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scenari | Notz Stucki

2028, il sorpasso della Cina sugli Usa

"La Cina può essere un’area interessante a cui dedicare una piccola porzione del proprio portafoglio, anche se, tuttavia, dovremmo considerare due aspetti, uno positivo e l'altro negativo".

La lotta all'inflazione bassa ha le armi spuntate

"Già prima che la pandemia scoppiasse, il mondo obbligazionario era caratterizzato da tassi di interesse vicini allo zero o addirittura negativi, ovvero con rendimenti per gli investitori che divenivano sempre più bassi col passare del tempo". Il commento di Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki.

Successivamente, la straordinarietà della situazione ha voluto che governi e banche centrali iniettassero nel sistema economico una grossa quantità di cash, incrementando le pressioni al ribasso sui rendimenti delle obbligazioni Plain Vanilla. Tuttavia, si deve fare un’ulteriore considerazioni.

Secondo alcuni analisti, l’abbondanza di liquidità potrebbe portare anche ad un’importante conseguenza su cui porre attenzione per il futuro: il rialzo dell’inflazione, ovvero un’insidia per il mondo obbligazionario a tassi zero. Per avere più chiara la situazione, osserviamo il grafico rappresentato.

Esso raffronta l’andamento del rendimento decennale osservabile sui Treasury a 10 anni (ovvero i Titoli di Stato Usa) e le aspettative di inflazione stimate, ad oggi, sullo stesso periodo. L’ultima osservazione fa riferimento al 12 gennaio e il messaggio del grafico è chiaro: i tassi di interesse reali, che si ottengono sottraendo al tasso di interesse nominale, pari a 1,18%, l’aspettativa di inflazione, pari a 2,08% (nel caso preso in esame la differenza è -0.9%), sono chiaramente in territorio negativo. Ciò significa che ad oggi un investimento nel Titolo di Stato Usa non è in grado di proteggere il proprio risparmio dall’inflazione attesa e questo scenario ormai si protrae da Aprile.

L’inflazione, dunque, sarà una realtà contro cui dovremo scontrarci in futuro. Ma la domanda è: quanto rapidamente ritornerà? Secondo lo scenario peggiore, si ritiene che se dovesse tornare improvvisamente ad un tasso del 4-5% circa già nei prossimi anni, alcune asset class potrebbero soffrire pesantemente, tra cui, soprattutto, i bond a tassi reali negativi.

Dunque, come agire con riguardo alla parte obbligazionaria del portafoglio? Da parte nostra crediamo che anche per il 2021 un focus importante dovrà essere dedicato alle obbligazioni convertibili. Il mercato dei convertibles nel 2020 è stato particolarmente attivo, a tal punto che lo scorso anno è stato registrato un record di emissioni globali, la cui stima è ben superiore ai 150 miliardi di dollari. Tali strumenti risultano particolarmente attraenti grazie alla propria flessibilità, poiché costituiscono un ibrido tra obbligazioni e azioni.

Ciò significa che, da un lato, offrono una protezione al ribasso (downside) nella forma di obbligazioni Plain Vanilla, mentre dall’altro, conferiscono una potenzialità di rialzo (upside) grazie alla possibilità di conversione in titoli azionari. E noi, in particolare, preferiamo adottare un approccio difensivo, affidandoci a gestori specializzati che si concentrino sul controllo della volatilità e che sappiano costruire un’opportuna diversificazione con emittenti ed emissioni di qualità. 

La crescita cinese come opportunità

Mentre il resto del mondo fa i conti con una pesante recessione che renderà il 2020 un anno storico per l’economia mondiale, la Cina prosegue la sua crescita quasi indisturbata, aggiudicandosi una fetta maggiore del PIL globale che, secondo alcune stime, diventerà progressivamente sempre più grande col passare degli anni.

Si osservi il grafico: esso rappresenta le proiezioni del peso del PIL cinese su quello globale, ponendo un confronto tra le stime pre-Covid e post-Covid. Si evidenzia, innanzitutto, come prima della pandemia la crescita rispetto agli altri Paesi fosse già significativa ed ora, grazie ad una miglior efficienza nella gestione della crisi sanitaria, il colosso asiatico potrebbe addirittura averne accelerato il passo. A margine del 2020, dunque, la Cina ricoprirà una fetta del Pil mondiale pari al 14,5% circa, anziché 13,9%.

Inoltre, secondo le proiezioni, nel 2024 la fetta potrebbe salire già quasi al 16%, rispetto ad un 15% stimato prima della pandemia, col risultato che la Cina potrebbe sorpassare l’economia statunitense nel 2028, ovvero con un anticipo di due anni rispetto alle stime pre-Covid. E non ci dimentichiamo che nel corrente 2021 la crescita economica potrebbe spingersi addirittura fino all’8%, con sostegni importanti che provengono dai consumi, dagli investimenti in costante crescita e da un incremento delle esportazioni.

Pertanto, noi crediamo che la Cina possa essere un’area interessante a cui dedicare una piccola porzione del proprio portafoglio, anche se, tuttavia, dovremmo considerare due aspetti, uno positivo ed uno negativo. Per quanto riguarda il primo, segnaliamo come essa offra delle opportunità attraenti anche nei migliori trend di investimento che riguarderanno i prossimi decenni ed uno su tutti riguarda le Clean Energy.

Infatti, non solo Usa ed Europa hanno definito degli obiettivi ambiziosi riguardo alla riduzione delle emissioni di carbonio, ma anche il Dragone: il Presidente Xi-Jinping ha definito una deadline per raggiungere la Carbon Neutrality, ovvero il 2060. In particolare, ci si attende uno sviluppo sostenuto dell’energia solare, che, entro quella data, potrebbe registrare un incremento della capacità fotovoltaica tra le 50 e le 100 volte superiore rispetto a quella attuale. Il secondo aspetto, invece, riguarda un punto d’attenzione.

Si ricordi, infatti, che la guerra commerciale con gli Usa ad oggi non è finita ed anche con Biden i rapporti potrebbero continuare a deteriorarsi. Pertanto, per investire in quest’area riteniamo sia opportuno affidarsi a gestori locali che applichino strategie Long/Short, sfruttando la loro expertise per raggiungere il duplice obiettivo di selezionare le opportunità più redditizie nel lungo termine e di limitare i rischi derivanti dalla Trade War.

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