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Risparmio

Attenzione al credito: l'opportunità di diversificare con gli illiquidi

Ragaini (Banca Generali): i risparmiatori non dovrebbero affidarsi esclusivamente ai titoli di Stato

Patrimoni: per gestirli c’è la Personal Advisory

Andrea Ragaini, vice direttore generale di Banca Generali

«È come una molla pressata da un carico enorme: nel momento in cui il peso viene rimosso, è pronta a schizzare verso l’alto. Non sappiamo quando, né in quale misura, ma un evento del genere accadrà, è incontrovertibile». Lo ha affermato Andrea Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali, in un’intervista al Sole 24 Ore, ricorrendo a una metafora per illustrare la situazione creata sui rendimenti dei titoli di Stato da anni e anni di crescenti interventi delle Banche centrali. E soprattutto per mettere in guardia i risparmiatori dai pericoli a cui andrebbero incontro continuando ad affidarsi esclusivamente a questa classe di investimento: da quello che lui stesso definisce un «rischio asimmetrico».

«Comprare reddito fisso e in particolare debito pubblico di Paesi industrializzati non è oggi attraente, perché i rendimenti sono talmente ridotti che è facile ipotizzare una perdita di potere di acquisto del portafoglio anche in caso di un moderato ritorno dell’inflazione nei prossimi anni. Può però diventare addirittura pericoloso, a maggior ragione nel contesto attuale in cui il debito pubblico dei Paesi industrializzati è lievitato al 115% del Pil» dice Ragaini, «Prima o poi nell’arco dei prossimi anni i tassi torneranno a salire, esponendo i sottoscrittori a perdite in conto capitale: un rischio non sufficientemente compensato da rendimenti in molti casi sono addirittura negativi». Ma dove il rischio è oggi invece compensato a sufficienza? Per Ragaini «Non lo è in genere il rischio di credito, se si escludono alcune aree come l’Asia o i Paesi emergenti. Lo è in parte il rischio di mercato che si corre sull’azionario, nonostante le valutazioni siano molto cresciute, in particolare in determinati settori. Ma l’attenzione va soprattutto agli asset privati, i cui prezzi incorporano un premio di illiquidità ancora di sicuro interesse. Le attività non quotate non possono essere smobilizzate con la stessa rapidità di titoli quotati su mercati pubblici, ma in cambio garantiscono all’investitore ritorni mediamente superiori. Un debito privato può per esempio offrire un rendimento fino a 200-300 punti base più elevato rispetto a un bond quotato con la medesima scadenza ed emesso da una società con lo stesso merito di credito». Ma i risparmiatori sono pronti per un passo così importante? «È il mercato che impone di cambiare l’allocazione del portafoglio, o almeno della sua parte strategica. E questo vale soprattutto per le famiglie italiane, tradizionalmente legate a un reddito fisso che adesso non esiste più. Certo, tutto ciò impone all’investitore un cambiamento di atteggiamento che non è semplice, e va anzi guidato. Occorre considerare l’asset illiquido con lo stesso approccio che si utilizza quando si acquista un immobile, per usufruirne o per metterlo a reddito: non si osserva ogni giorno il suo valore. Lo si esamina soltanto nel momento in cui lo si vuole vendere, tenendo presente che potrebbe essere necessario anche tempo per farlo» dice Ragaini.

Quanto alla durata dell’orizzonte temporale, «Dipende dal tipo di investimento, ma i prodotti più diffusi sul mercato prevedono una durata fra 5 e i 7 anni, con finestre temporali per riscattare parte del patrimonio dopo il quarto anno. È un orizzonte che permette al tempo stesso di sfruttare un premio di illiquidità che abbia un senso e di non scoraggiare il sottoscrittore imponendo immobilizzazioni per periodi eccessivamente protratti nel tempo». Gli asset privati possono dunque giocare in un portafoglio il ruolo di copertura ormai perso dai titoli di Stato? «Ritengo gli illiquidi più adatti a diversificare il budget di rischio, sottraendolo in parte alla componente legata al rischio di credito. Vanno quindi utilizzati in misura ridotta, non più del %del patrimonio. Ma possono avere una funzione ancora più rilevante: sono uno strumento importante per far affluire il denaro delle famiglie verso l’economia reale, creando un ponte che porta valore contemporaneamente a due risorse straordinariamente importanti del Paese: il risparmio privato e il tessuto delle Pmi. In questo il Private banking e la consulenza professionale possono giocare un ruolo cruciale, accompagnando il cliente verso il nuovo percorso di investimento e aiutandolo a evolvere e migliorare la cultura finanziaria» conclude Ragaini.

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