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Cesarano (Intermonte), “C’è il 5G all’origine dei dazi di Pechino sulle merci australiane”

Dopo aver siglato il trattato Rcep, che prevede una zona di libero scambio a tappe progressive, la Cina ha imposto tariffe su 20 miliardi di dollari di prodotti provenienti da Canberra. Secondo lo strategist, con questa mossa il Dragone ribadisce la sua leadership nell’ambito del blocco asiatico

Cesarano (Intermonte), “Pechino rilancia con la dual circulation strategy"

Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte Sim

Le diplomazie internazionali sono impegnate a osservare il deterioramento delle relazioni tra Pechino e Canberra. A poche settimana dalla firma del trattato Rcep (Regional Comprehensive Economic Partnership), accordo di libero scambio che unisce Cina e Australia (insieme ad altri 13 Paesi dell’area Asean) e che prevede la riduzione progressiva dei dazi su molti prodotti, Pechino ha improvvisamente imposto tariffe su 20 miliardi di dollari di merci - tra manzo, orzo e carbone – provenienti dall’Australia e ha avviato una vera e propria guerra sul vino australiano con il blocco dell’import. Non solo. A margine di questa politica commerciale aggressiva e per rincarare la dose, pochi giorni fa un funzionario cinese ha pubblicato su Twitter un'immagine ritoccata al computer di un soldato australiano che tiene un coltello alla gola di un bambino afgano. Ma che cosa ha fatto ribaltare il tavolo? “Pechino si è sicuramente irritata con il primo ministro australiano Scott Morrison, che all'inizio dell’anno ha chiesto un'indagine internazionale sulla gestione cinese della pandemia di coronavirus - spiega Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte Sim - Ma il motivo scatenante è che nel 2018 l’Australia ha detto no al 5G di Huawei. E per Pechino il 5G è un banco di prova per distinguere gli amici dai nemici”.

Va detto che la reazione alla decisione del governo australiano di bandire dalla rete 5G le cinesi Huawei e Zte per ragioni di sicurezza nazionale era in aperto contrasto con le tendenze internazionali di allora, ma arriva dopo ben due anni. “La Cina ha chiuso il patto Rcep e poi ha mostrato il pugno di ferro attaccando frontalmente l’Australia che non si è adeguata ai suoi programmi sulle infrastrutture telecom", conferma Cesarano. Che aggiunge: "Va detto che la Cina se lo può permettere, in quanto l’Australia è una sorta di colonia, eccessivamente dipendente da Pechino”. Per l’economia australiana la Cina è infatti il primo mercato di sbocco con 120 miliardi di dollari di merci esportate ogni anno, pari al 30% dell’export complessivo. “Con questo atteggiamento la Cina ribadisce la leadership nell’ambito del Recp e del blocco asiatico”, aggiunge Cesarano. Ma come risponderà l’Australia a queste provocazioni? “E’ un tema interessante perché la vicenda è un banco di prova per l’Australia, che è legata economicamente alla Cina, ma che fa anche parte dell’alleanza di intelligence occidentale Five Eyes. In ogni caso non c’è affatto da parte australiana un atteggiamento docile”, risponde Cesarano. In ogni caso gli attriti bilaterali avviati da Pechino riportano alla ribalta il tanto criticato bilateralismo di Donald Trump, da lui stesso definito America First. Ma che cosa rappresenta allora China First per l’Europa? “Nei prossimi mesi le economie occidentali, ovvero l’Europa e gli Stati Uniti, saranno in difficoltà, ed è probabile che la Cina chiederà qualcosa in cambio per fornire l’accesso al suo mercato interno”, conclude Cesarano.

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