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Saint-Georges (Carmignac), “La ripresa ci sarà, ma forse sarà di breve durata"

L’enorme massa monetaria ha favorito soprattutto i prezzi degli asset finanziari, che hanno registrato una forte inflazione aggravando le disuguaglianze tra bassi redditi e grandi investitori. E il rimbalzo economico sarà accompagnato da una debolezza del quadro occupazionale e dalla probabile persistenza di un clima di apprensione, che rischiano di frenare i consumi

Didier Saint-Georges (Carmignac), “Ripresa fragile e disomogenea”

Didier Saint-Georges, Managing Director e Membro del Comitato di Investimento Strategico di Carmignac

Oggi nel mondo degli investimenti, quasi tutto - i tassi, ma anche i corsi azionari e il destino dei circa 18mila miliardi di debito sovrano con tasso negativo - dipende da come evolverà l’inflazione. E per la prima volta da oltre dieci anni questo suscita preoccupazione. L’avvertimento lanciato da Milton Friedman, secondo cui stampare moneta alimenta la domanda determinando un aumento dei prezzi al consumo, si scontra il fatto che, dopo dieci anni di Qe, l’inflazione non solo non si è impennata, ma continua a scendere al punto di far temere una lenta deriva verso la deflazione. Perché è accaduto? “Il denaro creato non è potuto affluire all’economia reale attraverso le banche, ma è rimasto bloccato nel sistema finanziario: le banche, indebolite e soggette a una sorveglianza rigorosa, non erano infatti disposte a concedere prestiti e il settore privato tendeva a ridurre il debito piuttosto che ad aumentarlo", spiega Didier Saint-Georges, membro del comitato strategico di investimento di Carmignac. Che aggiunge: "A questo punto questa manna monetaria ha favorito principalmente i prezzi degli asset finanziari, che hanno registrato una forte inflazione”. Non solo. L'effetto non secondario di tale meccanismo è stato quello di aggravare le disuguaglianze tra bassi redditi e grandi investitori, "alimentando una crescente ribellione contro la gestione di un problema economico esclusivamente attraverso la politica monetaria”, aggiunge Saint-Georges.

A fronte di questo contesto, nel 2020 l’attività economica si è paralizzata, con le Banche centrali nuovamente in campo per evitare il peggio e i governi che abbandonano subito qualsiasi velleità di ortodossia di bilancio e, al prezzo di un deficit e di un sovraindebitamento senza precedenti, si assumono l’onere di sostenere direttamente il settore privato. "La liquidità questa volta non resta bloccata, ma riesce a raggiungere imprese e risparmiatori, che registrano un aumento del tasso medio di risparmio a causa delel minori occasioni di spesa", dice Saint-Georges.

A questo punto sorgono due domande. La prima riguarda il breve termine: con la riapertura delle economie il risparmio accumulato innescherà un recupero, con un rinnovato desiderio di consumare che spingerà i prezzi al rialzo? “Supponiamo che i consumi riprendano nel secondo trimestre 2021, la velocità alla quale aumenteranno rispetto alla primavera del 2020 potrebbe essere esplosiva - dice lo strategist - “Ma sarà tuttavia di breve durata: la debolezza del quadro occupazionale e la probabile persistenza di un clima di apprensione rischiano di frenare i consumi, ma soprattutto, la maggior parte dei servizi non consumati non potrà essere recuperata”.

La seconda domanda riguarda il lungo periodo. Il coinvolgimento dei governi nel 2020 potrebbe essere interpretato come un contraltare del cambio di regime iniziato quarant’anni fa con l’era “Reagan-Thatcher”: retromarcia dello Stato, riduzione delle imposte, della regolamentazione e soprattutto dell’inflazione. Questa eventualità è nettamente rafforzata dal recente cambio ai vertici a Washington. L’Amministrazione Biden, in particolare con la nomina di Janet Yellen al ruolo di Segretario al Tesoro, ha adottato un programma volto principalmente a ridurre le disuguaglianze, grazie alla ridistribuzione della ricchezza a favore delle classi più deboli, in particolare attraverso la fiscalità", dice Saint-Georges. Tutto ciò - spiega lo strategist - è potenzialmente inflazionistico, questa volta non attraverso l’espansione della domanda bensì per l’aumento dei costi. "Una tendenza deflazionistica durata quarant’anni (o anche solo dieci, volendo risalire al 2009) non può invertirsi dall’oggi al domani - spiega Saint-Georges - Le forze deflazionistiche della tecnologia, della demografia e del sovraindebitamento restano potenti. Ma sarà difficile una retromarcia dei governi dopo l’abbandono dell’ortodossia di bilancio, in un contesto di forte pressione popolare". "I mercati potrebbero iniziare da quest’anno ad anticipare un cambio di regime orientato verso una maggiore crescita, ma con margini e libertà inferiori per le società; maggiore reddito, ma più inflazione per i lavoratori dipendenti. E di sicuro maggiore complessità per i risparmiatori", conclude Saint-Georges.

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