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L’inguacchio di GameStop
i social all’attacco della Borsa

Perché nel terremoto che ha sconvolto Wall Street il più pulito ha la rogna. Perché alla speculazione sanguinaria dei ribassisti non si dovrebbe rispondere con follie uguali e contrarie; perché invece dopo aver devastato la politica le cavallette della rete stanno iniziando a corrodere la finanza.

L’inguacchio di GameStopi social all’attacco della Borsa

Una rissa da film della Marvel, tra pochi ricchissimi grandi delinquenti legalizzati e un esercito di piccoli aspiranti delinquenti.
E’ questa la sintesi – un po’ estrema, ma sostanzialmente realistica – del casino planetario divampato a Wall Street attorno al caso Gamestop. Roba che se la si potesse cancellare in un gorgo tirandoci sopra uno sciacquone digitale sarebbe assai meglio. Ma così non è. Il fenomeno è appena iniziato, proseguirà. E fin quando non tanto le autorità (si fa per dire) finanziarie americane ma la politica, quella che secoli fa aveva la “p” maiuscola, non si sveglieranno dalla loro ibernazione e non interverranno a rimettere al primo posto, sempre, il bene comune, si continuerà ad andare di male in peggio.
Detto questo, si può provare a spiegare qualcosa di questo infernale terremoto sul niente che ha sconquassato Wall Street? Proviamoci.
Alla base di tutto c’è una crisi aziendale chiara-chiara, di una catena di negozi fisici, appunto Game Stop, che vende videogiochi. Ora: vi ricordate Blockbuster? Quando la tecnologia, quella buona, ha dimostrato che non aveva senso ingolfarsi la casa di vhs prima e dvd poi perché i film si vedono magnificamente in streaming o scaricando dei file che non occupano spazio fisico, Blockbuster è saltata. Pace all’anima sua.
Perché mai non dovrebbe saltare anche una catena di inutili negozi fisici di videogiochi, utilizzati in larga prevalenza da Millennials, postmillennials e ragazzini che non hanno proprio alcuna consuetudine con i negozi fisici? Mistero. Infatti, Game Stop, come azienda, va peggio che male. E il suo titolo, inopinatamente quotato (ma si sa, in Borsa con un po’ di faccia tosta si possono da sempre quotare anche gli escrementi) è andato a rotoli.
Qui s’innesca la rissa. Già perché entrano in campo alcuni hedge fund specializzati nel gioco al ribasso. Per chi non lo sapesse, il ribassismo è un comportamento borsistico, lecito, che somiglia moltissimo a una scommessa alla roulette, a spese di terzi ignari. Funziona così: io ritengo che il titolo della società X, quotato 10 euro, ne valga in realtà soltanto 2, e pur senza averne in cassaforte ne vendo un grosso quantitativo al prezzo di 5, impegnandomi a consegnarlo a scadenza a chi lo acquisterà. Ovviamente, se il titolo non scende effettivamente almeno a 5, quando dovrò consegnarlo per procurarmelo dovrò comprarlo sul mercato a un prezzo superiore ai 5 ai quali l’ho venduto, e quindi ci rimetterò. Se invece il titolo scenderà sotto i 5, io lo comprerò a un prezzo inferiore a quello al quale l’ho promesso, e quindi intascherò un guadagno. Chiaro?
Dov’è l’inghippo? Che questa mia mossa in Borsa si viene a sapere, sempre; e quando il mercato scopre che c’è qualcuno che sta vendendo a 5 la società X che fino a quel momento è scambiata a 10, tutti si precipitano a vendere prima che sia troppo tardi, facendo perdere quota al titolo bersagliato ancor più di quanto meriterebbe. In questo modo io ottengo l’effetto voluto, cioè di poter acquistare il titolo a un prezzo inferiore a quello al quale l’ho promesso.
Perché il ribassismo è un comportamento intrinsecamente speculativo e nocivo? Non perché nasca da una valutazione negativa di una determinata società: quella, se ben ponderata, è arcilecita. E’ speculativo e nocivo perché, per essere efficace e far guadagnare chi si pone al ribasso, occorre che questa attesa di ribasso sia propalata al massimo sul mercato e si “autoavveri” cioè determini il risultato voluto dal valutatore.
E’ un tipico effetto-sciacallo: ti ferisco per indebolirti e quando sarai esangue ti sbranerò. Delinquenziale? Eticamente, non c’è dubbio che lo sia. Ma sono questi aspetti grigi, per non dire vomitevoli, che creano il mito della Borsa e attraggono continuamente nuovi adepti sprovveduti e disposti a farsi spennare.
Nel caso di GameStop è andata più o meno così. Crisi aziendale, sfiducia, ribassisti, titoli rasoterra.
Finchè è partito il fenomeno nuovo. Una quantità sterminata di investitori al dettaglio, anche loro sprovveduti - che però comprano e vendono titoli con grande facilità su alcune piattaforme digitali nuovissime tra cui una eloquentemente battezzata Robinhood perché propugnerebbe una sorta di eguaglianza finanziaria un po’ utopistica e un po’ cialtrona – hanno cominciato a gasarsi l’un l’altro sostenendo nelle loro community sui social media che gli hedge fund ribassisti scatenati contro GameStop fossero in grave torto nella loro valutazione e volessero speculativamente distruggere l’azienda pur di guadagnarci (verissimo, se no che delinquenti sarebbero?).
E qui è partito il passaparola per cui tutti si sono messi a comprare e comprare e comprare titoli GameStop, facendo balzare la quotazione a livelli stratosferici, da dove poi è precipitata, per poi risalire e adesso è lì che va su e giù. Distrubuendo a casaccio perdite e guadagni. E nuocendo gravemente alla Borsa nel suo insieme, alla sua credibilità e a chi ci investe seriamente credendoci, perché i fondi ribassisti, per finanziare le perdite accusate su GameStop, hanno dovuto vendere anche titoli buoni, deprimendoli senza ragione.
Tutto questo non c’entra nulla con il valore reale dell’azienda GameStop, le sue possibilità di sopravvivenza, le sue riserve finanziarie, la qualità della sua gestione, la possibilità che generi utili, che paghi dividendi… non c’entra assolutamente nulla! Il movimento corale di acquisti nato sul web è del tutto distante dalle valutazioni econometriche reali sulla società. Non ci capiscono niente.
Proprio come il vecchio parco buoi, sono soggetti inconsapevoli: solo che queste sono mandrie di bisonti che corrono all’impazzata travolgendo tutto quello che incontrano, spinte dallo stesso parossismo ignorante e beota che ha animato i trumpiani estremisti a Capitol Hill o gli anti-trumpiani che hanno sabotato su TikTok il comizio dell’ex presidente. Un potere di piazza decorrelato da qualunque pensiero strutturato, puro malpancismo o entusiasmo emozionale, senza costrutto né pensiero.
Nota a margine: i rialzisti di GameStop si sono trovati a fianco Elon Musk, che li ha incitati a tener duro contro i ribassisti! Essendo lui, Elon, l’incarnazione del rialzo folle, viste le quotazioni demenziali raggiunte dalla sua Tesla, azienda che vive di provvidenze pubbliche, o dalla sua SpaceX che fornisce la Nasa, pubblica anch’essa.
Che c’è di male in tutto questo? In un’ottica di lungo termine,  nulla.
Però, se fossimo in un mondo sano di mente anziché fuori di testa, alla speculazione selvaggia e devastatrice degli hedge fund si dovrebbe rispondere con regole nuove e più severe, non certo con reattività sudate e ignoranti di gente che alla fine si fa male e perde quattrini, propri e altrui. Ma non c’è niente da fare: il mondo sviluppato deve bere fino in fondo il calice amaro del sommarismo social, che dopo aver devastato la politica, trasformandola in una corrida di leader digitali, ora – come le cavallette – sta aggredendo la Borsa. E ricordiamocelo, ora per domani: questo siparietto di GameStop è niente rispetto al disastro che va avanti da anni sulle criptovalute, un mondo a metà tra la speculazione, la malavita organizzata e l’eversione.
Batterà mai un colpo serio la politica su questi temi? Non contiamoci. La politica dipenderà sempre di più dal peggio dei social, prima di emanciparsene: ci vorranno anni, forse decenni. Nel frattempo, prudenza. Massima prudenza. Robinhood in Borsa non s’è mai visto, chi dice di esserlo è sempre della stessa pasta, se non peggiore, dei cattivoni che vuole censurare.
 
 

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