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Banche: presentate le linee guida sull’applicazione dei principi Ue di sostenibilità

Il progetto è stato avviato dalla Federazione Bancaria Europea in collaborazione con Unep Fi, partnership tra United Nations Environment Programme e il mondo della finanza globale, e ha visto coinvolta anche l'Associazione Bancaria Italiana

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Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI)

Fornire una valutazione di fattibilità sull'ampliamento volontario ai prodotti bancari creditizi dell'applicabilità della tassonomia Ue delle attività economiche sostenibili e promuovere il dibattito in materia. Questo l'obiettivo del progetto avviato dalla Federazione Bancaria Europea in collaborazione con Unep Fi, partnership tra United Nations Environment Programme e il mondo della finanza globale, e che ha visto coinvolta anche l'Associazione Bancaria Italiana, secondo quanto reso noto dalla stessa Abi. I risultati del lavoro sinora condotto sono illustrati in un rapporto recentemente diffuso.

Il documento è il frutto dell'attività di un gruppo di lavoro cui hanno preso parte 26 banche europee e otto associazioni bancarie nazionali, inclusa l'Associazione Bancaria Italiana. Hanno inoltre partecipato, in qualità di osservatori, rappresentanti dell'Eba, della Commissione Europea, della Bei, del Fei (Fondo Europeo per gli investimenti), dell'Efrag (European Financial Reporting Advisory Group) e dell'iniziativa ''Principles for Responsible Investment''. Tra gennaio e agosto 2020 il gruppo di lavoro ha testato, con riferimento ai prodotti creditizi, l'applicazione volontaria della tassonomia Ue a oltre 40 tipologie di transazioni o rapporti in essere con la clientela, abbracciando una vasta categoria di macro-settori e attività economiche e un insieme rappresentativo di clientela, aree geografiche e prodotti e servizi bancari (ad esempio prestiti al dettaglio per l'efficientamento energetico di abitazioni e per veicoli elettrici; prestiti corporate per l'efficientamento energetico di edifici commerciali; prestiti a imprese, incluse le Pmi, finalizzati ad attività/progetti sostenibili dal punto di vista ambientale).

La sperimentazione ha dunque teso a valutare in che misura e secondo quali modalità la tassonomia Ue delle attività economiche sostenibili, che già si applica necessariamente ad alcuni prodotti e servizi finanziari, possa eventualmente venir applicata volontariamente alla valutazione di sostenibilità di portafogli/prodotti bancari non previsti dal Regolamento e per i quali la tassonomia potrebbe diventare comunque uno standard di riferimento (ad esempio ai fini della Dichiarazione Non Finanziaria/Rendicontazione di Sostenibilità ovvero in relazione ad eventuali richieste di secondo pilastro in ambito Vigilanza prudenziale).

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