitalismo americano, sono gente che guadagna cifre astronomiche. Burla è un tipo che nel 2019 si è alzato, di stipendio, 18 milioni di dollari. Chiaro? Come dire: sono abituati bene. Scordiamoci che siano missionari. Lavorano un botto ma vogliono intascare tantissimo. Buon per loro: a noi importa che producano farmaci benefici a buon prezzo e con la massima tempestività.
Poi, che quella gente si arricchisca in misura folle, che guadagni 500 volte in più di un loro dipendente, è un assurdo e una vergogna morale e civile: ma questo è un altro tema, un altro film, che attiene alla rimoralizzazione dei mercati finanziari.
Facciamo così: parliamone dopo che il Covid sarà stato debellato, d’accordo?
 
 

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