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Calef (Notz Stucki), “Gli Usa spingono sull’acceleratore. La Cina frena e punta a una crescita più ordinata”

Mentre le stime dell’Ocse relative al Pil Usa sono quasi raddoppiate nel giro di due mesi e mezzo, passando dal +3,5% al +6,5%, il governo di Pechino tira il freno e preferisce una crescita più stabile, che stimoli soprattutto la creazione di posti di lavoro, sconfessando così le stime degli analisti

Gong! Un round agli Usa nel match con la Cina

Gli shock della crisi pandemica saranno difficili da assorbire, ma le due più grandi potenze del mondo sembrano aver tracciato un percorso ascendente per le proprie economie, seppur con alcune sostanziali differenze. Il riferimento è ovviamente a Stati Uniti e Cina, che nei prossimi anni dovranno confrontarsi per determinare quale si aggiudicherà il posto di prima potenza economica mondiale. L’interessante report redatto da Giacomo Calef, Country manager di Notz Stucki, parte ovviamente dai dati macro economici e dalle ferite post pandemiche.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, l’anno della pandemia 2020 ha significato una perdita del Pil del -3,5%. Ma nel 2021 gli Usa potrebbero già recuperare, puntando su forti politiche fiscali e monetarie. Le prime, come spiega Calef, sono al momento concentrate sulla recente approvazione del maxi piano fiscale da 1.900 miliardi di dollari, che ha un focus su assegni singoli da 1.400 dollari e su un pacchetto specifico per velocizzare la campagna vaccinale, pari a 123 miliardi. “Per questo motivo gli analisti internazionali stanno già rivedendo al rialzo le stime di crescita: l’Ocse, per esempio, ha quasi raddoppiato le proprie previsioni, dal +3,5% stimato solo due mesi e mezzo fa all'attuale +6,5 per cento”, dice Calef. Quanto alle manovre monetarie, come dichiarato da Jerome Powell la scorsa settimana, rimarranno ultra accomodanti in futuro, tollerando anche un’inflazione che supera momentaneamente il target del 2%. A tale proposito, va ricordato che la Fed persegue un duplice obiettivo di politica monetaria, ovvero non solo la stabilità dei prezzi, ma anche la piena occupazione.

Quanto alla Cina, come spiega lo strategist, presenta una situazione diversa, e quasi diametralmente opposta a quella statunitense. Nel 2020 è stata l’unica tra le maggiori economie a segnare un incremento (+2,3%) e nel 2021 le attese di crescita sono ancora più robuste, con un incremento di Pil che potrebbe attestarsi su valori anche superiori al +8 per cento. Tuttavia recentemente il premier Li Keqiang ha annunciato un target di crescita per il 2021 sensibilmente più basso rispetto a quanto calcolato dagli analisti, volendo puntare su una crescita più stabile, che stimoli soprattutto la creazione di nuovi posti di lavoro. “Infatti, è importante notare che nel 2020 il Pil cinese è salito soprattutto grazie a investimenti statali e alle esportazioni, mentre le aziende di piccola dimensione portano ancora le cicatrici della crisi”, dice Calef. 

E allora chi vincerà? “Abbiamo, da un lato, gli Usa che spingono forte sull’acceleratore, e dall’altro la Cina che vorrebbe prospettare un futuro economico più equilibrato, avendo al tempo stesso le carte in regole per ridurre il divario di Pil e diventare la prima potenza al mondo prima del previsto”, afferma Calef. “In ogni caso – aggiunge lo strategist - nei nostri portafogli investiamo in entrambe le aree. Negli USA riusciamo ad avere una concreta diversificazione, poiché molti player presentano un fatturato ben distribuito a livello geografico”. “Per la Cina, invece, preferiamo affidarci al nostro network locale di gestori, in grado di sfruttare le migliori opportunità in un mercato che si sta aprendo sempre di più agli investitori esteri e di ricercare anche una buona decorrelazione rispetto ai mercati azionari globali”, conclude Calef.

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