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Usa, braccio di ferro tra Democratici e Repubblicani sul pacchetto fiscale

"Tassi reali e nominali sempre più negativi. Negli Stati Uniti proseguono i difficili negoziati fra Democratici e Repubblicani sul pacchetto fiscale mentre l’epidemia dilaga". Il commento di Massimo De Palma

Marcelli (Ubs), “Il tre novembre non è il fattore determinante nella costruzione del portafoglio”

"Tassi reali e nominali sempre più negativi. Negli Stati Uniti proseguono i difficili negoziati fra Democratici e Repubblicani sul pacchetto fiscale mentre l’epidemia dilaga". Il commento di Massimo De Palma, responsabile team multi asset Italia di Gam (Italia) Sgr

Il quadro è chiaro, pur nella sua complessità. Il vaccino resti­tuisce speranze sulla potenziale ripresa dell’eco­nomia, anche se alcuni virologi smorzano l’entu­siasmo ritenendo che, per raggiungere l’immunità di gregge, si dovrà vaccinare almeno il 70% della popolazione. Sarà quindi necessario confermare mascherine e distanziamento sociale ancora per lungo tempo.

Vogliamo fare due semplici considerazioni. La prima riguarda il titolo gover­nativo decennale portoghese, il cui rendimento a scadenza è entrato in territorio negativo, circostan­za inedita nella sua storia. Ormai non ci meraviglia­mo più nel vedere la curva tedesca con il segno meno davanti su tutte le scadenze.

Sorprende però pensare che il Portogallo, a rischio di default meno di un decennio fa, oggi possa “guadagnare” finanziandosi. Tutto ciò è stato reso possibile in primis dal percorso virtuoso intrapreso dal governo lusitano, le cui riforme strutturali hanno raddrizzato i conti e migliorato il potenziale di crescita dell’eco­nomia, in precedenza ancorata come l’Italia agli ulti­mi posti europei.

Tuttavia questo è il risultato anche dell’azione rapida ed efficace della Bce, che con i suoi piani d’acquisto di titoli ha dapprima sostenuto l’area euro e in seguito compresso i rendimenti.

La direzione intrapresa è quella e dovremo attende­re ancora lungo tempo prima di parlare di normaliz­zazione dei tassi d’interesse. Con tutto quel che ne consegue in termini di posizionamento sui gover­nativi europei che mantengono un proprio ruolo in portafoglio, se non di rendimento, quanto meno di difesa nello scenario di deterioramento del quadro economico/epidemico.

La seconda considerazione riguarda invece i tassi d’interesse americani: in questi ultimi giorni i tassi reali sono tornati a scendere, toccando nuovamen­te la soglia del -1%. Il movimento in atto è dovuto interamente alle aspettative di inflazione, cresciute fino a toccare il livello di 1,93%. In un mondo domi­nato dalla deflazione, sorprende per certi aspetti il movimento cui abbiamo assistito in questi giorni.

Le voci di un riavvicinamento tra democratici e re­pubblicani per far approvare dal Congresso un pac­chetto fiscale prima dell’insediamento di Joe Biden potrebbero aver generato la spinta. Stimoli all’eco­nomia per 900 miliardi di dollari, propedeutici ad una successiva manovra incentrata sulle infrastrut­ture. Mercati e tassi vivranno dei progressi e dei vuoti d’aria tipici di negoziazioni così complesse. Ribadiamo in ogni caso la necessità di un accordo, innanzitutto per assicurare protezione all’economia e ai consumi. In secondo luogo, perché i mercati, come dimostrato nella seduta di mercoledì, iniziano ad acquisire una certa sensibilità sul punto.

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