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S&P, “L’Italia crescerà del 5,3% nel 2021”

Previsto un deficit fiscale vicino all'8% del Pil, anche se un potenziale rimbalzo del prodotto interno lordo potrebbe stabilizzare la situazione. In ogni caso l'ambiziosa agenda di riforma del governo non avrà un impatto immediato sul credito

S&P, “L’Italia crescerà del 5,3% nel 2021”

Le aspettative degli analisti sull’Italia sono alte affinché il nuovo governo, che rappresenta quasi il 90% dei seggi parlamentari (una maggioranza più ampia di qualsiasi altro governo dal Dopoguerra), possa riformare l'economia, il quadro fiscale e la magistratura. Obiettivi molto ambiziosi, che il governo Draghi deve centrare in soli due anni, poiché le elezioni devono svolgersi entro giugno 2023. Ma l'opinione di S&P Global Ratings è positiva: in un report dedicato all’Italia gli analisti hanno infatti dichiarato che l'agenda del governo Draghi non avrà alcun impatto immediato sulla sua view relativa alla qualità del credito dell’Italia.

Come scritto nel report, il costo del sostegno alle famiglie e alle imprese durante la pandemia ha fatto sì che il deficit fiscale dell'Italia si allargasse all'11% del Pil nel 2020 dall'1,6% del 2019 spingendo il debito netto delle amministrazioni pubbliche (debito lordo al netto delle attività liquide) a circa il 149% del Pil. Per il 2021, S&P prevede un deficit fiscale vicino all'8% del Pil, anche se un potenziale rimbalzo del prodotto interno lordo potrebbe stabilizzare la situazione quest'anno. Gli analisti sottolineano poi che, grazie agli interventi della Bce, il costo del debito del governo italiano all'emissione sia sceso vicino ai minimi storici. Ma la previsione più interessante di S&P è quella relativa a un rimbalzo economico in Italia, pari a +5,3% nel 2021 (dopo la contrazione dell’8,8% del 2020) supponendo che la situazione sanitaria si normalizzi e che lo stimolo fiscale e monetario rimanga in atto. “Nonostante le restrizioni covid-19 abbiano pesato molto sui consumi privati e sugli investimenti, l'Italia è ancora in una posizione leggermente migliore rispetto ad alcuni suoi vicini, grazie al suo settore manifatturiero relativamente grande, che è stato meno colpito del settore dei servizi dal secondo lockdown”, spiegano gli analisti. Che concludono: ”Se l'Italia, destinata a essere il principale beneficiario del Next generation Eu, utilizzerà efficacemente la sua quota di fondo, ciò potrebbe stimolare gli investimenti pubblici, che sono stati inferiori di circa il 30% rispetto a prima dell'ultima crisi finanziaria”.

 

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