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Peters (eToro), “Otto Banche centrali su dieci si stanno preparando a emettere la valuta digitale”

L'obiettivo è raggiungere 2 miliardi di persone prive di conto corrente. Ma i nodi da sciogliere sono parecchi, come l’anonimato delle transazioni e lo sconfinamento delle competenze dall’ambito monetario a quello fiscale

Peters (eToro), “Otto Banche centrali su dieci si stanno preparando a emettere la valuta digitale”

Simon Peters, Market Analyst di eToro

Un recente rapporto di Ripple Labs (tech company Usa) intitolato "Il futuro delle Central Bank digital currencies (CBDC)” ha messo in evidenza che ben l'80% degli istituti centrali nel mondo sta valutando con grandissima attenzione la possibilità di emettere valuta digitale. La maggior parte di esse è ancora in una fase di studio iniziale o anche avanzata. Tuttavia Cina, Svezia e Ucraina sono state pioniere e sono già in fase di test. Le Bahamas sono già partite con il Sand Dollar, che è diventata la prima valuta CBDC esistente al mondo. Più in ritardo la Bce, che lancerà l’euro digitale tra 4-5 anni, e che - come si evince da un suo recente rapporto - sta valutando di imporre un tetto massimo di 3mila euro per ogni consumatore e azienda, per evitare il trasferimento dai conti correnti delle banche commerciali alla Bce.

Ma che cosa sono esattamente le CBDC e come cambierà la politica monetaria? “Fondamentalmente le CBDC nascono dalla necessità di ammodernamento del sistema finanziario globale per consentire transazioni transfrontaliere efficienti ed economiche con regolamento in tempo reale”, spiega Simon Peters, Market Analyst di eToro. Che aggiunge: “Tecnicamente le valute digitali emesse dalle Banche centrali, sebbene non necessariamente definibili come decentralizzate nella loro concezione (trasferimento del controllo e del processo decisionale da un'entità centralizzata a una rete più ampia, ndr), sono state ispirate da tecnologie di “distributed ledger”, ovvero sistemi basati su un registro distribuito, in cui tutti i nodi di una rete possiedono la medesima copia di un database che può essere letto e modificato in modo indipendente dai singoli nodi, quale la blockchain”.

Come spiegano gli esperti, l’intento delle Banche centrali è soprattutto raggiungere attraverso la rete tutte quelle persone che non hanno un conto corrente bancario, che si stima siano ben 2 miliardi nel mondo (di cui 30 milioni in Europa), ovvero il 30% della popolazione, e di convincerli alle transazioni con moneta digitale. Ovviamente, affinché sia davvero equiparabile alle banconote, la moneta digitale dovrebbe possedere alcune proprietà, la prima delle quali è la garanzia di anonimato, seguita dalla piena ed ecumenica accettazione di questa moneta impalpabile in tutti i tipi di transazioni. 

Non chiare sono soprattutto le implicazioni della nuova valuta sulla politica monetaria. La valuta digitale crea infatti un legame diretto fra la Banca centrale e il cittadino e potrebbe diventerebbe uno strumento di controllo dell’offerta di moneta, per esempio erogando direttamente denaro a sostegno dell’economia reale, che produrrebbe uno sconfinamento da parte delle Banche centrali delle competenze dall’ambito monetario a quello fiscale, senza avere il mandato politico per farlo. “La pandemia ha ulteriormente evidenziato l'utilità di una valuta digitale emessa dalla Banca centrale. Le persone e le imprese hanno bisogno di accedere rapidamente al denaro. E i portafogli digitali potrebbero consentire una distribuzione molto più semplice degli aiuti finanziari o delle indennità di disoccupazione, non solo per i singoli individui, ma anche per le piccole imprese”, conferma Peters. Secondo lo strategist però, nel lungo termine, le CFDC potrebbero effettivamente diventare estremamente centralizzate, di fatto una banca dati gestita dalla Banca centrale, e ciò consentirebbe alle banche di monitorare e contabilizzare efficacemente ogni unità di valuta, il che porterebbe a ridurre l'evasione fiscale, il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Ed ecco quindi la grande differenza tra le CDBC e la criptomoneta, come il Bitcoin. “Le criptovalute tendono a utilizzare reti decentralizzate come la blockchain, in cui le transazioni sono protette utilizzando la crittografia. Il valore di una criptovaluta è trasmesso dalla sua specifica blockchain e l'emissione è verificata da protocolli blockchain che non possono essere modificati”, spiega Peters. Che conclude: “Al contrario, la moneta fiat non ha valore intrinseco. È garantita da un governo, e controllata dalla Banca centrale che ne controlla l’offerta”.

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