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Banche centrali

Diana (AcomeA), “Quando l’ambiguità è necessaria”

Come previsto, la Bce lascia i tassi invariati. La politica monetaria resta quindi “molto accomodante” confermando gli acquisti in ambito Pepp almeno fino al marzo 2022. Ma la Banca centrale sta di fatto già adottando una politica di controllo della curva dei tassi

Coronavirus, Lagarde: "Calati i rischi di crisi finanziaria"

Il presidente della Bce Christine Lagarde

Nella riunione di eri del Consiglio direttivo, la Banca centrale europea non ha sorpreso il mercato annunciando novità di politica monetaria. La Bce ha infatti deciso di mantenere invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la Banca centrale, rispettivamente a 0,00%, 0,25% e -0,50 per cento. Il Consiglio ha quindi, “deciso di riconfermare l’orientamento molto accomodante della sua politica monetaria“, è scritto nel comunicato, e di proseguire con gli acquisti nell’ambito del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pepp) con una dotazione finanziaria totale di 1.850 miliardi di euro, e di “condurre gli acquisti netti di attività nell’ambito del Pepp almeno sino alla fine di marzo 2022 e, in ogni caso, finché non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus”.

Secondo alcuni strategist rimane però un alone di ambiguità. Come spiega Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA Sgr, nel comunicato la Bce si riferisce alla necessità di preservare “condizioni finanziare favorevoli”, lasciando un linguaggio molto vago. A Christine Lagarde è stato infatti chiesto di definire con più precisione in che cosa consistano queste “condizioni finanziarie” e di esprimersi sul fatto che il Pepp aiuti a comprimere il rischio Paese anche laddove questo sia legato a questioni politiche, non pandemiche, e il riferimento all’Italia era esplicito. “In un capolavoro di eloquenza ambigua, la Lagarde ha risposto a queste domande dicendo che il suo approccio alle condizioni finanziarie è di tipo olistico, e include rendimenti governativi, corporativi, condizioni creditizie – spiega Diana - In sostanza, la Bce non guarda un singolo indicatore. E per questa ragione la Lagarde non ritiene né opportuno né necessario commentare gli spreads di un Paese, in particolare l’Italia”.

Questo set di indicatori rappresenta la “bussola” che la Bce usa per navigare. L’àncora, come spiega Diana, rimane come sempre l’inflazione. Ma quanto peso si assegnerà a ogni componente delle condizioni finanziarie? Ed è vero o no che la Bce sta di fatto già adottando una politica di controllo della curva dei tassi (Yield Curve Control)? “Con ogni probabilità la Lagarde non risponde perché non vuole, ma anche e soprattutto perché non può – dice Diana – E questo perché l’urgenza pandemica ha creato una forte unità di intenti all’interno del consiglio Bce nel corso del 2020, ma probabilmente rimangono importanti divergenze sull’orizzonte temporale degli acquisti e sulle condizioni di uscita dal Pepp”. “Finché l’inflazione rimane bassa e le economie deboli – aggiunge Diana - questa ambiguità non rappresenta un problema. Al contrario, offre alla Bce tempo prezioso per risolvere internamente queste tensioni, probabilmente usando la strategy review”. “Nel frattempo, il controllo della curva dei rendimenti (implicito o esplicito), tramite la promessa di acquisti su scala massiccia, rimane il modus operandi della Bce al fine di finanziare una politica fiscale espansiva”, conclude Diana.

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