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scenari | Notz Stucki

Italia e Giappone tra i Paesi più virtuosi nel debito post Covid

Fatta eccezione per la virtuosa Germania, abbiamo rilevato che i Paesi con i migliori dati NIIP rapportato al PIL sono quelli che noi non di rado additiamo come i maggiormente indebitati". Il commento di Giacomo Calef

Investimenti esteri, disimpegno in Italia per 6,3 miliardi

"Ormai più di sei mesi fa, non appena la pandemia aveva costretto tutto il mondo ad adottare misure restrittive della mobilità sociale ed a stabilire dei periodi prolungati di lockdown, i principali economisti internazionali già si aspettavano che nel 2020 si sarebbe registrata una delle peggiori recessioni della storia". Il commento di Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki.

I governi, in particolar modo, sono stati obbligati a lanciare una rete di protezione a favore delle economie dei propri Paesi in modo da evitare drammatiche perdite dei posti di lavoro e da assicurare che le imprese potessero disporre della liquidità necessaria per poter affrontare settimane di completo immobilismo. 

Ciò tuttavia ad un costo. I governi hanno dovuto ricorrere al mercato dei capitali per poter ottenere le risorse necessarie incrementando il debito pubblico a livelli mai visti prima.

Questo è accaduto negli Stati Uniti a fronte di un debito che già aumentava nell’era Trump in modo dubbiamente sostenibile, in Europa, dove in alcuni casi si è dovuto deviare dalle regole previste dal patto di stabilità e in Giappone che continua a mostrare numeri record dii indebitamento.

Noi, con l’obiettivo di avere ben chiaro il contesto, abbiamo delineato un quadro riassuntivo (riportato nella tabella), che si riferisce ai principali Paesi sviluppati. Nel caso specifico, il primo dato a cui abbiamo posto l’attenzione è il debito pubblico netto rapportato al PIL per ogni area presa in considerazione.

Tale valore netto si ottiene sottraendo al totale del debito pubblico il cash e le attività finanziarie che possono essere utilizzate a copertura dello stock in essere. Abbiamo, dunque, confrontato lo stock netto a gennaio 2020 (pre- pandemia) e a Novembre 2020 e si osservi come l’incremento del debito sia stato molto significativo per tutti i Paesi, con una media che supera ampiamente il 20%.

Poi, abbiamo reso l’analisi più profonda, considerando l’ultima colonna recante il dato relativo al NIIP (i dati sono relativi al 2019, ma possono dare ugualmente un’indicazione), un acronimo che sta per la posizione netta dei vari Paesi sull’estero. Si tratta, in breve, di un indicatore che rappresenta lo stock di attività finanziarie estere a cui viene sottratto lo stock di passività finanziarie detenute verso l’estero. Con un valore positivo un Paese si trova nella posizione di creditore verso l’estero, invece con un valore negativo si è debitori.

Fatta eccezione per la “virtuosa Germania”, abbiamo rilevato che i Paesi con i migliori dati NIIP rapportato al PIL sono, al tempo stesso, quelli che noi non di rado additiamo come quelli maggiormente indebitati, ovvero il Giappone e l’Italia. Il primo detiene un alto rapporto NIIP/PIL, pari al 71%, mentre l’Italia è leggermente negativa, pari al -1% ma, certamente, migliore rispetto ad alcuni “cugini europei”,come la Francia (-22%) e la Spagna (addirittura -73%!).

Ciò significa, per concludere, che sia Italia che Giappone, a fronte di un debito parecchio ingente, possono ancora contare su importanti investimenti ed assets detenuti all’estero che conferiscono un maggior valore alla propria affidabilità creditizia, nonché un’ulteriore scialuppa di salvataggio da utilizzare nel caso in cui dovessero prospettarsi tempi ancora più bui rispetto a quelli attuali.

Un recap del 2020

Nella presente nota vogliamo riportare un recap sintetico del percorso tracciato dai mercati nel corso del 2020, indicando le performance da inizio anno per S&P 500 (azionario Usa), Euro Stoxx 50 (azionario europeo), Shanghai Composite (azionario cinese), un indice che rappresenta l’obbligazionario globale investment grade, uno che si riferisce all’obbligazionario high yield europeo ed, infine, l’euro/dollaro. Nel caso di specie, per fare ordine, abbiamo individuato quattro distinte fasi.

Fase A - gennaio/febbraio: rallentamento delle valutazioni 


L’anno è cominciato con qualche preoccupazione per i mercati. I dati macroeconomici segnalavano un rallentamento generalizzato e a fine gennaio, a Wuhan, si cominciava già a discutere dell’epidemia. Dunque, nonostante le dispute Usa-Cina si fossero attenuate con la sigla della Fase Uno e le trimestrali Usa fossero state superiori alle aspettative, al termine di Febbraio i principali listini azionari si trovavano già in territorio negativo. Nella Fase A la migliore performance YTD è stata registrata dall’obbligazionario globale Investment Grade (+3%) e la peggiore dall’azionario europeo (-11%).

Fase B - marzo: il crollo dei mercati

A Marzo la pandemia dichiarata dall’OMS ed il successivo blocco delle attività economiche su scala globale hanno innescato una caduta senza precedenti delle Borse mondiali. I mercati obbligazionari, in particolar modo, hanno sofferto una crisi di liquidità, in quanto molti investitori sono stati costretti a generare cash per coprire le margin call. Nella Fase B si segnalano performance YTD largamente negative dell’azionario Europeo (-26%), azionario USA (-20%) e dell’obbligazionario High Yield europeo (-15%). Resiste solo l’obbligazionario globale Investment Grade (0%), dove i Titoli di Stato, come il Treasury USA ed il Bund, hanno agito da beni rifugio.

Fase C - aprile/ottobre: dal recupero alla seconda ondata

La risposta fiscale e monetaria delle Autorità, la riduzione dei contagi e la parziale riapertura delle attività hanno favorito un rimbalzo dei mercati. La Fed ha tagliato i tassi a zero ed ha lanciato un Qe illimitato, mentre la Bce ha introdotto un programma emergenziale di acquisto titoli. Mentre i Governi, da parte loro, hanno dovuto erogare cospicui pacchetti fiscali. Tuttavia, a ottobre, la seconda ondata del virus ha riportato dei cali importanti sui principali listini. Nella Fase C la migliore performance YTD è stata registrata dall’azionario cinese (+6%) e la peggiore dall’azionario europeo (-21%).

Fase d - novembre/dicembre: l'arrivo dei vaccini 

Il successo dei test sui vaccini all’inizio di Novembre è stato un punto di svolta per i mercati, favorendo una rotazione verso i titoli ciclici. Nella Fase D la migliore performance YTD è quella dell’azionario USA (+14%) e la peggiore, nonostante il recupero, ancora quella dell’azionario europeo (-6%).

Si segnala, infine, il rialzo dell’euro contro il dollaro che, totalizzando un +8% circa da inizio anno, riduce la performance ottenuta dagli investitori europei esposti al rischio cambio. Per dare un riferimento dell’impatto del cambio, un investitore europeo che ha investito nell’S&P 500 a inizio anno, al 15 Dicembre non vedrebbe la performance YTD del +14% indicata in tabella, bensì circa il +6%.

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