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Fineco ‘educa’ i clienti dormienti
“Oltre i 100 mila o investi o ciao”

Fineco, prove tecniche di indipendenza

Educazione finanziaria, poco montessoriana per non dire brusca: ma certamente incisiva. E’ la strada scelta da Fineco per scuotere i suoi (non tanti) clienti così bradipi da lasciare ingestiti nel conto corrente più di 100 mila euro.
Con una lettera ai clienti, ovviamente tutti, la società fondata e guidata da Alessandro Foti si è rivolta in realtà a quei correntisti che appunto hanno depositi non investiti dall’ammontare superiore ai 100.000 euro, tutti in cash, senza portafogli gestiti né mutui né crediti, e ha comunicato loro che si riserva di recedere unilateralmente dal contratto, alias: chiudergli il conto. Come mai? Ovvio: tenere in cassa su questi conti soldi non investiti comporta per le banche l’onere dei tassi negativi sulle giacenze, dunque è un costo.
Man mano che la drastica comunicazione è cominciata a pervenire, i telefonini dei consulenti hanno iniziato a bollire. Dall’altra parte, clienti sconcertati: che colpa è non avere idee chiare su come investire i propri soldi, tanto più in un periodo del genere? E comunque, se un maggior costo c’è – e c’è: si calcola in circa 100 euro all’anno per 100 mila giacenti - perché non limitarsi a dire: “Caro cliente, forse tu non lo sai, ma tu così mi costi tanto. Quindi scegli: o investi, o ci paghi una tariffa per questo parcheggio, o te ne vai”? Non poteva insomma essere usato un approccio più morbido?
Una domanda dalla risposta complessa. Perché nei fatti – consultando le fonti più appropriate – emerge che la possibilità di applicare costi a copertura di sopravvenuti tassi negativi non è vietata dalle autorità ma è complessa contrattualmente e di fatti chi l’ha praticata non la sbandiera. Il testo unico bancario, all’articolo 118, esclude che si possano introdurre in un contratto clausole non preesistenti sin dalla firma, il che proibirebbe un’aggiunta del genere; poi c’è chi dice che un contratto di conto corrente è di natura giuridica continuativa e può anche recepire una simile innovazione, ma insomma: è una questione legale alquanto intricata.
Dunque – deve aver pensato il vertice di Fineco – meglio essere chiari: cari clienti allergici all’investimento, o di questi soldi fate qualcosa o arrivederci e grazie.
Ma non è un messaggio troppo drastico per un mondo ovattato e – diciamolo – molto complimentoso come quello del risparmio gestito? Dov’è finita l’attenzione al cliente? Certo: è educativo dissuadere dai depositi infruttiferi, ma iniziare una seduta educativa con uno sganassone è il metodo migliore?
In realtà al primo e muscolare passo ne seguiranno, in termini di comunicazione e di offerta di servizi, altri molto più morbidi: è tutto interesse della banca svegliare questi clienti ma tenerseli, convincendoli a fare di meglio dei loro soldi. E del resto, tra i conti più pingui e meno attivi ce ne sono anche tanti di aziende che confondono un deposito con la tesoreria ed effettivamente farebbero meglio a darsi una mossa.
Insomma: Fineco ha voluto sorprendere. E c’è riuscita. Del resto non è la prima volta che fa da apripista nel suo settore. Sorprendere con una mossa dalla logica funzionale ma appunto anche educativa. Amarognola per qualcuno, ma comunque nitida. Una mossa che andrà giudicata sul medio termine: se saranno di più i clienti disturbati da tanta muscolarità e quindi indispettiti fino alla decisione di cambiare aria, si rivelerà una scelta boomerang; se al contrario qualche bradipo si risveglierà e scongelerà il deposito inerte investendolo, la scelta si dimostrerà corretta!
 

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