Quantcast
InvestireTV
SCARICA DA
InvestireTV InvestireTV

scenari | axa im

Perché le banche centrali vogliono introdurre una valuta digitale

"Pechino pesa per circa il 20% dell’economia mondiale, ma lo yuan vale solo il 2,1% come valuta di riserva. La digitalizzazione della moneta porterebbe a una yuanizzazione degli scambi internazionali". Il commento di Alessandro Tentori

La crypto-libra di Zuckerberg e il vecchio ordine monetario

Mark Zuckerberg, fondatore di facebook, capofila del conorzio Libra

AXA Investment Managers 


Perché le banche centrali vogliono introdurre una valuta digitale (e quali sono i rischi) 

 

"La Cina è in pole position: presto potrebbe adottare un renminbi virtuale, anche per farsi spazio come moneta globale di riserva. Ma la Bce e l’Europa non stanno a guardare. Ecco i retroscena della corsa delle banche centrali a una valuta digitale, con tutti i vantaggi (e i rischi) per i risparmiatori". Il commento di Alessandro Tentori, cio Axa Im Italia

Ma perché questa corsa alle valute digitali?  

In parte si deve alla minaccia dell’avvento di una “stablecoin” di privati, come il consorzio Libra, e in generale all’interesse delle banche centrali nel mantenere il controllo del settore finanziario e del sistema dei pagamenti. I vantaggi di un euro digitale sarebbero rilevanti, sottolinea la Bce: dalla complementarietà con le banconote all’efficienza dei pagamenti, dal contributo alla digitalizzazione dell’economia alla lotta al sommerso. Senza dimenticare la sicurezza di avere uno strumento controllato dalla propria banca centrale e non, poniamo, da privati residenti al di fuori dell’eurozona.

La banca centrale potrebbe anche dare la possibilità ai cittadini di depositare direttamente i loro euro digitali all’interno della banca centrale, senza l’intermediazione dei normali istituti di credito. Il che rappresenterebbe una vera rivoluzione. I nodi da sciogliere, tuttavia, non sono pochi.

Se si aprisse alla possibilità di depositare direttamente alla Bce, le banche private si troverebbero in difficoltà sul fronte del funding. In Italia per esempio gli istituti di credito non stanno trasferendo sui clienti i tassi negativi, perché grazie ai depositi raccolgono fondi da impiegare: ma cosa accadrebbe se gli italiani decidessero di mettere i loro risparmi direttamente nei conti della Bce, ritenuta più affidabile? Le banche si troverebbero con molto meno cash in pancia. 

Non parliamo poi di cosa succederebbe in situazioni di panico, quando il timore di default delle banche private potrebbe spingere i risparmiatori a trasferire di corsa i propri soldi alla banca centrale, facendo perdere agli istituti di credito la loro base di depositi. Una Bce dotata di valuta digitale e aperta ai conti dei privati costringerebbe le banche tradizionali a un cambiamento di pelle, più orientato all’investment banking e meno all’attuale business model “per tutti”. 

Cina in pole position 

Intanto Pechino sta correndo. Mentre la Federal Reserve statunitense per ora resta alla finestra, la People Bank of China sarà probabilmente la prima big a lanciare la propria valuta digitale. Del resto l’e-money del Dragone è già una realtà, con le transazioni di WeChatPay e Alipay (bracci finanziari di WeChat e Alibaba) che sono superiori a quelle globali di Visa e Mastercard messe assieme.

Inoltre in Cina una larga parte degli istituti di credito è parastatale, quindi c’è una continuità tra la banca centrale e quelle retail. Il vantaggio di essere i primi a introdurre un renmimbi digitale sarebbe enorme: un “first mover advantage” che permetterebbe alla moneta del Dragone di farsi spazio come valuta di riserva ai danni del dollaro. 

Oggi infatti Pechino pesa per circa il 20% dell’economia mondiale, ma lo yuan vale solo il 2,1% come valuta di riserva (contro il 63% del dollaro): la digitalizzazione della moneta porterebbe a una “yuanizzazione” degli scambi internazionali. Rappresentando un’affilata arma valutaria contro il biglietto verde, in particolare nell’area di libero scambio asiatica appena consolidata con il Rcep (il colossale accordo commerciale che oltre alla Cina e ai dieci Stati membri dell’Asean comprende anche Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo