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PARLA BORSELLINO

«Sì alle performance fee ma solo
con regole certe e chiare»

L’esponente di Generali asset & wealth management è favorevole alle contestate commissioni di performance purché siano applicate con criteri di massima trasparenza, così da allineare interessi di clienti e gestori

«Sì alle performance fee ma solocon regole certe e chiare»

Santo Borsellino, head of corporate governance implementation & institutional relations di Generali Asset & Wealth Management

Il 2021 sarà un anno chiave per l’industria del risparmio gestito, tra le sfide legate alle pressioni sui margini, la crescente polarizzazione tra gestori passivi e operatori specializzati e un processo di consolidamento globale che potrebbe conoscere una nuova fase di vivacità. A questo si aggiunge il ruolo da protagonista del settore a supporto della ripresa economica, indirizzando investimenti e risorse verso l’economia reale, le imprese e asset in grado di plasmare una futura crescita sostenibile. Approfondiamo queste sfide e le collegate opportunità con Santo Borsellino, head of corporate governance implementation & institutional relations di Generali Asset & Wealth Management.


Dottor Borsellino, quali sono le sfide chiave che l’industria dell’asset management dovrà affrontare nel 2021?

Dopo un 2020 che si è chiuso con una nota positiva per la nostra industria, per gli ottimi risultati di raccolta e un patrimonio gestito di circa 2.400 miliardi di euro, dobbiamo avere innanzitutto una forte focalizzazione sul mercato: da questo punto di vista politiche monetarie accomodanti, tassi reali bassi e l’uscita dalla pandemia ci fanno essere positivi sui mercati, anche se potremmo attraversare periodi di volatilità legati all’emergere degli effetti negativi della pandemia sull’economia reale di molti Paesi.

Quando guardo alla nostra industria alcuni trend strutturali sono ormai chiari: da alcuni anni vediamo una crescente polarizzazione tra gestori passivi, da un lato, e boutique e gestori alternativi, dall’altro. Per i gestori attivi specializzazione e processi di investimento in grado di creare valore tangibile per l’investitore, sia finanziario che sotto il profilo etico e sociale, saranno requisiti fondamentali per i prossimi anni. Questa forte spinta alla specializzazione, insieme alle pressioni sui margini, potrebbero sostenere una nuova fase di consolidamento globale. Tale processo dovrà, a mio avviso, essere funzionale a rispondere alle richieste odierne dei clienti: solidità, fiducia, competenze specializzate e un elevato livello di servizio in cui l’elemento digitale giocherà un ruolo sempre più discriminante. Sotto questo aspetto la strategia multi boutique di Generali Investments ci posiziona in modo ottimale per continuare a crescere.


Quale ritiene saranno i trend chiave e i driver che guideranno l’industria, in base all’orientamento degli investitori?

In primo luogo il fattore Esg è oggi a tutti gli effetti mainstream e sta cambiando il paradigma del risparmio gestito. Da un lato gli investitori sono sempre più attenti ai fattori ambientali, sociali e di governance nelle scelte di investimento. Dall’altro lo sviluppo di standard internazionali e il diffondersi di metriche di valutazione - come gli Esg score - consentono una migliore integrazione di dati non finanziari nei processi di investimento. Inoltre, se inizialmente predominava il tema dell’ecologia, si assiste oggi a una maggiore attenzione verso i temi sociali, come le relazioni tra datore di lavoro e dipendenti, o i rapporti tra imprese nella catena del valore. Credo che questo tema sarà sempre più centrale nel dibattito pubblico e tra noi operatori del mercato nella fase post-pandemica, in cui potremo svolgere un ruolo di impulso sul tema della sostenibilità. In secondo luogo la crescente allocazione verso i real asset, come diversificazione, fonte di alpha e di resilienza nei portafogli, e il ribilanciamento nello spettro degli alternativi, in particolare quelli illiquidi: in Italia il decollo dei Pir alternativi potrebbe favorire ulteriormente lo sviluppo dei fondi alternativi. Gli incentivi fiscali legati ai Pir alternativi ne fanno un prodotto estremamente interessante per diversificare, dove appropriato, il profilo di rischio-rendimento dei propri risparmi.  Infine la crescente importanza dei megatrend, ovvero trend di lungo periodo il cui impatto è pervasivo e globale. Due, a mio avviso, saranno strategici nel lungo periodo: la sostenibilità e la digitalizzazione, pilastri dell’azione della nuova Commissione Ue e del Next Generation fund al quale sperabilmente l’Italia parteciperà con idee innovative e di stimolo all’economia reale.

Il tema delle commissioni di performance rimane al centro del dibattito nel mercato: qual è la vostra posizione?

Riteniamo che le performance fees, adeguatamente strutturate e normate, siano a ogni effetto il miglior strumento per allineare l’interesse del cliente finale a quello del gestore. Attraverso le performance fee, infatti, la remunerazione di un fund manager dipende soprattutto dalla sua bravura, ovvero la sua capacità di conseguire rendimenti superiori alla media del mercato. Se applicate con trasparenza e con norme certe e chiare, queste voci di costo sono il miglior incentivo per i team di gestione a garantire la più elevata qualità possibile.


Che ruolo può avere il risparmio gestito nella ripresa post-Covid?

Il 2021 sarà l’anno della ripresa economica e il risparmio gestito ricoprirà un ruolo strategico, veicolando capitali verso l’economia reale, asset e progetti in grado di plasmare un modello economico resiliente, sostenibile e a prova di futuro. È questa la sfida che dobbiamo cogliere: sviluppare soluzioni adeguate, sicure e accessibili che aiutino la diversificazione, anche su asset class considerate più volatili, come le azioni e le componenti meno liquide dei portafogli, in modo da convogliare le grandi masse di liquidità a sostegno dell’economia reale, aiutando al contempo le imprese a fare un salto culturale verso fonti di finanziamento alternative a quelle tradizionali. I Pir alternativi sono degli ottimi strumenti per consolidare il ponte fra risparmio ed economia reale. A livello di Assogestioni e Efama siamo impegnati a ragionare sugli Eltif, altri strumenti che fino ad ora hanno avuto un limitato successo commerciale, ma che potrebbero aiutare a trasferire liquidità verso investimenti più interessanti, sia per gli investitori che per l’economia europea nel suo complesso.

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