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Robeco, L’intelligenza artificiale rappresenta il 20% dell’Ebit delle aziende

Uno studio di McKinsey rileva anche che solo una minoranza di aziende è consapevole dei rischi legati all’utilizzo dell’IA, e che un numero ancora minore si adopera per ridurre e tutelare diritti civili e privacy degli utenti

L’intelligenza artificiale moltiplica il business dei contenuti

Una ricerca di McKinsey dimostra che molte aziende di tutti i settori utilizzano l’intelligenza artificiale per generare valore e che le imprese che ne fanno un uso maggiore attribuiscono all’IA il 20% o più degli utili generati al lordo di interessi e imposte (EBIT). Lo stesso studio rileva che solo una minoranza di aziende è consapevole dei rischi legati all’uso dell’IA, e che un numero ancora minore si adopera per ridurli. “Le aziende pronte ad affrontare il futuro non dovrebbero aspettare la regolamentazione del settore, ma assumersi la responsabilità fin da subito”, è l’opinione di Masja Zandbergen, Head of Sustainability Integration di Robeco.

Ma quali sono i rischi di un utilizzo massivo, e a senso unico, dell’AI? I primi a essere minacciati sono, come spiega Zandbergen, le libertà e i diritti civili. I sistemi di IA sono infatti sempre più utilizzati in aree socialmente sensibili come l’istruzione, l’occupazione, l’edilizia abitativa, il credit scoring, l’attività di polizia e la giustizia penale. “Spesso vengono impiegati senza conoscenza del contesto o la prestazione di un consenso informato, e quindi costituiscono una minaccia per i diritti e le libertà civili – dice Zandbergen – Il più minacciato in assolutoi è il diritto alla privacy, soprattutto con il crescente utilizzo delle tecnologie di riconoscimento facciale, dove è quasi impossibile sottrarsi alla loro applicazione”.

Molto controverso, e soprattutto pericoloso per la libertà individuale, è l’utilizzo massiccio degli algoritmi da parte dei social media, impiegati soprattutto per fare in modo che le persone interessate a un determinato argomento vedano solo informazioni che confermano la loro ipotesi, senza essere esposte ad altri fatti e opinioni. “La rilevanza della moderazione dei contenuti è emersa in tutta chiarezza con #StopHateForProfit, la campagna che mirava a fare pressione sulla piattaforma social affinché cambiasse il modo di gestire i discorsi d’odio e le fake news, che ha messo in evidenza la redditività dei discorsi nocivi e della disinformazione su Facebook - spiega Zandbergen - Questa campagna ha indotto più di mille inserzionisti – tra cui grandi player come Target, Unilever e Verizon – a boicottare le pubblicità su Facebook nel luglio 2020". Come spiega la strategist, l’attenzione alla moderazione dei contenuti è continuata anche durante la campagna elettorale statunitense, con l’adozione di linee guida e procedure più rigorose da parte di tutti i principali social media. “In un’ottica di investimento, scorgiamo grandi opportunità in questo trend. Tuttavia, siamo anche consapevoli che l’IA può essere accompagnata da effetti indesiderati che le società dovrebbero affrontare. C’è quindi ancora molta strada da fare”, conclude Zandbergen. 

 

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