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Mirabaud, La pandemia ha infranto il tabù della cancellazione del debito

L’aumento dei debiti statali rischia di incrementare il timore di bancarotte. Inoltre, l'approccio circolare - che prevede l'immissione di denaro per la spesa pubblica da parte di una Banca centrale - fa automaticamente scattare l’allarme inflazione. E tra gli economisti si fa strada l’ipotesi di un condono

Bankitalia: nel 2018 debito pubblico cresciuto di 53,2 miliardi

All'inizio di febbraio più di cento economisti hanno chiesto alla Bce di cancellare il debito pubblico che detiene. I firmatari ritengono che l’Istituto di Francoforte, cancellando il debito, possa offrire agli Stati europei i mezzi per la loro ricostruzione ambientale, ma anche per riparare ai danni sociali, economici e culturali causati dalla pandemia. Dopo l'appello degli economisti la presidente della Bce Christine Lagarde ha escluso di poter cancellare il debito accumulato per contrastare gli effetti della pandemia, definendolo "impensabile", nonché "una violazione del trattato europeo che vieta rigorosamente il finanziamento monetario degli Stati". "Il debito sta crescendo molto. Nessun Paese è immune, e le devastanti conseguenze economiche sono sotto attento scrutinio - afferma John Plassard, Investment Specialist del Gruppo Mirabaud - Tuttavia, quando la crisi finirà, è più che probabile che alcuni Paesi indebitati chiederanno puramente e semplicemente la cancellazione di una parte o di tutto il loro debito Covid".

Come spiega Plassard, l’opinione condivisa prima della pandemia era che il debito pubblico di un Paese dovesse rimanere ben al di sotto della dimensione della sua economia. Ma, come altre cose che eravamo soliti dare per scontate, questa linea guida, almeno temporaneamente, ha ceduto alla pandemia mentre i policymaker si affannano a mantenere in piedi l’economia. "L’aumento del livello del debito rischia di incrementare il timore di potenziali bancarotte statali. Inoltre, l'approccio circolare che prevede di chiedere a una Banca Centrale di immettere denaro per la spesa pubblica fa automaticamente scattare l’allarme sulla conseguente inflazione", dicde Plassard. I Paesi in via di Sviluppo potrebbero quindi non essere in grado di attingere alle stesse risorse delle loro controparti più ricche e probabilmente saranno presto costretti a rimborsare miliardi di dollari di debito, per evitare che le agenzie di rating abbassino le loro valutazioni.

Allo stesso modo, mentre il debito pubblico statunitense ha raggiunto il livello più alto dalla Seconda guerra mondiale, l'impatto sui mercati finanziari è stato nullo. “Ci sono diverse ragioni per questo. La pandemia sembra aver rimodellato ulteriormente il modo in cui le persone pensano a un debito pubblico molto elevato - dice Plassard - Quelli che una volta potevano essere spaventati da questa prospettiva ora sembrano essere d'accordo, se il denaro è ben impiegato e se gli interessi restano relativamente bassi”. Così, anche se Paesi come il Regno Unito hanno debiti da record, molti esperti concordano sulla stessa idea: continuare a prendere in prestito. Alcuni governi, in particolare gli Stati Uniti, "giustificano" anche l'aumento dell'indebitamento dicendo che il ritorno della crescita permetterà di ripagare il debito stesso, in particolare attraverso l'aumento delle tasse.

Ora, tornando alla cancellazione del debito, il trattato di Lisbona prevede che la Bce sia giuridicamente indipendente dai suoi Stati membri e che le sia vietato finanziarli. La cancellazione del debito contravverrebbe quindi a questo principio, e gli Stati membri dovrebbero quindi concordare di modificare i trattati europei, una decisione che richiede l'unanimità, cosa attualmente impensabile. "È importante ricordare che la mutualizzazione del debito ha già dato luogo a discussioni infinite tra i Paesi del nord e quelli del sud dell'Ue", segnala Plassard. Ma bisogna anche segnalare il documento della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo che afferma che: "L'obbligo di diritto internazionale di rimborsare il debito non è mai stato accettato come assoluto, ed è stato spesso limitato o qualificato ...". "C'è, quindi, molto materiale per la "discussione", commenta lo strategist. In passato ci sono stati infatti diversi casi emblematici di cancellazione del debito: il Messico (1861), Cuba (1898), l'Unione Sovietica (1918), la stessa Repubblica Federale Tedesca (1953) e l'Iraq nel 2003. “Una delle domande che ci viene spesso posta è se l'ammontare del debito globale, che si è moltiplicato a causa della pandemia, potrebbe innescare una correzione del mercato. Riteniamo che la risposta a tale quesito sia negativa, perché il debito oggi è un male necessario”, dice lo strategist. Che conclude: “Ma un giorno dovremo affrontare la questione, anche se questo implica il condono di parte del debito di alcuni Paesi, in particolare di quelli in via di sviluppo. E quando si tornerà a un periodo di crescita, la questione verrà messa in cima all'agenda delle Banche centrali e dei Governi”.

 

 

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