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FONDI TEMATICI

La rivoluzione biofarmaceutica è l’investimento più attraente

Negli ultimi dieci anni il biotech ha surclassato tutti gli altri settori: +627%

Una rivoluzione nel mondo della farmaceutica, che si traduce in un’opportunità di investimento sempre più attraente. È quella delle biotecnologie, che danno vita alla biofarmaceutica di cui fanno parte le terapie geniche. I dati parlano chiaro: tra il 2009 e il 2019 le biotecnologie hanno fatto segnare una performance record, crescendo del 627%, quando il farmaceutico tradizionale, pur positivo, si è fermato al 129%. È lecito attendersi che la crescita continuerà, perché la pandemia ha provocato una reazione da parte della ricerca scientifica e farmaceutica sfociata in buona parte in un potente impulso alle biotecnologie. È il caso degli anticorpi monoclonali, forse la punta più avanzata della battaglia contro il Covid, considerato il via libera della Fda a metà novembre a quello prodotto da Ely Lilly; ma anche dei rivoluzionari vaccini a Rna, prodotti da biotech quali Moderna e Biontech (con Pfizer), quest’ultimo il primo a essere protagonista di una vera campagna vaccinale nel Regno Unito. «Questo potrebbe essere il momento di svolta per il biotech, che ha sempre rappresentato una componente marginale dei portafogli», dice Servaas Michielssens, fund manager e senior biotechnology analyst di Candriam. «Non significa che stia diventando “core”, però il marginale di ieri potrebbe essere un marginale più significativo domani, perché la crisi sanitaria in atto ha risvegliato l’interesse verso queste tematiche». La rivoluzione biofarmaceutica è in atto e continua anche in modo indipendente dalla pandemia. «Le terapie geniche sono un campo molto innovativo della biotecnologia, in quanto hanno la capacità di cambiare radicalmente il modo con cui sono trattate molte delle patologie più diffuse al mondo» afferma Berkan Sesen, gestore del fondo J.P. Morgan Genetic therapies. «Riteniamo che queste terapie si trovino a un punto di svolta cruciale perché stiamo assistendo al passaggio da una fase di sviluppo a una realtà commerciale; quindi hanno il potenziale per essere un enorme cambiamento per l’industria biofarmaceutica esistente». In un certo senso, la pandemia e la conseguente bufera sui mercati hanno rischiato di interrompere il processo di crescita del settore. «La nostra strategia rimane invariata nonostante la volatilità del mercato degli ultimi mesi» dice Evan McCulloch, portfolio manager di Franklin equity group, «anche se la pandemia è ancora in atto, continuiamo a concentrare i nostri investimenti in società biotecnologiche i cui prodotti sono i migliori della categoria, i primi della categoria o gli unici della categoria e affrontano malattie con significative esigenze mediche insoddisfatte fornendo valore clinico a pazienti e medici». Ma allo stesso tempo, la crisi pandemica ha invece dato un ulteriore boost. «La pandemia di Covid-19 ha evidenziato come gli investitori stiano premiando sempre più le società che utilizzano tecnologie avanzate per rispondere a esigenze mediche non soddisfatte» osserva Sesen di J.P. Morgan, «e riteniamo che questa tendenza possa continuare a lungo anche dopo la fine della pandemia. Il nostro fondo Genetic therapies ha registrato forti ritorni positivi sin dal suo lancio, con la classe A - Usd share in rialzo del 51% al 30 novembre. Riteniamo che questa tendenza continuerà». Lo stesso sviluppo del vaccino sta dando una potente spinta al comparto biofarmaceutico. «Con le prime sperimentazioni di fase 3 per il vaccino, il settore sta fornendo una via d’uscita dalla pandemia» sottolinea Michielssens di Candriam, «ciò supporta il crescente apprezzamento per l’healthcare, anche se non aiuta la performance relativa a breve termine, poiché gli investitori stanno passando a settori rimasti indietro durante la pandemia. Per gli investitori con una visione a lungo termine, l’healthcare esce da questa pandemia più forte che mai, con sentiment positivo, bilanci generalmente in salute e scarso impatto negativo sugli utili, contrariamente a molti altri settori». Il lungo termine è senza dubbio l’orizzonte più appropriato per un investimento in un fondo biotech. «Vediamo le terapie geniche come un’opportunità di investimento ancora in una fase iniziale con un potenziale di crescita significativo» rimarca McCulloch di Franklin equity group, «poiché esistono numerosi catalizzatori che aiuteranno il settore a evolversi. Quando si investe in questo tema, gli investitori dovrebbero considerarlo un investimento a lungo termine». Ma l’interesse per le società pharma e biotech coinvolte nella ricerca dei vaccini e nella produzione di farmaci anti Covid è tale che le loro azioni stanno entrando anche in prodotti di trading per prendere posizione sul loro rialzo o ribasso con una leva. È il caso dei turbo unlimited certificate con sottostanti azioni di aziende del settore farmaceutico, nello specifico Pfizer, Moderna e Gilead Science (produttrice dell’antivirale Remdesivir) lanciati da Bnp Paribas. «Finora non avevamo ancora allargato la nostra gamma ai farmaceutici» dice Nevia Gregorini, head of exchange traded solutions di Bnp Paribas corporate & institutional banking, «abbiamo scelto di farlo perché abbiamo notato un forte interesse, sicuramente legato alla pandemia. Più in generale, quest’anno abbiamo aperto al mercato americano, seguendo l’interesse crescente degli investitori italiani verso gli indici S&P, Nasdaq e Dow Jones e singoli sottostanti: l’apertura al pharma è l’ultimo step di questo percorso. Investire sui Turbo Unlimited consente agli investitori di accedere al mercato americano senza necessità di avere un intermediario che offra l’accesso alle borse Usa ed evitando i relativi costi di negoziazione». Di norma l’orizzonte giusto per investire resta quello più ampio. «Nell’ottica di lungo termine siamo entusiasti dell’enorme quantità di innovazione in atto» afferma McCulloch di Franklin equity group, «lo siamo particolarmente dei recenti progressi compiuti nelle aree della terapia genica e dell’editing genetico, dell’immuno-oncologia e dell’oncologia di precisione. Così come da nuovi meccanismi per affrontare le malattie con elevate esigenze mediche insoddisfatte, tra cui il morbo di Alzheimer, altri disturbi neurodegenerativi e la Nash (la forma più grave di steatosi epatica non alcolica, ndr)». Anche nel pharma più propriamente detto, lo scenario spinge a guardare l’orizzonte. «A lungo termine, si prevede che la crescita del settore sanitario sarà sostenuta da diverse forti tendenze demografiche globali» osserva Jeff Meys, senior portfolio manager di NN (L) Health care fund, «una popolazione mondiale in aumento e in progressivo invecchiamento e un’assistenza sanitaria nei mercati emergenti sempre più accessibile. Sembra probabile che la crisi di Covid-19 comporterà un’accelerazione delle tendenze attuali. Per questi motivi restiamo positivi per il medio e lungo termine».

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