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scenari | conio

Il bitcoin crescerà ancora tanto, e la volatilità non deve far paura

"Se la storia significa qualcosa, il rally è solo all’inizio. La crescita della criptovaluta potrebbe arrivare ad assestarsi a +1000% rispetto ai minimi di marzo 2020". Il commento di Christian Miccoli

I bitcoin alzano la temperatura globale

"Un primo trimestre 2021 partito all’insegna dello slancio per il bitcoin che nelle ultime settimane è arrivato a sfondare la soglia dei 60.000 dollari". Il commento di Christian Miccoli, co-founder & co-ceo di Conio

Se la storia significa qualcosa, il rally – iniziato a circa 6 mesi dal terzo halving – è in realtà solo all’inizio. Al netto delle fluttuazioni fisiologiche che ci sono, e continueranno sempre ad esserci lungo il percorso, la crescita della criptovaluta potrebbe arrivare ad assestarsi a +1000% rispetto ai minimi di marzo 2020: assimilabile cioè ai rialzi osservati in occasione dei precedenti halving del 2012 e del 2016. Ma questa volta con mutate, e più solide, condizioni al contorno.

La più dirompente e mediatica è stata quella che ha visto Elon Musk, lo scorso inizio febbraio annunciare l’acquisto 1,5 miliardi di dollari in bitcoin seguita poi dall’istituzione del fondo in bitcoin del rapper Jay-z e Jack Dorsey e, ancora, a livello più istituzionale l’ingresso di Visa nel settore.

Non esattamente una moda dell’ultimo minuto dato che il movimento di apertura all’offerta di bitcoin è in corso da mesi e sta coinvolgendo sempre di più il mondo delle istituzioni finanziarie tradizionali: Visa arriva infatti dopo Square, Fidelity, JP Morgan e Paypal (Hype, Nexi e Banca Generali in Italia) e poco prima di Bank of New York Mellon, la più antica banca Usa.

L’insieme di questi avvenimenti, oltre ad irrobustire significativamente la domanda, contribuisce a una graduale “normalizzazione” – non solo big whales in circolazione ma un parco investitori sempre più diffuso e con attitudine cassettista – così come costituisce una serie di passi avanti in termini di regolamentazione dell’asset class. Che continua a rimanere di nicchia ma che rappresenta uno dei trend di maggior rilievo in ambito finanziario.

Un passo indietro per capire: cosa è successo con gli halving precedenti?


Dicevamo: le condizioni al contorno del terzo halving inseriscono questo del 2020 in un contesto più solido e robusto rispetto ai precedenti. Se andiamo a vedere cosa è successo in occasione di quelli del 2012 e del 2016, potremo notare andamenti assolutamente assimilabili tra di loro e che, per questa ragione, possono darci una misura verosimile su quanto vedremo da qui a fine anno.

Nel 2012 un bitcoin valeva circa 10 dollari: in seguito all’halving di quell’anno, il valore arriva a oltrepassare la quota di 1.000 dollari per poi assestarsi a 300 dollari alla fine del 2014. Lo stesso accade con l’halving del 2016: dai 300 dollari del suo valore medio del periodo arriva a toccare i 20.000 dollari per poi assestarsi a circa 4000 dollari.

In entrambi i casi si è assistito a una medesima dinamica: in prossimità dell’halving gli investitori cominciano ad accumulare bitcoin e il prezzo comincia a crescere gradualmente. L’halving stesso contribuisce ad accelerare il tasso di crescita, essendosi dimezzata la produzione. A questo punto il bitcoin comincia a “fare notizia” e a generare euforia, avvicinando neofiti e curiosi e facendo in questo modo schizzare il prezzo verso l’alto.

Al presentarsi di un qualsiasi evento imprevisto si assiste poi a una interruzione del trend con relativo “panic selling” e crollo del prezzo, che si è comunque sempre assestato su un livello significativamente superiore al minimo precedente: da 10 a 300 dollari dopo il primo halving (arrivando a punte di 1.000 nei 12 mesi) e da 300 a 4.000 (toccando nel corso dell’anno i 20.000) dopo il secondo halving.

Anche gli halving del 2012 e del 2016 erano stati accompagnati da una serie di fenomeni “rivoluzionari” nella storia della criptovaluta e cioè la nascita dei primi exchange per acquistare e vendere bitcoin nel 2012 e, nel 2016, l’avvio di massicci investimenti nel settore da parte del venture capital, con conseguente avvio di un ecosistema in grado di diffondere e “democratizzare” il bitcoin rispetto ad una iniziale platea molto ristretta.

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