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Morra (Moneyfarm), “Il principale termometro della Brexit è la sterlina. Che continua deprezzarsi”

Secondo il gestore il progressivo arretramento della valuta inglese contro il dollaro e l’euro riflette più un "no deal" che non un nuovo lockdown sanitario

Morra (Moneyfarm), “Il principale termometro della Brexit è la sterlina. Che continua deprezzarsi”

Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm

Se il percorso per un accordo tra Unione europea e Gran Bretagna era già “molto stretto”, come ha affermato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen il 16 dicembre, oggi sembra che le due parti siano dentro una panic room dove la porta di uscita è ben occultata. Sempre il 16 dicembre gli ambasciatori degli Stati membri presso l'Ue avevano approvato le misure di emergenza per assicurare le connessioni di base su gomma e per via aerea tra Ue e Regno Unito e per evitare problemi nel campo della sicurezza dell'aviazione civile nel dopo Brexit. E invece il blocco c’è stato. La variante inglese del coronavirus annunciata dal premier inglese Boris Johnson due giorni fa ha portato alla chiusura del traffico dall’isola verso il continente, chi per 14 giorni (come Roma), chi fino al 31 dicembre (Berlino) e chi per 48 ore come Olanda e Belgio.

 In questa cornice gli strategist si domandano se è ipotizzabile un’ulteriore proroga all’ora X della Brexit (fissata per il 31 dicembre) allo scopo di trovare un accordo, oppure se sarà quella la data in cui Bruxelles presenterà il conto del divorzio, un conto che è sempre stato giudicato tropo salato da Londra. Come spiega Michele Morra, portfolio manager di Moneyfarm, a prescindere dalle notizie che si susseguono sul fronte sanitario, siamo comunque giunti alle battute finali di un possibile accordo che, una volta finalizzato, dovrà essere vagliato dal Parlamento europeo e in ultima istanza dal Consiglio europeo. “A detta dei rappresentanti europei la palla ora è in mano a Boris Johnson, che deve decidere se accettare le condizioni sulla pesca o affrontare i disagi enormi che un mancato accordo causerebbe nei porti di scambio”, spiega Morra.

Lo stop ai voli, e il conseguente isolamento della Gran Bretagna, può quindi favorire una proroga dei negoziati? “La scoperta del nuovo ceppo che ha portato allo stop ai voli da e per il Regno Unito avrà presumibilmente un duplice effetto – spiega Morra - Da un lato allungherà ulteriormente i tempi del negoziato, poiché il governo britannico si sta inevitabilmente focalizzando su questa spiacevole scoperta, come abbiamo visto nel cambiamento di rotta sulle aperture programmate per le festività natalizie". "Ma dall’altro lato - aggiunge Morra - l’impatto di queste nuove chiusure sull'economia britannica potrebbe convincere Johnson della necessità di limitare i danni almeno sul fronte della Brexit, portandolo ad accettare un accordo che in altre circostanze avrebbe giudicato poco vantaggioso”. Ad ogni modo, come spiega il gestore, il principale termometro della Brexit è la sterlina, che sta continuando il suo percorso di deprezzamento contro il dollaro e contro la moneta unica (rispettivamente -1,9% e -1.5% al 21 dicembre, ndr). “Crediamo che questo movimento rifletta più un aumento delle probabilità stimate dai mercati di una Brexit senza accordo che l’impatto economico di un nuovo lockdown sanitario”, conclude Morra.

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