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Big Tech

L’Antitrust Usa accusa Facebook di monopolio

Anche 48 Stati denunciano di pratiche anti concorrenziali la piattaforma. Che potrebbe dover cedere Instagram e Whatsapp. Si profilano lunghe cause legali, che potrebbero bloccare gli sviluppi tecnologici previsti

Facebook macina utili nonostante polemiche e multe

Mark Zuckerberg

Ieri la Federal Trade Commission (FTC) e una coalizione di 48 Stati americani guidata dalla procuratrice di New York Letitia James hanno denunciato Facebook di monopolio e di pratiche anti concorrenziali chiedendo alla giustizia di obbligare eventualmente Facebook a cedere Instagram e Whatsapp, acquisiti rispettivamente nel 2012 e nel 2014, operazioni che hanno sancito il primato di Fb nel mondo dei social network. Come si legge nel comunicato della FTC, la piattaforma avrebbe condotto una "strategia sistematica per eliminare le minacce al suo monopolio" e quindi, “schiacciare i concorrenti più piccoli”. “La strategia di Facebook riduce la scelta dei consumatori, soffoca l'innovazione e degrada la privacy di milioni di americani", ha affermato la James nel corso di una conferenza stampa.

Mark Zuckerberg ha ovviamente rigettato le accuse di monopolio, ma la sua piattaforma è nell’occhio del ciclone. Sempre ieri anche la Duma, il parlamento della Federazione russa, ha approva in prima lettura una legge per censurare Facebook, insieme a YouTube e Twitter, nel caso vi sia discriminazione nei confronti dei mass media russi. I legislatori minacciano anche di applicare un multa di 3 milioni di rubli (circa 30 mila euro) ai portali che limitano l’accesso ai mass media russi ospitati sulle piattaforme. Se le iniziative russe non sono nuove, ben altra portata ha la denuncia dell’antitrust americano perché potrebbe portare a uno spezzatino di Fb. Ma quanto varrebbe la piattaforma di Zuckerberg al netto di Instagram e Whatsapp? “Non è facile rispondere – afferma Andrea Cattapan, CFA e Analista Area Equity e Risparmio Gestito dei Consultique SCF - Facebook capitalizza circa 800 miliardi di dollari e il peso di Instagram e WhatsApp è molto significativo sia per gli utenti utilizzatori, sia per i servizi da cui Facebook vorrebbe trarre redditività effettiva”. Il problema di queste valutazioni, secondo lo strategist, è che andrebbero calate nell’effettiva capacità di monetizzare l’enorme bacino di utenti. “Gli users per un social media sono l’equivalente della ‘raccolta’ per una banca: sono cioè funzionali all’erogazione di servizi diretti (come gli abbonamenti) o di cross selling, come per esempio l’advertising”, dice Cattaspan. Che aggiunge: “Inoltre i social possono evolvere e puntare a diventare metodi di pagamento, una strada che la stessa Facebook vorrebbe imboccare”. Ricordiamo che il progetto di unificazione delle piattaforme di messaggistica (Facebook-Messenger e WhatsApp) viaggia in parallelo con l’ambizioso programma di far diventare WhatsApp un sistema di pagamento al pari di Google o Apple Pay. “Il servizio è stato in stand by per oltre due anni ed è attivo solo in India, ma il progetto è di estenderlo il più possibile e questo si scontra con l’esigenza normativa di creare monopoli di fatto nel settore dei sistemi di pagamento o sostituire i tradizionali sistemi bancari”, spiega Cattapan.

“Concludendo, interventi severi verso Instagram e WhatsApp sarebbero molto impattanti per Facebook, visto che lo priverebbero di un business estremamente promettente – afferma lo strategist - Si ridurrebbe, soprattutto per quanto riguarda WhatsApp, la possibilità di competere sul terreno dei pagamenti digitali. Inoltre, perdendo WhatsApp, Facebook difficilmente potrebbe competere sulla messaggistica immediata contro altri competitors, essendo Messenger un sistema che non ha lo stesso appeal per gli utenti”. La linea di difesa di Facebook, secondo lo strategist, sarà affermare che gli sviluppi delle due app sono stati così significativi perchè oggetto di investimenti e miglioramenti continui e che le due acquisizioni erano state autorizzate dalla stessa Federal Trade Commission. “Non sarà facile trovare una soluzione normativa, perché si tratterebbe a tutti gli effetti di uno scorporo significativo del business complessivo, che rischia di tradursi in un lungo iter giudiziario. Con l’ulteriore conseguenza di bloccare gli sviluppi tecnologici previsti”, conclude Cattapan.

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