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Gli Usa registrano 379 mila nuovi posti di lavoro, disoccupazione al 6,2%

"I dati di febbraio vanno oltre le attese degli economisti. Forti acquisti sull’azionario. Riflettori sull’andamento dei rendimenti dei Treasuries a 10 anni". Filippo Diodovich

Novembre spumeggiante per gli Usa e depresso per l’Europa

"L’Us Bureau of Labor Statistics ha comunicato che, nel mese di febbraio, nei settori non agricoli, si è registrato un aumento di 379 mila nuovi posti di lavoro, dato ben migliore rispetto alle attese del consensus (+200k). Il tasso di disoccupazione scende dal 6,3% al 6,2%  (aspettative al 6,3%)". Il commento di Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia

Riviste al rialzo nel complesso le cifre dei mesi scorsi (+38 mila posti di lavoro in totale rispetto alle stime precedenti). Il dato di dicembre è stato rivisto al ribasso di 79 mila unità a -306k, quello di gennaio al rialzo di 117 mila unità a +166k. A livello di gruppi la disoccupazione giovanile si attesta al 13,9%. La disoccupazione delle donne è pari al 5,9%, bianchi (5,6%), afroamericani (9,9%), asiatici (5,1%), ispanici (8,5%).

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è attestato al 61,9% (ancora lontano dai livelli di febbraio quando si attestava al 63,4%). I salari medi salgono dello 0,2% m/m (consensus +0,2%). I salari sono saliti del 5,3% a/a (consensus +5,3%).

Il numero di disoccupati che hanno dichiarato di essere in sospensione temporanea dalle attività lavorative (“temporary layoff”) sono scesi a 2,2 milioni di unità. I disoccupati che hanno perso del tutto il posto del lavoro sono pari a 3,5 milioni (2,2 milioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno).

Impatto sul mercato

Le ottime cifre sul mondo del lavoro hanno evidenziato una price action molto confusa sui mercati valutari. Forti acquisti sul dollaro dopo la pubblicazione del dato ma poi il dollar index che misura la forza del biglietto verde rispetto alle altre valute internazionali è tornato sui valori pre-pubblicazione.

Il cambio euro-dollaro che si attestava a 1,1930 prima dell’annuncio sui non farm payrolls è sceso a 1,1895 per poi risalire1,1928.  Sui mercati azionari invece il brillante dato sui non farm payrolls ha portato forti acquisti.

L’ottimo dato sulla creazione di posti di lavoro ha implicazioni importanti per la Federal Reserve che sarà meno preoccupata sullo stato di salute del fronte occupazionale e dovrà incominciare a monitorare da vicino un possibile ritorno delle pressioni inflazionistiche e vigilare sul rialzo dei rendimenti dei treasuries (il decennale ha toccato l’1,60% di rendimento). 

I riflettori degli investitori nelle ultime settimane sono soprattutto puntati  sull’andamento dei rendimenti dei titoli governativi a 10 anni. Dopo le parole del presidente della Fed, Jerome Powell, al summit organizzato dal Wall Street Journal, i rendimenti sono tornati a salire al di sopra del limite dell’1,50%.

Powell ha solamente confermato una politica monetaria ultra-accomodante per lungo tempo ma non si è impegnato ad intervenire con un cambio delle strategie per allentare le tensioni sul mercato obbligazionario. L’impegno a utilizzare un controllo della curva dei rendimenti come fanno già altre banche centrali (Bank on Japan e Reserve Bank of Australia) potrebbe essere utilizzato presto soprattutto se i rendimenti dovessero salire sopra il limite del 2%. 

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