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Diana (AcomeA Sgr), “La resa dei conti è ancora lontana. Il 2020 non è ancora finito”

C’è un divario molto ampio tra finanza ed economia reale se consideriamo i livelli di Pil e i valori nominali di alcuni comparti, per esempio, del mercato azionario. Ma, secondo lo strategist, i criteri di valutazione tradizionali degli asset non valgono oggi a causa proprio di tutta la liquidità già immessa nel sistema e di quella potenziale ancora ferma nei conti correnti e nei fondi a basso rischio

Diana (AcomeA Sgr), “La resa dei conti è ancora lontana. Il 2020 non è ancora finito”

Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR

Dilaga tra gli strategist l’opinione che il valore nominale degli asset sia gonfiato e che prima o poi si giungerà a una resa dei conti. Le variabili in campo sono sempre tante, ma a causa del virus corona-Sars questa volta ci vorrebbe un ticket per il futuro per capire se e quando la bolla potrebbe scoppiare. “La prima cosa da considerare prima di giudicare il livello attuale delle valutazioni è che siamo davanti a grandezze di liquidità mai viste a causa della reazione coordinata e decisiva delle Banche centrali e alle politiche fiscali espansive volte a scongiurare la peggiore recessione dal Dopoguerra”, afferma Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA Sgr. “Da un punto di vista macro economico – aggiunge Diana - ciò era necessario perché la recessione non è stata provocata da bolle come nel 2008, ma da una pandemia, alla quale si è risposto con severi lockdown che hanno provocato stop produttivi e un forte calo della domanda. E in questo contesto l’unica reazione ragionevole era sostenere tutti, sia famiglie che imprese”.

Anche l’Europa, che è sempre stata accusata di essere lenta e sclerotica nell’azione, ha preso nello spazio di sei mesi decisioni fino a prima impensabili, come la sospensione del fiscal compact, accompagnato da Qe, PePP e infine il Recovery fund. E così nel 2020 i deficit hanno subìto un’espansione strutturale quasi doppia rispetto alla crisi del 2008 e l’imponente risposta monetaria ha fatto salire il bilancio della Fed di 15 punti percentuali fino a giungere al 35% del Pil, e il bilancio della Bce di oltre il 20% superando il 60% del Pil. Che cosa resta quindi della pandemia? Deficit alti e tantissima liquidità. “Ciò ha avuto effetto prima sulle obbligazioni, e in seconda battuta su tutti gli asset. Il Qe ha infatti abbassato tutta la struttura dei tassi e ingigantito le valutazioni delle aziende”, dice Diana. Che spiega: “Il passaggio da un asset all’altro ha portato alla propagazione del Qe anche ad altre asset class diverse dall’originale, in particolare l’azionario, i Mercati Emergenti e le valute di rischio”.

Detto questo, secondo Diana, c’è effettivamente un golfo molto ampio tra finanza ed economia reale se consideriamo i livelli di Pil e i valori nominali di alcuni comparti, per esempio, del mercato azionario. Ma è anche vero che i criteri tradizionali di valutazione non valgono oggi a causa proprio della liquidità immessa nel sistema. “Molta della liquidità creata con gli stimoli fiscali è finita nei conti correnti e nei fondi di basso rischio (si parla di oltre 4 trilioni di dollari), ed è fonte potenziale di liquidità futura che potrebbe rientrare sui mercati”, dice Diana. In altre parole, il 2020 non è affatto finito. Così come non sembrerebbe finito l’esperimento delle Banche centrali che nel 2021 sarà più lento, ma inciderà comunque per altri 12 punti di Pil per la Fed e 6-7 punti per la Bce. “Considerando tutta la liquidità che verrà creata nel 2021 diventa ancora più difficile individuare criteri di valutazione per il nominale – dice Diana - Il nostro approccio è quindi capire la direzione che prenderà tutta questa liquidità, che probabilmente è quella di alcuni Mercati Emergenti e anche del debito emergente”. Conclusione? Il cambio di paradigma, o la resa dei conti, arriverà solo quando le Banche centrali si fermeranno. E, come aggiunge Diana, “I ritorni finanziari quest’anno non saranno importanti come quelli del 2020, ma già nel secondo trimestre molte economie potrebbero crescere a due cifre”.

 

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