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Mps, ecco il piano strategico: 2 miliardi per salvarla e focus sulle Pmi

Il documento, visionato da Repubblica, è basato su tre pilastri: riposizionamento sulle Pmi del territorio; taglio dei costi, con la chiusura di 100 filiali; rafforzamento del bilancio

Moody’ bastona ancora il Monte dei Paschi

L’iniezione di mezzi freschi per 2 miliardi «nel 2021», anno che dovrebbe chiudere con 562 milioni di rosso, e la rapida focalizzazione regionale della banca per concentrarsi sulle Pmi, il controllo dei costi con 2.670 esuberi (di cui 900 a Siena) e la resilienza patrimoniale, anche ballando da sola. È quanto prevede il piano strategico al 2025 del Monte dei Paschi, secondo quanto riportato da Repubblica che ha avuto modo di visionarlo. Il tutto in un contesto «particolarmente incerto», ma che in ogni caso permetterebbe di rispettare - pur se di soli 190 milioni, 30 punti base di capitale “Cet 1” - i requisiti minimi di capitalizzazione. Quelli che la perdita 2020 a nove zeri ha in prospettiva violato, obbligando la banca a rimediare (il cda del 28 dirà come).

Secondo Repubblica il documento è in tre parti: tanti sono i pilastri del riassetto, chiamato a «creare valore già dal 2021, con rischi di esecuzione minimi»: anche se solo dal 2022 la banca tornerà in utile (di 41 milioni), poiché quest’anno si prevede di perdere 562 milioni, per nuovi accantonamenti su crediti e 500 milioni di oneri di ristrutturazione.
Il primo pilastro è il «riposizionamento sui clienti prioritari», ossia le Pmi dei territori della banca, cui andrà la quota crediti aggiuntiva di 450 milioni di capitale e almeno 200 dipendenti, tolti a «grandi imprese, enti e clienti chiave», destinati a un dimezzamento degli impieghi dai 10,6 miliardi 2020 a 5,5 nel 2025. Sono i loro crediti a mancare nel tempo, riducendo da 86 a 81,2 miliardi i finanziamenti netti ai clienti nell’arco di piano. Il perno del recupero di redditività, per portare il Roe oggi negativo al 6,3% del 2025, più che i crediti sono le commissioni: +4% composto annuo, a fronte di un ambizioso +7% medio annuo delle masse gestite, «sostenute dalla conversione del risparmio amministrato».
Il secondo pilastro è la «semplificazione del modello operativo»: che poi vuol dire spendere meno. Nel periodo chiuderanno 100 filiali Mps portando a 1.320 il totale, e i dipendenti dovrebbero ridursi a 18.880, 2.670 meno degli attuali. La “dieta” sarà più grande nella direzione generale della banca a Siena, dove già al 2023 i dipendenti sono visti calare del 18%, a 4.096. Il costo medio per lavoratore oggi di 64.800 euro annui, sarà calmierato, salendo a 66.300 nel 2023, che è il 6% in meno dei quasi 70 mila a cui porterebbero gli aumenti inerziali previsti dal contratto nazionale bancario. La riduzione degli organici, e più dei costi, passerà anche per «la semplificazione del governo delle società controllate Widiba, Mps Capital Services, Mps Leasing & Factoring», peraltro con la fusione tra le ultime due.
Il terzo pilastro punta a rafforzare il bilancio Mps e «migliorare ulteriormente la gestione dei rischi». Oltre ai 2-2,5 miliardi di aumento in cantiere, si prevede un cuscinetto patrimoniale da 1,3 miliardi in autofinanziamento (a partire dal 2023), più 400 milioni derivanti da cessioni e ottimizzazione di attivi. Il capitale servirà anche ad assorbire le perdite su crediti post pandemia: gli Npl, scesi a 4,1 miliardi per la recente cessione di 8,1 miliardi ad Amco, risaliranno a 5,8 quest’anno, e a 6,8 nel 2025, per un’incidenza del 7,4% sugli attivi. Meglio della media delle banche italiane oggi; ma peggio del 5% che la Bce auspica. Nel piano è anche stimato uno «scenario avverso», per cui i flussi di default 2021-23 salirebbero da 5 a 5,3 miliardi, portando al minimo il Cet 1 e con «un’eventuale emissione di bond At1» per supportare il patrimonio. In vista delle cifre definitive sulla ricapitalizzazione, da approvare il 28 e comunicare alla Bce a fine gennaio, sul piano Mps è aperto il confronto con l’Antitrust europeo, dovuto perché la banca è sotto aiuti di Stato.

 

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