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Menon (Consultique Scf), “Trader al contrattacco dopo lo short cominciato con l'accordo GameStop-Microsoft”

Dopo la partnership con il gruppo di Redmond, gli hedge fund hanno aumentato le posizioni “al ribasso” sul titolo. Secondo l’analista l’operazione era invece interessante e poteva risollevare le sorti dell’azienda, dopo anni in difficoltà. Intanto Goldman Sachs indica che i piccoli investitori possiedono oltre un terzo del mercato azionario Usa

L’inguacchio di GameStopi social all’attacco della Borsa

La parabola di Gamestop sembra essersi fermata lunedì 1 febbraio, quando il titolo è crollato sotto la linea dei 100 dollari per poi immettersi su un piano inclinato. Ma la comunità di "redditer" continua a seguire l’indicazione “Hold the line. Don’t give up hope”, ovvero tieni la linea e resta lungo sul titolo in attesa dell’inevitabile chiusura delle posizioni short degli hedge fund. La community di r/wallstreetbets di Reddit si domanda infatti come sia possibile che Gme sia passato da 325 dollari di venerdì 29 gennaio a meno di cento nel giro di un weekend se è vero che i piccoli trader non hanno abbandonato l’obiettivo di portare GameStop “sulla Luna”. Difficile rispondere, e altrettanto difficile è capire se la comunità è davvero compatta, se subisca l’effetto delle disfunzioni delle piattaforme di trading online, se l’inevitabile bolla sul titolo sia già scoppiata (come sembrerebbe), oppure – e questa è la tesi dei trader - se sia in atto qualche contromossa che faccia passare ai piccoli trader la voglia di organizzare crociate o manovre di salvataggio sgradite. In ogni caso, fatale per il ridimensionamento di Gme è stato lo stop alle vendite e scambi del titolo decisa dalla piattaforma Robinhood e da molte altre, con la prima già sotto indagine della SEC (la vigilanza sulla Borsa americana) nei mesi scorsi con l’accusa di non riuscire a fornire la migliore esecuzione promessa delle negoziazioni.

Certo è che Wall Street deve fare i conti con un nuovo soggetto in grado di condizionare i mercati e mettere in difficoltà non solo i potenti hedge fund, ma anche i fondi di investimento e altre istituzioni finanziarie. Goldman Sachs ha recentemente stimato che i singoli investitori possiedono più di un terzo (36%) del mercato azionario statunitense, che vale 57 trilioni di dollari, numero destinato a crescere, grazie all’aumento di piattaforme di trading basate sulle app, come appunto Robinhood, che tra l'altro si appresta alla quotazione. A questo punto analizzare il fenomeno del social-trading diventa due volte importante. “Il movimento di r/wallstreetbets sembra in larga parte di tipo antisistema, nel senso che non si trova un solo post nella pagina che analizzi i titoli o le commodities preferite da un punto di vista fondamentale o anche tecnico”, racconta Piermattia Menon, analista dell'Ufficio Studi e Ricerche di Consultique SCF. Ciononostante, continua l’analista, i titoli sottostanti non sono presi a caso, ma sono tutte azioni di media/piccola capitalizzazione sulle quali alcune categorie di hedge fund (i ribassisti) scommettono essenzialmente sul fallimento dell’azienda, o su un forte ribasso nel caso di commodity. “Il punto fondamentale nel comportamento dei redditers è che gli hedge fund scommettono al ribasso per importi superiori alla stessa capitalizzazione delle società interessate, in pratica forzando il mercato al ribasso”, spiega Menon.

In altre parole, anche se manca l’analisi fondamentale c’è una logica di investimento che guida la truppa dei trader. Nel caso GameStop, per esempio, la logica di investimento è evidente. Come spiega Menon, quando è stata annunciata una partnership con Microsoft lo scorso ottobre, gli hedge fund ribassisti hanno incrementato le loro posizioni short nonostante si trattasse di un'ottima notizia per la società. “Secondo i redditers gli hedge cercavano di affossare artificiosamente le quotazioni del titolo - spiega l'analista – E i redditer, sfruttando i medesimi principi di mercato ma al contrario, hanno acquistato questi titoli per farne salire il prezzo fino al momento in cui gli hedge fund non sono stati costretti a ricoprirsi”. In altre parole, dato che gli hedge sono esposti più della capitalizzazione dell’azione - e che quindi non ci sono abbastanza azioni per coprire la posizione - si scatena una gara tra gli stessi hedge fund per accaparrarsi le azioni a qualsiasi prezzo, poiché - come è noto - non esiste un valore massimo per un'azione.

Secondo Menon, la conferma che il guadagno non è l’unico driver di questi investitori è il fatto che chi sta perdendo soldi (anche centinaia di migliaia di euro) dichiara nei post di non voler uscire dalla posizione e incita gli altri a sopportare anche delle perdite per il fine dell’operazione. “Non ci è del tutto chiaro - dice Menon - se ci sia qualcuno che manovra da dietro le quinte e che, sulla scorta di quanto si faceva con le penny stock, sostanzialmente incita questi pump&dump, oppure se effettivamente il movimento sia spontaneo. Ma è evidente che, in qualsiasi caso, quando passerà il focus sul titolo, questo verrà riportato dalle forze di mercato a un valore più consono ai fondamentali. E quindi qualcuno inevitabilmente perderà dei soldi, anche se non sappiamo quando”. Sicuramente, osserva ancora Menon, la vicenda pone due questioni. In primo luogo se un’azione coordinata ma decentrata - che può essere paragonata a certi tipi di attacchi ai sistemi informatici - possa in qualche modo costituire un abuso di mercato ed eventualmente contro chi si debba agire. In secondo luogo, "Se sia prudente per la tutela del risparmio privato concedere agli hedge fund di adottare strategie che possono esporre a perdite illimitate senza forme di copertura, e se effettivamente questi fondi siano in grado di approfittare di posizioni dominanti per influenzare i prezzi dei titoli", conclude Menon.

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