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Istituti di credito

Amendola (AcomeA), “Meno banche, ma molto più grandi, per assorbire meglio gli shock futuri”

Le dimissioni di Jean Pierre Mustier da Unicredit, secondo gli operatori, hanno dato il via al riassetto del sistema bancario italiano. Che, per il presidente di Confindustria, dovrà passare dal mercato, senza interferenze della politica

Amendola (AcomeA), “Per non dover scappare dal cinema in fiamme, è bene preparasi a una rotazione”

Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA SGR

L’addio di Jean Pierre Mustier, al timone di Unicredit dal 2016, avrebbe dato - per gli osservatori - il via libera al riassetto del sistema bancario italiano per ora nella fase propedeutica a una crisi post-Covid. Se gli operatori discettano sulle caratteristiche che dovrà avere questo riassetto, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, commentando la reazione del mercato alle dimissioni di Mustier (con il titolo Unicredit che ha perso 2,5 miliardi di patrimonializzazione in soli due giorni), è stato molto esplicito nel dire come non dovrà essere. “Al mercato soprattutto non piace vedere operazioni non di mercato, ma che hanno una direzione politica”, ha detto Bonomi riferendosi alla possibile richiesta della politica di intervenire su Mps. Il tema delle banche un po' ancelle non è peregrino. Nel corso della crisi post Covid le banche sono state lo strumento dei governi centrali per veicolare copiosi aiuti all’economia e garantire la liquidità nel sistema. Ora che la crisi economica da pandemia fa presagire un forte incremento delle sofferenze e la persistenza di tassi di interesse negativi comprime la redditività del sistema si pone la questione di una ristrutturazione, in chiave aggregativa. “E il mercato ha dato un indirizzo ben chiaro: ha fatto capire che quando ci sono presunte interferenze di natura politica queste non piacciono”, ha ribadito Bonomi. Che alla fine significa che ogni alleanza deve poggiare su basi industriali.

“La crisi trasformerà il settore bancario europeo, anzi lo sta già facendo - dice Antonio Amendola, Fund Manager Equity Italia ed Europa di AcomeA SGR - Da un certo punto di vista questa crisi non ha fatto che accelerare un fenomeno che stava richiedendo troppo tempo per mettersi in moto, ovvero, l’aggregazione tra istituti bancari che ora non è più una eventualità, ma una necessità”. Per Amendola bisogna immaginare un minor numero di istituti a livello europeo, ma molto più grandi e capaci quindi di assorbire meglio gli shock futuri e dare maggiore sicurezza al mercato europeo. Sul settore infatti aleggia lo spettro degli NPL, i crediti deteriorati o inesigili che si prevede aumenteranno in maniera esponenziale con la crisi economica indotta dalla pandemia. “Ci saranno contraccolpi sui bilanci delle banche, ma non possiamo saperne l’entità finché non verranno tolte le moratorie – dice Amendola - Ad ogni modo i Governi e il regolatore europeo stanno mettendo in campo tutte le loro forze per supportare il settore bancario e proteggerlo”. “Inoltre, c’è la speranza di una soluzione a livello comunitario, come la BadBank europea, anche se ad oggi è nulla di più di una speranza”, conclude Amendola.

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