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Diana (AcomeA Sgr), “Gli Sdr sono l’unica scelta percorribile dall’Fmi per aiutare gli EM in affanno”

Gli Stati Uniti sono l’unico Paese il cui Pil nel medio periodo sarà superiore alle stime pre-Covid. Nelle economie emergenti, la perdita totale di ricchezza rispetto alle stime pre-Covid è stimata in un range del 4-8% del Pil, con Asia (ex-Cina) e America Latina maggiormente colpite. La soluzione del Fondo Monetario potrebbero essere i diritti di prelievo

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Le recenti stime dell’Fmi indicano una crescita mondiale in miglioramento, con il Pil globale in crescita del 6% nel 2021, in rialzo dello 0,5% rispetto alle stime di gennaio. Questa previsione nasconde però divergenze importanti: i Paesi avanzati cresceranno infatti del 5,1%, trainati dagli Stati Uniti (+6,4%), mentre i Paesi emergenti cresceranno del 6,7%, ma solo grazie alle performance della Cina (+8,4%) e dell’India (+12,5%). L’Africa Sub-sahariana, per esempio, crescerà solo del 3,4%, l’America Latina del 4,6% e l’Europa emergente del 4,4 per cento. Questo gap di crescita è ancora più marcato se lo guardiamo da un altro punto di vista. Secondo le stime dell'FMI, l’unico Paese in cui nel medio periodo il livello del Pil sarà superiore alle stime pre-Covid sono gli Stati Uniti. Nelle economie emergenti, la perdita totale di ricchezza rispetto alle stime pre-Covid è nell’ordine del 4-8% del Pil, con Asia (ex-Cina) e America Latina maggiormente colpite.

Che cosa c’è alla base del fenomeno che vede le economie ricche riprendersi dalla pandemia con un vigore superiore rispetto ai Paesi emergenti? Secondo Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA Sgr, sono due i fattori: una politica fiscale più espansiva e una somministrazione di vaccini più efficace. “Il primo fattore è legato alla possibilità che i Paesi ricchi hanno di finanziare stimolo fiscale tramite emissione monetaria (quantitative easing), un privilegio legato al fatto di emettere reserve currencies”, spiega Diana. Che aggiunge: “Il secondo fattore è legato agli accordi presi dai Paesi sviluppati con le multinazionali farmaceutiche, grazie ai quali si sono assicurati la stragrande maggioranza delle dosi di vaccini disponibili nei primi mesi della campagna vaccinale”. Grazie a questi due fattori, secondo lo strategist, i Paesi sviluppati raggiungeranno l’immunità di gregge e riapriranno le loro economie quando alcuni Paesi emergenti staranno appena iniziando a vaccinare su larga scala. “In parole povere, i Paesi emergenti continueranno a soffrire degli effetti della pandemia ben più a lungo degli altri”, afferma Diana. 

Secondo molti osservatori è quasi inevitabile che il Fondo monetario debba giocare un ruolo importante per evitare una nuova crisi dei Paesi emergenti. Ma quale? Nel post-Covid, l’Fmi ha messo in piedi programmi di vario genere con 86 Paesi per 110 miliardi di dollari, ai quali vanno aggiunte altre linee preesistenti, per un totale di 250 miliardi. Questa somma, come spiega Diana, è ancora poco rispetto al potenziale di erogazione del Fondo che ammonta a circa un trilione di dollari. Il Fondo monetario potrebbe quindi fare di più per aiutare i Paesi emergenti. Ma si scontra con la riluttanza di molti Paesi compensibilmente restii a iniziare un arduo processo di ristrutturazione del debito, soprattutto se pensano che la crisi sia in realtà solo passeggera. Sembra quindi probabile, come spiega Diana, che l’Fmi annuncerà a breve l’emissione di 650 miliardi di dollari di Sdr, ovvero diritti di prelievo scambiabili sul mercato con dollari o altre valute forti. “Un’emissione di Sdr da parte del Fondo monetario equivale, quindi, a un’immissione di liquidità nelle riserve di tutti i Paesi membri – spiega Diana - Un Paese che ha poche riserve auree e riceve Sdr può infatti scambiarli con dollari sul mercato e far fronte a pagamenti esteri”.

Il progetto prevede che ogni Paese riceve Sdr in base alla sua quota nel Fondo Monetario. “I critici di questa misura sostengono che le Sdr andrebbero principalmente ai Paesi ricchi, che detengono la maggior parte delle quote: il che è anche vero”, spiega Diana. Che aggiunge: “Detto questo, un’emissione da 650 miliardi di dollari equivale a un aumento significativo delle riserve di molti Paesi, come per esempio Sri Lanka, Pakistan, Ecuador, Ghana, Argentina, Ucraina ed Egitto. Inoltre, non è da escludere che l’Fmi possa incoraggiare in qualche modo i Paesi più ricchi a cedere la loro quota a Paesi più poveri”. Il Fondo ha ovviamente altre opzioni, come la creazione di nuove e originali linee di credito, con scadenze più lunghe e tassi più bassi. Ciò detto, per una parte significativa dei Paesi rimane il timore che chiedere aiuto all’Fmi possa voler dire dover ristrutturare il proprio debito. “Uscire da questa impasse è difficile, e in fondo sono mesi che le posizioni non cambiano”, dice Diana. Che conclude: “Un’emissione di Sdr rappresenta quindi una scelta facile e immediata, un compromesso non certo ideale, ma che tutto sommato non scontenta nessuno”. 

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