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I rendimenti dei Btp italiani restano bassi e resistono al veto sugli aiuti Ue

"I leader dell’Ue segnalano che i negoziati relativi al budget da stanziare per gli aiuti europei sono difficili per via dell’impasse raggiunto". Il commento di Darrell Delamaide

I rendimenti dei Btp italiani restano bassi resistono al veto sugli aiuti Ue

Le bandiere di UNgheria e Polonia

"Ungheria e Polonia hanno posto il veto al pacchetto di aiuti europeo da 1.800 miliardi di dollari, tra cui i 750 miliardi stanziati dal Recovey Fund per coprire gli effetti del Covid-19. Budapest e Varsavia si sono opposte alle nuove disposizioni che vincolano i fondi dell’Ue al rispetto dello stato di diritto e delle libertà civili". Il commento di Darrell Delamaide, analista di it.investing.com.

Le prospettive di un ritardo nella concessione di questi fondi, assegnati in misura largamente maggiori a Italia e altri paesi periferici, non ha avuto un impatto immediato sui rendimenti dei titoli di stato.

Le notizie positive relative al successo di un’altra sperimentazione del vaccino e alle attese di un incremento del programma di acquisti di obbligazioni dalla Banca Centrale Europea sembrano essere più forti di qualsiasi preoccupazione. Il BTp a 10 anni ha chiuso la settimana intorno allo 0,60%, mentre i rendimenti di molti altri paesi dell’Ue restano in territorio negativo.

Tuttavia i leader dell’Ue segnalano che i negoziati relativi al budget da stanziare per gli aiuti europei sono difficili per via dell’impasse raggiunto. Il dibattito mette in luce le differenze fondamentali sulla sovranità degli Stati, con il primo ministro olandese Mark Rutte che afferma che le nuove disposizioni rappresentano il minimo indispensabile, mentre il primo ministro ungherese Viktor Orban le definisce un ricatto.

Questa settimana, invece, il cancelliere dello scacchiere britannico Rishi Sunak delineerà un tetto record per i piani di finanziamento del Regno Unito, in quanto gli analisti stimano che il debito dell’anno fiscale che termina il prossimo primo aprile si attesterà a circa 400 miliardi di sterline, avvicinandosi al 20% del Pil, rispetto al 10% raggiunto durante al culmine della crisi finanziaria del 2008. Il rapporto debito/PIL si avvicina al 100%.

Gli investitori prevedono che il Regno Unito e l’UE raggiungeranno un accordo commerciale post-Brexit all’ultimo minuto e che il mancato raggiungimento di un accordo potrebbe far deragliare i mercati finanziari in generale e quelli valutari in particolare.

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