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Tronci (Alvarium IM), "La regola aurea 40/60 non vale più. Largo ad azioni e investimenti illiquidi”

Secondo lo strategist, il modo classico di costruire un portafoglio non funziona più, perché la parte obbligazionaria, malgrado possa continuare a fare da hedge alla parte azionaria, è diventato un fattore di rischio piuttosto che di copertura

Tronci (Alvarium IM), "La regola aurea 40/60 non vale più. Largo ad azioni e investimenti illiquidi”

Roberto Tronci, Partner Avisory Alvarium Investment Managers

La pandemia ha scompigliato le carte nel mondo del risparmio gestito, e il tipico portafoglio italiano 60/40, dove il 60% era rappresentato dalla componente obbligazionaria più sicura e il 40% da quella azionaria più rischiosa, non è più valido. Quella regola aurea alla quale tutti i gestori hanno fatto riferimento per decenni provvedeva a garantire l’investitore in qualsiasi fase e, nel caso di flessione delle azioni, le perdite venivano compensate dall’aumento dei prezzi dei bond. Ma quello era un mondo prevedibile e oggi la situazione è, come amano dire gli economisti, diventata fluida. Soprattutto, le obbligazioni sono diventate troppo care da quando le Banche centrali hanno cominciato ad acquistare dosi massicce di titoli governativi. Quanto ai rendimenti si sono immessi lungo un piano inclinato e oggi si contano ben 17 triliardi di dollari in territorio negativo, in qualche caso anche molto negativo. “Il modo classico di costruire un portafoglio 60/40 non funziona più, perché la parte obbligazionaria, malgrado possa continuare a fare da hedge alla parte azionaria, è diventata un fattore di rischio piuttosto che di copertura – afferma Roberto Tronci, Partner Avisory Alvarium Investment Managers (ex Albacore SA) – Inoltre, ci si trova oggi nella condizione di dover pagare per investire nelle obbligazioni governative a quasi qualunque scadenza”.

Le ragioni a sostegno di un allontanamento dal settore obbligazionario si confermano quindi anche per le scadenze più lunghe. Contestualmente la quantità di moneta presente sul mercato generata sia dalle Banche centrali che dai disavanzi fiscali è enorme e, secondo Tronci, probabilmente in un periodo che va da due a quattro anni vedremo un innalzamento, anche sensibile, dell’inflazione. “E l’inflazione è un elemento molto negativo soprattutto per il lungo termine della parte obbligazionaria”, afferma lo strategist. Come si devono comportare allora i gestori? Un buon lavoro, secondo Tronci, deve essere fatto nella parte azionaria e illiquida del portafoglio. “L’asset azionario continua a crescere malgrado l’economia sia in grande affanno, perché è favorito dal travaso di investimenti dalla parte obbligazionaria - spiega - Ritengo verosimile uno spostamento del 10% sull’azionario, che farà aumentare la domanda e anche le quotazioni dei titoli". Anche la parte illiquida diventa quindi interessante. “In questa fase di grande trasformazione, oltre a cavalcare i grandi temi della tecnologia, sarà possibile trovare valore nel medio e lungo termine nel mondo degli investimenti illiquidi, attraverso gestori di private equity e venture capital, che permetteranno alle aziende di interpretare al meglio questa fase di cambiamento”, conclude Tronci.

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