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Gam, La contesa Usa-Cina è il traino dell’economia globale

Washington e Pechino sono su binari di crescita molto robusta, e sono legate da rapporti commerciali e finanziari tali per cui è mutuo interesse non esacerbare troppo le tensioni. Per entrambe le previsioni sono di un Pil 2021 superiore al 6 per cento

Gong! Un round agli Usa nel match con la Cina

La Cina di Xi Jinping ha investito in infrastrutture in Africa, ha promosso investimenti nel programma Belt and Road, e negli ultimi mesi ha fatto leva sul successo conseguito nella lotta al virus per esercitare un soft power sui Paesi economicamente più deboli. La “superpotenza emergente benevolente”, come piace autodefinirsi all’establishment di Pechino, promuove fuori dai confini il proprio modello di governo in aperta alternativa ai sistemi democratici occidentali, un modello che garantirebbe la sconfitta del virus in tempi rapidi, crescita e prosperità economiche, sicurezza sociale. Ma secondo Carlo Benetti, Market Specialist di GAM Italia Sgr, qualche nodo sta venendo al pettine anche nel modello di governo cinese. “Il debito accumulato della Cina è tre volte superiore al Pil, i default di alcuni grandi gruppi hanno spazzato via l’illusione della “Public Put”, ovvero la fiducia nel governo come prestatore di ultima istanza sempre e comunque. E la mano autoritaria si avverte anche nella vita delle imprese: il segnale più forte è stata la sospensione a novembre della Ipo del gigante del fintech Ant”, commenta Benetti. Non è tutto. La Cina deve fronteggiare molti problemi, tra i quali l’invecchiamento della popolazione, pesante lascito della politica del figlio unico degli anni Settanta.

Quanto agli Usa, tuttora la prima potenza mondiale, un convincimento che unisce le amministrazioni Trump e Biden è certificato dall’esito del primo incontro diplomatico tra i ministri degli esteri in Alaska, con il segretario di Stato americano che ha fatto visita, prima dell’incontro con la delegazione cinese, al Giappone e alla Corea. Gli Stati Uniti soprattutto hanno ripristinato il “Quad”, ovvero la partnership con Giappone, India e Australia che ha l’obiettivo di contenere le provocazioni militari cinesi nelle acque attorno a Taiwan. “I Paesi alleati degli Usa hanno infatti cominciato una progressiva diminuzione della dipendenza dalla Cina: il Giappone con un piano di “reshoring”, il rientro in patria di attività produttive delocalizzate finanziato con oltre due miliardi di dollari, l’Australia respingendo la rete 5G di Huawei e ingaggiando un aspro confronto diplomatico con Pechino”, spiega Benetti. “Nel corso delle conversazioni ad Anchorage non una singola questione è stata appianata e l’unico ambito nel quale i due Paesi si sono trovati d’accordo è stato il contrasto al riscaldamento globale – dice ancora Benetti - La conclusione è che la relazione tra Stati Uniti e Cina è cambiata: Pechino mette in guardia gli americani di non superare certe “linee rosse”, e Washington sarà più sensibile alle violazioni dei diritti umani e alle libertà civili”.

Secondo lo strategist c’è però una terza area di contesa che, questa volta, è di beneficio per tutto il mondo: il ruolo di locomotiva e traino dell’economia globale. “Stati Uniti e Cina sono entrambi su binari di crescita economica robusta, legati da rapporti commerciali e finanziari tali per cui è mutuo interesse non esacerbare le tensioni”, spiega Benetti. Vediamo i numeri. La pandemia ha colpito duramente l’economia cinese, ma già nell’ultimo trimestre la crescita era tornata sopra il 6%, unico Paese a chiudere il 2020 con tasso di crescita positivo. Il piano quinquennale non ha stabilito obiettivi di crescita quantitativi ma qualitativi, sono previsti infatti investimenti in infrastrutture anche tecnologiche e la creazione di posti di lavoro ad alto livello di competenze con l’obiettivo di lungo periodo di raddoppiare il Pil entro il 2035.

Dall’altra parte del Pacifico la domanda per consumi, già alta, è destinata a crescere con gli ulteriori assegni governativi: “La seconda metà dell’anno potrebbe essere stellare per l’economia americana”, dice Benetti. Dall’inizio della pandemia gli americani hanno accumulato risparmio in eccesso per circa 1.700 miliardi di dollari e la Fed ha rivisto al rialzo le stime della crescita, che nel 2021 potrebbe avere “caratteristiche cinesi” tra il 6 e il 7 per cento. “La crescita nelle due maggiori economie del mondo corrobora il quadro positivo dell’economia globale”, spiega Benetti. Che aggiunge: “Le azioni cinesi hanno valutazioni estremamente interessanti e sono ancora fortemente sotto-rappresentate negli indici globali: nell’indice Msci Ac World, la Cina pesa il 5,5% ma la sua economia conta per circa il 18% sul Pil mondiale”. “Quanto alle prospettive di crescita negli Stati Uniti, si intravede un nuovo positivo ciclo di utili societari che rende giustizia delle valutazioni più alte”, conclude Benetti.

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