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Mercati

Markowicz (Schroders), “La posizione dominante dei Big Tech non continuerà all’infinito”

Secondo lo strategist, il predominio della tecnologia nell’indice S&P500 può indurre gli investitori a mettere in discussione la sostenibilità del rally tecnologico in vista del 2021

Verso un accordo bipartisan per contenere i Big Tech

Molte aziende e molti settori hanno lottato per la sopravvivenza da quando alcuni Paesi hanno scelto il lockdown come pratica di contenimento dei contagi, e per diverse realtà il futuro finanziario appare ancora incerto. I Big Tech, al contrario, hanno continuato a prosperare durante la crisi. I maggiori titoli tecnologici statunitensi, i cosiddetti FAMAG (Apple, Microsoft, Amazon, Facebook e Google), hanno infatti significativamente sovraperformato il mercato azionario statunitense nel corso dell’anno. Come ha ricordato Sean Markowicz, Global Strategist di Schroders nell'International Media Conference 2020 di ieri, la performance dei FAMAG – che rappresentano ormai il 25% dell’S&P500 – ha avuto quindi un impatto fondamentale sulla performance del mercato complessivo. "La crescita delle Big Tech ha costantemente favorito le prestazioni del mercato azionario statunitense. Al 9 novembre, infatti, l'Indice S&P500 è cresciuto dell'11,6% da inizio anno, ma solo del 3,1% se si escludono le cinque superstar della tecnologia”, ha detto Markowicz. Che però ha aggiunto: “Il predominio della tecnologia nell’indice S&P500 può indurre gli investitori a mettere in discussione la sostenibilità di questo rally tecnologico in vista del 2021”.

Secondo Markowicz, questi giganti della tecnologia non sarebbero così brillanti come si potrebbe pensare: i loro profitti rappresentano un quinto degli utili futuri dell’S&P500, quasi quanto la loro quota di capitalizzazione trimestrale sull'S&P500. "L'ultima volta che il mercato azionario statunitense è stato così concentrato è stato alla fine degli anni '60 – spiega lo strategist - E, sebbene l'entità della concentrazione sia attualmente superiore al normale, ciò che è ancora più insolito è che i primi cinque titoli appartengano tutti allo stesso settore, ovvero la tecnologia". Questa circostanza, secondo lo strategist, è probabilmente nata da un'applicazione più indulgente delle regole antitrust sulle acquisizioni societarie, ed è in parte responsabile del loro crescente predominio. “Tuttavia, alcuni investitori temono che una presidenza Biden possa scatenare un forte contraccolpo normativo”, afferma Markowicz. Questa concentrazione rappresenta quindi un fattore di rischio non piccolo per gli investitori. "Mentre si è tentati di sostenere che queste potenti aziende sono diverse dai loro predecessori storici, è altrettanto ingenuo presumere che la loro posizione dominante sul mercato azionario continuerà a tempo indeterminato”, spiega Markowicz. Che conclude: “La storia è piena di questi esempi: i "top dogs" (le azioni ad alto rendimento, ndr) tendono infatti a essere eclissati o fermati ogni decennio. E potrebbe accadere anche questa volta”.

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