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T. Rowe Price, La spinta dell’immobiliare residenziale può salvarci da una ripresa difficile

Grazie agli stimoli fiscali e a politiche monetarie estremamente accomodanti, vi è margine perché ricominci ad aumentare l’indebitamento nel mercato del real estate e che le famiglie tornino a essere un motore di crescita

real estate residenziale

Il consenso indica che le economie più sviluppate riapriranno tutto entro la fine dell’estate scatenando la corsa ai consumi. “Grazie anche alla spinta dei pacchetti fiscali più consistenti che si siano mai visti in tempo di pace, le economie entreranno in modalità ‘boom’, via via che le famiglie spenderanno i propri risparmi nell'acquisto di beni e servizi – dice Nikolaj Schmidt, Chief International Economist di T. Rowe Price. Che aggiunge: "Probabilmente questa fase di espansione durerà fino al 2022”. Tuttavia, quando finiranno gli stimoli fiscali, la spesa privata verrà ridotta. Secondo lo strategist, quindi, non solo il reddito disponibile delle famiglie diminuirà, ma finirà anche l’esplosione nel consumo di beni durevoli, perché la domanda sarà stata ormai saziata. “Il punto chiave è che, nelle recessioni normali, la domanda repressa di capex e beni durevoli si accumula nella fase di contrazione, per poi essere liberata e creare un ‘boom’, che consente al governo di intraprendere un consolidamento fiscale – dice Schmidt  - Ma, data la quantità di sostegno ai redditi che i governi hanno implementato in questa fase, crediamo che vi sia meno domanda repressa di capex e beni durevoli”.

Secondo lo strategist, infatti, il boom sarebbe già in corso e il consolidamento fiscale che avverrà nel 2022 e oltre avrà un impatto molto duro, dato che non avverrà nel mezzo di un’esplosione di domanda repressa del settore privato. “Si tornerà quindi alla stagnazione secolare?”, si domanda Schmidt. “A mio avviso, non sarà così – dice lo strategist - Il prossimo decennio dovrebbe essere decisamente diverso da quello che ha fatto seguito alla crisi finanziaria globale. Al centro di quella crisi, infatti, vi era stata un boom del credito di proporzioni epiche che solitamente finisce per concentrarsi nel mercato immobiliare residenziale”. Il successivo inasprimento delle condizioni per i prestiti, spiega ancora Schmidt, sommandosi all’accumulo di immobili residenziali e a un settore privato sopravvissuto a stento alla crisi, ha spinto le famiglie a un decennio di riduzione del proprio indebitamento. “La buona notizia è che, subito prima della pandemia, l’accumulo immobiliare era stato sostanzialmente riassorbito e le famiglie erano pronte a ricominciare a espandere i propri bilanci”, spiega Schmdt.

Questa volta, secondo lo strategist, grazie al supporto degli stimoli fiscali e a politiche monetarie estremamente accomodanti, vi è margine perché ricominci ad aumentare l’indebitamento nel mercato immobiliare residenziale e quindi nei bilanci delle famiglie, e che questi ultimi ridiventino un motore di crescita. "In questo modo, mentre l’esplosione a breve termine nel consumo di beni durevoli viene ‘digerita’ e mentre si attraversa l’inevitabile fase di consolidamento fiscale per riportare i deficit di bilancio su livelli sostenibili, crediamo vi sia spazio per un’espansione dei bilanci sia delle famiglie che delle aziende - spiega Schmidt - Ciò è in netto contrasto con il decennio successivo alla crisi finanziaria globale, quando il vento contrario del consolidamento fiscale è stato amplificato dalla riduzione dell’indebitamento da parte delle famiglie".

 

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