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Roache (S&P), “La ricetta della ripresa cinese? Stimoli tempestivi e una forte domanda globale di dispositivi medici”

A novembre la Cina ha registrato un boom di esportazioni. Secondo il capo economista Asia-Pacifico di S&P Global Ratings, la ripresa è però sbilanciata, con la spesa per i consumi che cresce lentamente, perché le famiglie stanno ancora soffrendo per lo shock che i redditi hanno subito nei primi mesi dell'anno

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Sorprende il mondo la Cina che, nel mese di novembre, ha registrato un vero boom delle esportazioni, cresciute del 21,1% su base annua, contro un aumento delle importazioni del 4,5%. Complessivamente nel mese il commercio estero cinese è cresciuto del 13,6%, con il surplus commerciale che è balzato del 102,9% a quota 75,4 miliardi di dollari. Mentre l’Unione europea annaspa in una rete di lockdown più meno severi, l’epicentro della pandemia si è ampiamente ripreso dalla crisi scatenata dal coronavirus di Wuhan. Ma come è stato possibile? Secondo Shaun Roache, capo economista Asia-Pacifico di S&P Global Ratings, sono tre le ragioni che spiegano la rapida ripresa della Cina. In primo luogo, secondo Roache, il governo ha adottato una strategia efficace per identificare e controllare i cluster di infezioni da Covid-19 man mano che emergevano. In secondo luogo, il governo ha fornito uno stimolo mirato e tempestivo all'economia, in gran parte supportando gli investimenti nelle infrastrutture. “Ciò è andato a vantaggio soprattutto del settore manifatturiero e delle costruzioni”, spiega Roache.

Il terzo motivo, forse quello meno analizzato ma molto incisivo, è che la Cina ha beneficiato di una forte domanda globale di dispositivi medici, tra cui maschere, camici e altre protezioni, nonché di prodotti di elettronica per modernizzare gli uffici domestici. “Allo stesso tempo la ripresa della Cina è stata sbilanciata. La spesa per i consumi si è ripresa molto più lentamente, perché le famiglie stanno ancora soffrendo per lo shock che i loro redditi hanno subito nella prima metà dell'anno”, commenta Roache. La ripresa cinese post pandemica quindi dipende ancora in buona parte dalla domanda estera, cioè dal fattore che ha fatto della Cina il campione della globalizzazione.

Ma come si concilia questa circostanza con la strategia della doppia circolazione contenuta nel piano quinquennale e che prevede autarchia tecnologica e autosufficienza nelle materie prime? Secondo Roache, la Cina non sarà in grado di raggiungere l'autosufficienza in questi settori chiave in tempi brevi, anche se sarà fatto un grande sforzo per ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri. “Nel corso del tempo ciò significherà un maggiore sostegno alle imprese nazionali, in particolare statali, in questi settori, sia tramite sussidi che attraverso regolamentazioni favorevoli”, dice lo strategist. Che aggiunge: “Nel settore tecnologico, tuttavia, nonostante gli enormi passi avanti compiuti dalla Cina per colmare il divario con l'Occidente, l'economia continua a dipendere notevolmente dall'estero, soprattutto per quanto riguarda i semiconduttori e i beni strumentali di fascia alta”. “Quanto al settore energetico, raggiungere rapidamente l'autosufficienza significherebbe utilizzare più carbone e questo sarebbe in contrasto con il recente impegno del presidente Xi di iniziare a ridurre le emissioni di carbonio entro il 2030”, conclude Roache. 

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