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Regno Unito

Flax (Moneyfarm), “La Brexit non sarà indolore, altrimenti si creerebbe un precedente”

Secondo lo strategist, quella che per il Regno Unito è una negoziazione tra due controparti, per l’Ue è molto di più, poiché le conseguenze di un eventuale accordo impatterebbero su altre discussioni future

Flax (Moneyfarm), “La Brexit non sarà indolore, altrimenti si creerebbe un precedente”

Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm

Le televisioni che mandano in onda code di inglesi che fanno scorte nel timore di penuria alimentare in seguito alla Brexit danno concretezza all’ipotesi di un “no deal” tra Regno Unito e Unione europea, i cui rapporti sono ancora regolati da un accordo di transizione che scadrà il 31 dicembre. Al netto dell’ansia veicolata dalla stampa, è difficile credere che, a due settimane dal closing, tra Londra e Bruxelles ci sarà una separazione consensuale. Entrambi alle prese con lockdown e recessione economica hanno poca energia per trattatare e firmare un accordo definitivo, e del resto non lo hanno fatto per oltre due anni. Quindi per gli osservatori lo scenario più probabile è proprio il “no deal”. “È difficile dire quale sia lo scenario più probabile. La logica economica suggerirebbe alle due parti di raggiungere un accordo, ma per mesi i negoziati sono stati dominati dagli stessi argomenti con scarso successo e oggi sembra che la probabilità di un no-deal sia aumentata”, dice Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm.

Apparentemente ci sono tre questioni in sospeso che devono affrontare i negoziatori: la regolamentazione della pesca, gli aiuti di Stato e il meccanismo di risoluzione delle controversie. “Ma la questione di fondo è una: il Regno Unito vorrebbe mantenere il maggior numero possibile di privilegi che l’Ue garantisce ai suoi membri e, al contempo, avere la massima libertà di decidere le proprie norme e regolamentazioni – spiega Flax - D’altro canto, l'Ue vuole assicurarsi che far parte del club abbia un valore e che, quindi, non sia possibile sottrarsi alle responsabilità che questo comporta, mantenendone intatti i benefici”. Ma quali saranno quindi le conseguenze per la Gran Bretagna? “L’uscita non può essere indolore per il Regno Unito altrimenti si creerebbe un precedente e nulla fermerebbe gli altri Paesi dall’intraprendere la stessa strada”, spiega Flax. Per lo strategist, in sostanza, quella che per il Regno Unito è una negoziazione tra due controparti, per l’Ue è ben altro, poiché le conseguenze di questa negoziazione avranno un impatto su altre discussioni future.

Ma quali saranno le implicazioni strettamente economiche di un mancato accordo per le due parti? “Uno scenario senza accordo nel breve termine può portare l’economia in sofferenza, in particolare nel Regno Unito e nei settori che dipendono fortemente dalla circolazione transfrontaliera delle merci”, dice FLax. Che aggiunge: “Probabilmente ciò innescherebbe anche un ciclo più intenso di negoziati, con entrambe le parti impegnate a mitigare questa sofferenza il più rapidamente possibile”. Una Brexit senza accordo, in sostanza, vorrebbe dire tornare a un commercio caratterizzato da tariffe e quote, creando enormi disagi nei porti di Calais e Dover, dove le merci senza appropriata documentazione verrebbero rispedite indietro. “Questo creerebbe grandi problemi a numerose filiere, soprattutto le piccole e medie imprese manifatturiere e i commercianti. Inoltre, la fornitura di beni alimentari, medicinali e prodotti energetici nel Regno Unito potrebbe subire un rallentamento dovuto a colli di bottiglia, problema che era giá stato affrontato nell’ottobre 2019 dal governo britannico”, conclude Flax.

 

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