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State Street-Ifswf, Durante la pandemia i fondi sovrani hanno puntato sull’equity

Gli investitori istituzionali nel corso del 2020 hanno deciso di riallocare il capitale in un’ottica di propensione al rischio in tutte le asset class, riducendo le partecipazioni in cash e aumentando l’esposizione soprattutto al mercato azionario

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Quali sono state le scelte di investimento degli investitori istituzionali e dei fondi sovrani durante la pandemia Covid19? La risposta - contenuta in una ricerca realizzata da State Street Corporation insieme all’International Forum of Sovereign Wealth Funds (IFSWF), un network di fondi sovrani di cui fanno parte circa 40 Paesi - è piuttosto prevedibile, ed è che molti di questi attori hanno gradualmente investito parte della liquidità accumulata riducendo le posizioni nel reddito fisso per incrementare l’esposizione agli asset di rischio, man mano che le performance dei mercati finanziari miglioravano durante la pandemia. Nel periodo marzo 2020-marzo 2021 anche il sentiment di rischio degli investitori istituzionali è ampiamente migliorato nei confronti di tutte le asset class, soprattutto per quanto riguarda il segmento valutario, gli asset sensibili all’andamento delle commodity e le decisioni di reallocation nell’azionario.

La pandemia ha quindi infuso coraggio ai money manager. Una precedente ricerca dell’IFSWF e di State Street pubblicata lo scorso maggio aveva infatti segnalato che all’inizio dello scorso anno gli investitori istituzionali avevano adottato un posizionamento cauto, con livelli di liquidità che avevano raggiunto i massimi storici dopo la crisi finanziaria del 2008-2009. Dall’ultimo set di dati è emerso invece che gli investitori hanno iniziato a reinvestire il capitale e hanno raggiunto un livello risk-neutral in tutte le asset class. I fondi sovrani in particolare hanno aumentato l’allocation nell’azionario, approfittando dei prezzi più convenienti dovuti alla modesta performance del 2020. “Gli investitori di lungo periodo hanno deciso di riallocare il capitale in un’ottica di propensione al rischio in tutte le asset class, riducendo le partecipazioni in cash e aumentando l’esposizione all’azionario, continuando inoltre a diversificare i loro portafogli aumentando le allocation negli asset privati”, ha dichiarato Neill Clark, responsabile di State Street Associates per l’area Emea di State Street. “Per quanto riguarda l’azionario - continua Clark - se da un lato c’è stato un marcato aumento dell’interesse per i titoli statunitensi, dall’altro le allocation nei segmenti azionari dei Mercati Emergenti sono diminuite significativamente. L’attuale scenario macroeconomico, gli stimoli fiscali previsti e il posizionamento del portafoglio degli investitori istituzionali e dei fondi sovrani ci offrono motivi per essere ottimisti per la restante parte del 2021”.

La ricerca non ha infine rilevato alcun segnale che possa far pensare alla presenza di una bolla speculativa. L’analisi giornaliera proprietaria di State Street e MKT MediaStats sull’intensità delle conversazioni sui media, ha evidenziato in modo interessante che, a fronte della centralità e costante attualità dell’argomento “bolla” che desta sempre preoccupazione, non ci sono prove che i mercati azionari si trovino in una situazione simile. Secondo State Street, quindi, gli investitori istituzionali avrebbero ancora margine di manovra per aumentare le loro esposizioni agli asset di rischio. 

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