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Enasarco, ricorso d’urgenza
contro il colpo di mano nel cda

Le liste Fare Presto ed Artenasarco hanno depositato un atto urgente al tribunale, ex articolo 700, per sventare quanto accaduto il 28 dicembre nella riunione della commissione elettorale della fondazione che doveva nominare consiglieri d’amministrazione.

Enasarco, ricorso d’urgenzacontro il colpo di mano nel cda

Un ricorso d’urgenza contro il verbale della commissione elettorale della Fondazione Enasarco, in base all’articolo 700 del codice civile, è stato presentato al tribunale di Roma l’8 gennaio scorso dalle sigle aderenti alla lista Fare Presto! e Artenasarco, cioè Anasf, Assopam, Confesercenti, Federagenti e Fiarc. Obiettivo, ottenere il blocco del blitz con cui le altre sigle hanno condizionato la nomina del nuovo consiglio d’amministrazione. Si incardina, così, formalmente dove da tempo si temeva che sarebbe finita - cioè davanti alla magistratura - la battaglia per il governo della grande cassa previdenziale privata degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari.
Una battaglia che invece, se fosse stata condotta con le regole corrette della democrazia, avrebbe dovuto concludersi già in primavera e con una netta vittoria di Fare Presto!, che infatti con l’alleata Artneasarco ha ottenuto la maggioranza dei voti espressi dalla base. Ma non è bastato, contro la malafede.
E’ una storia tutta scandita all’insegna della dilazione, del difendersi “dalle elezioni” e non “nelle elezioni”, questa di Enasarco: una strada di retroguardia scelta dalla maggioranza uscente, capeggiata dalla Confcommercio ma incredibilmente sostenuta anche da qualcuno di Confindustria e Confapi, e portata avanti nelle pieghe di regolamenti inefficienti e nella forzata distanza del potere di controllo politico, preso in tutti i suoi effettivi dall’emergenza pandemica. Intanto, va ricordata la tattica dilatoria del vertice uscente, messa in atto per posticipare il voto dalla data prevista istituzionalmente, cioè le due settimane tra il 17 e il 30 aprile, al più avanti possibile nell’anno. Pretesto: l’impossibilità di fare campagna elettorale, indotta dalla pandemia. Panzana colossale, visto che lo Statuto Ensarco già prevede da sempre le elezioni digitali, che ad aprile l’intero Paese s’era ormai già riversato sulle videopiattaforme e che altre grandi realtà associative come l’Enpam hanno già votato tranquillamente in via digitale nello stesso periodo.
Sta di fatto che, nel periodo della “Prorogatio”, il consiglio Enasarco governa – e ha governato - solo per l’ordinaria amministrazione… il che naturalmente ha nuociuto agli interessi degli iscritti!
Alla fine, come Dio ha voluto, si è votato. E le liste collegate nella coalizione Fare Presto hanno preso il 51% delle preferenze. E i delegati eletti – sessanta persone – si sono suddivisi in liste per la successiva elezione dei 15 consiglieri d’amministrazione, il vero organo di comando dell’ente.
Ed è in questo snodo che sono maturate prima manovre puramente interdittorie e poi il colpo di mano. Le une: la lista che rappresenta Confcommercio dal lato delle imprese viene sottoscritta e depositata oltre il termine stabilito, ovvero alle 19 del 10 dicembre. Perché? Per poter plasmare la composizione delle liste stesse puntando a bilanciare i voti espressi dalla coalizione in vantaggio. Il che avrebbe forse portato a un impasse, con 6 eletti per parte e 3 consiglieri non eleggibili per il meccanismo dei resti. Per uscire da un simile stallo non sarebbero rimaste altre strade che una trattativa tra le parti o un appello al ministero, fermo restando la maggioranza dei voti di base raccolta da Fare Presto! ed Artenasarco.
Ed è qui che è scattata la malasorte, o piuttosto l’imboscata: e a questo punto di cosa si sia trattato – e meno male – lo deciderà la magistratura.
Ossia il 23 dicembre all’assemblea dei delegati uno dei soggetti eletto come delegato per la componente case mandanti/aziende con la lista Fare Presto! – Confesercenti, Romualdo Nesta – di cui era stata accertata la presenza da parte del Presidente e del Notaio verbalizzante in avvio dei lavori assembleari – ha avuto problemi tecnici di collegamento alla videoconferenza con lo smartphone e non ha potuto rispondere all’appello nominale del Presidente e di votare in prima battuta.
Dopo circa 7 minuti, è però poi riuscito a risolvere questi problemi ed ha quindi espresso la propria preferenza per una delle liste elettorali: ovviamente, la sua, Fare Presto-Confesercenti.
Il Presidente, che si era affrettato a chiudere le operazioni di voto senza neppure dare atto della sopravvenuta assenza telematica di Nesta, ha legittimamente preso atto del voto, che era stato comunque espresso prima del conteggio e della proclamazione conseguente e ha rimesso alla Commissione Elettorale la validità del voto di Nesta, registrato dal notaio, come prescrive lo Statuto. Si profilava insomma quell’impasse che sarebbe toccato ai ministeri dirimere.
E invece, macchè: il 28 dicembre, la Commissione elettorale – andando oltre il suo ruolo, secondo i ricorrenti – ha deciso di non conteggiare il voto di Nesta dando una maggioranza di un consigliere all’asse Confcommercio-Confindustria.
E per questo che, con l’articolo 700 depositato in tribunale, Fare Presto ed Artenasarco richiedono alla magistratura di accertare l’assoluta illegittimità del comportamento della Commissione Elettorale e di rimettere la palla al centro della partita. La tattica dilatoria sulla pelle della buona gestione di Enasarco adottata dalla maggioranza - uscente e oggi aspirante-rientrante causa bavaglio - continua a far sentire i suoi effetti nocivi sugli interesse degli agenti…
 

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